adesso!

In memoria di 123 vittime di femminicidio dall’inizio del 2018.

femminicidio

FEMMINICIDIO: VEDIAMO DI FARE UN PO’ DI CHIAREZZA

Scusate se continuiamo a chiamare l’omicidio di una donna che lascia o si ribella FEMMINICIDIO.

Non è mica un caso, un vezzo, una gentile concessione.
Garantendo che per ogni assassino in circolazione c’è un cadavere che pretende giustizia, veramente non vi siete accorti di cosa ci sia da stroncare dietro l’omicidio di una donna?
Siete distratti o in malissima fede?

Concentratevi…

Che un maschio di qualunque estrazione sociale, taglia, colore, fede religiosa o calcistica, mare o montagna, boxer o slip, consideri tra gli oggetti di sua proprietà, oltre all’auto appena immatricolata o all’armadietto dello spogliatoio del calcetto, anche la sua donna, santiddio!

Non vi ha mai fatto balenare l’aberrante evidenza che, tra i beni posseduti, una donna sia Trova l’Intrusa ??

Un femminicida non presta l’auto, il suo armadietto, il suo Iphone, il suo posto a sedere, la sua scheda Sky o un morso del suo kebab per il semplice motivo che cazzo…. SONO ROBE SUE !!!

Perché non dovrebbe odiare, stalkerare, fratturare, affettare, annaffiare con acido, finire a colpi di bastone e flambare uno dei beni più fruibili in fatto di prestazioni d’uso, nel momento in cui l’oggetto si usura, non risponde ai suoi comandi, non gli assicura quella garanzia per la quale lui l’aveva inventariata?

La sua logica non fa una grinza, ma se noi gli consentiamo di essere chiamato semplicemente ASSASSINO, gli regaliamo l’assoluzione dal suo delitto perfetto:
Aver creduto di POTER POSSEDERE un essere umano.

Scusate se ho cercato di fare la chiarezza cui Anna, Paola, Jennifer, Francesca, Roberta, Ornella, Jessica, Elena, Barbara, Giulia…(+altre 113 solo quest’anno) hanno sacrosantemente diritto.
E se pretendo che sia chiamato FEMMINICIDIO.

In memoria di 123 vittime di femminicidio dall’inizio del 2018.