adesso!

Dimmi dove lo fai…

Visto che siamo tra amiche, vorrei trattare con voi un argomento che mi sta a cuore ma che raramente noi donne abbiamo il coraggio o l’abitudine di sviscerare in pubblico.
Di solito, l’interrogativo a cui mi riferisco, con le dovute differenze, è roba da Bar dello Sport, vanto da spogliatoio del calcetto o addio al celibato, insomma luoghi in cui circola solo testosterone a vagonate.

Difficile che un gruppo di femminucce tratti con la stessa lascivia e scurrilità sottesa quella che resta una delle funzione primarie della specie umana, nonché atto d’amore supremo.

Ho perciò deciso di sdoganare e far emergere senza malizia o pruriginosità quello che per molte di noi resta tutt’ora un tabù, mettendoci in prima persona la faccia per rispondere alla domanda diretta: dove l’ho fatto de strano?
Non ho assolutamente alcuna remora né alcun tipo di pudore, anzi, rivendico con orgoglio le circostanze e i luoghi in cui è successo.

Che sia stato per amore o per seguire l’impulso basicamente animale, riconosco tuttavia nel mio agire quella momentanea carnalità, un’avventatezza al limite, se vogliamo, della pubblica decenza.

Ricordo quella volta che lo feci in una lavanderia a gettone, con lui che quasi ululava mentre tenevo ansiosamente d’occhio la vetrina nel timore che entrasse qualcuno.

La volta in cui successe in un antibagno ASL, seduti su una panca di formica verde marmorizzata, mentre lui impaziente si avventava ed io cercavo di disinfettare spruzzando Amuchina da borsetta in ogni dove, che gli herpes, si sa, sono in agguato.

E quella volta che lo feci in pieno giorno nel parcheggio dell’Autogrill di Priero (un vero gioiellino in cui consiglio una sosta), cercando di darmi un tono semi accasciata sul sedile posteriore, con lui arrampicato sotto lo spolverino?

Ricordo poi un caldo pomeriggio di maggio, nel primo portone aperto disponibile, che la fretta e la smania ci colsero di sorpresa durante una passeggiata in centro.

Non si contano le volte in spiaggia dentro la cabina n.35, con l’ansia, il caldo e la rottura di palle della scomodità dei luoghi ristretti.

Ma la volta più rischiosa e da codice penale nonché civile, morale e finanche condominiale, fu in Duomo, seminascosta dal confessionale, nel buio gelido di una navata laterale, mentre due amici si sposavano e col terrore che lui mi rovinasse il vestito di seta délavé.

Sono perciò super fiera di aver visto ieri, a Biella, sul marciapiede antistante un ufficio postale, decine di ragazze che lo facevano liberamente, orgogliosamente e spudoratamente per rivendicare il diritto a farlo senza confini. Diritto messo in discussione da un Direttore senza cuore e senza montata lattea.

Ovviamente sto parlando di allattare la creatura al seno, cos’altro avevate pensato, birichine assatanate che non siete altro!

E voi, sono tutta orecchi, ditemi… diteci… dove l’avete fatto, lo fate o vi prendete l’impegno a farlo ?