noi altrove

Diario di un viaggio a Cuba. Ultima parte.

Cuba

Dal Diario di Bordo di Evelina ed Elena. Data astrale: febbraio 2018.

Ultimo giorno a Cuba, stasera partiamo.
Sarà la partenza, il dispiacere, l’agitazione da volo, che io un po’ fifona lo sono, ma comincio a non sentirmi bene: indigestione.
Non capisco come mai.

Eppure Marisa, la deliziosa signora che ci ospita, ci ha preparato la solita colazione: pane, burro e marmellata di ananas, succo  di ananas, guayaba, mango, papaya e bananine. E pane. E prosciutto. E formaggio.
E, ovvio, caffè.
Una colazione leggera, il minimo per affrontare la giornata.
Certamente non può essere questa la causa del mio malessere.
Sicuramente è colpa del dispiacere da fine vacanza.

Così, bardate come due turiste tedesche povere e sciatte, decidiamo di prendere il pullman per il centro: ultimo museo prima del rientro.

Sto sempre peggio e le mie condizioni non migliorano, anche a stomaco vuoto.
Arrivo comunque a sera, tutto pronto e partiamo alla volta dell’aeroporto.

Saliamo in aereo separate ma sappiamo il posto l’una dell’altra.
Siamo tranquille, ma io forse ho la febbre.
L’aereo è a una temperatura vicino allo zero.
Forse non sono vestita adeguatamente, se paragonata al mio vicino in bermuda, canottiera ed infradito: ma io ho la febbre!

Non ricordo assolutamente il posto di Elena.
Sto per chiedere aiuto allo steward, ma arriva la cena.
La offro al mio vicino che se ne pappa due. In cambio, oltre alle due copertine che indosso, tipo Madonna di Lourdes, gli chiedo la sua.
Così addobbata, chiamo lo steward che somiglia a Julio Iglesias ma con i capelli bianchi e con un filo di voce gli chiedo di cercarmi Elena M.

“Elena Mi…? Elena Mu…? Elena Ma…? Elena Mo…?” 
Meno male che le vocali sono solo 5, altrimenti ero ancora lì.

Insomma non la trova e, gentile come solo Julio avrebbe potuto essere, mi chiede: ” E’ sicura che la sua amica è su questo aereo?”

Ora, in una frazione di secondo, il mio cervello formula 3 pensieri fulminanti:

  1. Come nel film con Jodie Foster, Fightplan- mistero in volo, hanno  rapito Elena, l’hanno nascosta nella stiva e ora cercano di convincermi tutti che non è mai salita sull’aereo.
  2. Ho sbagliato aereo…
  3. Ma che faccia devo avere se questo pensa che sono così fuori di testa?

Con quello che resta della mia dignità, tento la risposta più probabile: “Sì, sono sicura!”
Pochi minuti dopo, Elena mi raggiunge, fortuna vuole c’è un posto libero vicino al mio. Ancora una volta la mia amica ha mostrato il suo incondizionato amore verso di me, la donna che le ha distrutto l’unica testimonianza del ballo con Carlos.
Mi addormento fino a Madrid.
Al risveglio non ho la febbre e arrivo più o meno fresca e pimpante a casa, dove mi aspetta mia figlia: “Allora?! Thelma e Louise, come era Cuba? Allora, comuniste con il culo degli altri, che mi raccontate? Dite la verità… Ci andreste a vivere?”

Beh, io non sono di quelli con la sindrome post traumatica da viaggio figo, quelli da “una vita in vacanza”. A me piace il mio lavoro, il mio appartamento, il mio ritmo, un po’ meno la puzza dei nostri mezzi pubblici.
E sto per risponderle con un deciso: “Ma quando mai!”

Poi però ho ripensato ai sederoni liberi di essere prominenti e fasciati, ai pullman profumati, alle colazioni di Marisa, agli ancheggiamenti di Carlos, il ballerino che non suda e, quasi quasi, mi avvalgo della facoltà di farci un pensierino…

Mi avvalgo della facoltà di ammirare un popolo con 60 anni di embargo, senza materie prime, senza industria pesante e che inventa, re-inventa e ricicla tutto.

Manca tutto eppure non manca niente.

Fine? O alla prossima vacanza…