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Ginevra ed i bambini che sfidarono il Covid-19

Ginevra
Lei è Ginevra.
Ginevra è la bambina che vive sopra di me.
Ha 5 anni ed ha appena annunciato dal suo balcone che – “I miei genitori mi regalano un orologio da polso per il mio compleanno, perché lo desidero proprio tanto” – .
Un orologio da polso? Che regalo strano per una bimba nata nell’era della tecnologia avanzata dove l’ora la si può leggere su ogni dispositivo elettronico.
Ma che Ginevra fosse una bambina speciale l’ho capito durante questa quarantena.
Ginevra ha inventato un gioco: palla cestata.
L’ha inventato con l’aiuto di suo papà: uno spago legato ad una pallina da lanciare ai bambini del giardino di fronte che dovranno cercare di prenderla dentro un cesto. In base a dove viene presa si possono accumulare 1, 2 o 3 punti. Ci sono sei match ma, a volte, qualche partita si conclude con “Chi vince questa vince tutto!”.
I bambini giocano a palla cestata ogni giorno subito dopo pranzo fino a quando il sole non smette di picchiare sulla facciata del palazzo.
È bastato poco perché anche gli altri condomini si appassionassero al gioco.
C’è chi tifa, chi fa l’arbitro, chi guarda e sorride o chi si affaccia chiedendo –“a quanto siete?”-.
Ginevra dà istruzioni anche agli altri bambini per poterci giocare negli appartamenti vicini.
E così, dalle 14 del pomeriggio alle 17  tutti i bambini del mio palazzo giocano a palla cestata.
E così, dalle 14 del pomeriggio alle 17 Ginevra ci salva.
Ci salva dalla noia, dell’angoscia, dal bollettino di guerra che ogni sera arriva, ci salva per 3 ore dalla visione di immagini drammatiche.
Perché quando Ginevra dice –“Quando finirà questo Virus, ci giocheremo tutti dal vivo, magari dopo i compiti”-,  allora ci credo anche io un po’ di più che tutto questo avrà una fine e, palla cestata non sarà mai stato così divertente.