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Diario di un viaggio a Cuba. Prima parte.

cuba

Dal Diario di Bordo di Evelina ed Elena. Data astrale: febbraio 2018.

Io e Elena siamo amiche da una vita, ma per la prima volta viaggiamo insieme.
Quest’anno abbiamo deciso: Cuba, uno dei posti più incredibili e variopinti che abbia mai visto.
Non è stato un viaggio lunghissimo: solo pochi giorni intensi, intensissimi, che mi hanno lasciato in valigia un mare di fotografie, immagini, profumi, storie. Mentre sono a casa mia, in Italia, con il mio cane e i miei ritmi ritrovati, ho provato a far mente locale, a organizzare i pensieri per raccontare le nostre avventure e avrei voluto partire con un’immagine più allegra, ma non ci riesco. Quindi parto con quella che ha lasciato il segno più profondo.

Ho avuto la fortuna di vivere questo viaggio con alcune utili indicazioni da chi a Cuba va e viene da oltre 20 anni.
E subito ho scoperto che chi va e viene porta aiuto, ma non sempre torna a mani vuote.

Porta aiuto chi dà piccole idee o porta innovazioni tecnologiche, sa farsi valere con il proprio stato di ricco turista per far ripulire un bosco spendendo  50 euro, l’equivalente di due mesi di stipendio medio.

Porta una fresa, attrezzi utili nei lavori in casa, ruote per la bicicletta.

Tutte cose che si trovano, ma non sempre e non al “Supermercatone”, non è subito tutto disponibile.
Certo, è un aspetto che conosciamo già tutti.
Ma l’aspetto “mi piace e me lo prendo” non va sottovalutato.

È un’attitudine maschile o femminile? In natura come funzionerà?  Mi domando se l’essere umano sia così  o sono casi sporadici.
Non ho risposte, solo domande.

Le prede ambite sono i giovani. Maschi e femmine.

Un turista, un pensionato a 1500$ al mese, adocchia una ragazza, spesso ragazzina, e dopo i primi approcci si fidanza. Il padre va alla polizia e comunica che la figlia si è fidanzata, potrà uscire solo con lui.

Non pensiate che questo sia per un vestito o una cena elegante, questo è per passare da una casa di assi di legno e onduline a una casa in muratura, con acqua corrente.

Una volta che la famiglia è sistemata, la ragazza lo lascia e si sposa, divorzia, si risposa, fa figli e via, in una girandola che solo le telenovele sanno rappresentare.

A volte riescono a farsi sposare dal turista, ma questa è un’altra storia.

In spiaggia, o nelle vie del centro, nei locali notturni, i giovani cubani  adocchiano  donne spesso appassite e appesantite nel fisico e nell’intelletto, si offrono come accompagnatori, come guide di vecchie e dimenticate emozioni. Si fidanzano.

Questa è prostituzione. Senza ombra di dubbio. Ma stranamente i cubani non sembrano percepirla così: il loro muoversi in queste relazioni è apparentemente esente da giudizio morale.

È come se 60 anni dal “trionfo della rivoluzione” e l’assenza di proprietà privata abbiano reso impermeabili i corpi  e le menti dal concetto di proprietà, di appartenenza anche a se stessi.
O, più semplicemente, il loro isolamento e le condizioni di vita hanno reso “normale” il concetto di vendersi.

Sono tornata a casa con un senso di amarezza e confusione e un’immagine nitida in mente:
Vittoria, bella come il sole, oggi fa la cuoca. Ha 35 anni, un giovane marito, e nella casa che ha costruito ha una stanza per un vecchio italiano che sverna  a Cuba: è stato il suo fidanzato e lei lo ospita da anni.

Insomma da amante a badante, con buona pace di tutti.