adesso!

Buon (non) lavoro a chi ancora crede nel 1° maggio

festa del lavoro

A chi ha un lavoro.

A chi un lavoro non lo ha più o ha smesso di cercarlo dopo il milionesimo “Le faremo sapere”.

Alle donne che lavorano tutto il giorno, tornano a casa alle 9 di sera e hanno ancora la forza di baciare i mariti sbracati sul divano in calzini davanti alla partita senza avere la tentazione di prenderli a randellate con il mattarello.

Agli uomini che lavorano tutto il giorno, tornano a casa alle 9 di sera e hanno ancora la forza di sorridere alle mogli nonostante la pasta riscaldata nel piatto sia ormai simile a colla vinilica e pure il cane la guardi con sdegno.

Ai giovani che non trovano lavoro e si sentono pure prendere per il culo da chi è nelle “stanze dei bottoni” e dovrebbe provvedere a far sì che trovino un lavoro in Italia.

Ai giovani a cui viene chiesta la laurea in ingegneria aerospaziale per lavorare in un call center.

Agli studenti che investono in formazione e stage gratuiti “Perché sai, ti facciamo un favore a farti lavorare qui” e poi si ritrovano a prendere direttive dal Ministro dell’Istruzione che ha il diploma magistrale triennale.

A chi alla Festa dei Lavoratori ha avuto il turno al centro commerciale preso d’assalto perché fuori è brutto tempo e, in un mix di odio e senso di colpa, vorrebbe prendere a testate chi gli ribadisce “Beh, non ti lamentare, almeno tu un lavoro lo hai”.

Alle donne a cui capita di fare colloqui per un posto dietro la scrivania, ma dopo un po’ capiscono che il datore di lavoro non intende dietro ma “sotto” la scrivania.

Ai datori di lavoro che approfittano dei giovani volenterosi facendoli lavorare più ore dell’orologio con contratti irrisori e stipendi al limite dello sfruttamento, perché se il mondo è una ruota che gira la loro dovrebbe rotolare giù da una collina portandoseli appresso.

A chi timbra il cartellino in mutande e poi torna a casa a dormire fingendo malesseri inesistenti, perché venga effettivamente colpito da un cagotto fulminante plurimo.

Alle nuove generazioni che ancora seguono i propri ideali e non si lasciano abbindolare da chi consiglia loro di non proseguire gli studi, perché la cultura è l’unica maniera per essere veramente liberi, indipendenti e capaci di discernere i consigli utili dalle cazzate.

A chi, nonostante tutto, crede ancora nell’Italia e qui vuole costruire il suo futuro, fino a quando la questione lavoro non sarà più un problema perché Trump e Kim Jong-Un scateneranno una guerra nucleare che farà esplodere il pianeta.

A tutti loro, buon 2 Maggio!