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Il Duomo non è di legno ( zone erogene e dintorni)

duomo-orvieto

Tempo di giugno tempo di spose.

Tempo di paggetti damascati, damigelle pastellate, addobbi che neanche a San Remo, scarpe nuove modello tortura cinese, riso fra i capelli e tra le tette che neanche le mondine, torte cake design tipo “Il mio panettiere con 30 euro la faceva meglio” ma soprattutto di abiti da sposa.

Lunghi, strascicatissimi, corti, bianchi, beige, changeants, rosa, rossi e united colors of Melometto ma con un solo comun denominatore: scollati.

Anzi scollatissimi, desnudi più della Maya, allusivi più di una brassiere di Belen e capezzolati come Pamela Anderson dopo un salvataggio in Baywatch.
In stile matrimonio Topless bar di Las Vegas mica Duomo ore 11 con Ave Maria di Schubert a decibel che neanche Vasco a San Siro.
E fu proprio finito un matrimonio con la sposa scollata (e pure scosciata!) così, che feci la madre di tutte le scoperte della vita.

Entrando nel Duomo di Orvieto, un quarto d’ora dopo l’uscita delle tette della sposa, in tenuta “Piccolo naviglio” con bermuda blu 3 cm sopra il ginocchio.
“Non può entrare vestita così!” mi ammoni` il sacrestano più indignato del centro Italia guardando sospettoso le mie rotule.
E alla me incredula che si ritrovò fuori dal consesso dei “Santi Vestiti” nel tempo di un Amen, non restò che chiudere lì la visita.

Ma iniziare da lì la SCOPERTA!

Il Vescovo di Orvieto diceva “Transeat i meloni ma guai ai menischi!” (soprattutto perché le proprietarie dei meloni sganciano euro come confetti per le sacre location) .
La Chiesa temeva le mie rotule più della mela di Eva, del serpente di Cicciolina e delle tette “In salute e malattia”.
Le mie ginocchia facevano impallidire i Santi e tentavano Troni e Dominazioni.

Tanta roba!

Roba che non mi avrebbe più permesso di sfiorarle, depilarle o anche solo immaginarle sotto il gonnellone, senza provare il brivido lascivo dei dannati di lussuria per le mie rotule.

Quel giorno il potere spituale mi indicò dove stava il male, il peccato mortale, il punto G della mia perdizione.
G come GINOCCHIO: io mi tocco le rotule e mi sento l’Orvietica.
È quindi grazie ad un’ordinanza vescovile e ad un sacrestano ginocchiofobo che potrei rispondere senza esitazione:

Il Duomo di Orvieto!!” alla domanda
“Quali sono le tue zone erogene?”