adesso!

Il presepe del comunista

MIO PADRE faceva tutto di più.
Fumava di più, mangiava di più, beveva di più.

Rideva e si arrabbiava in ugual misura, ma sempre di più.

Non era un comunista semplice, lo era al cubo, lo era da tifare C.C.C.P
quando i russi giocavano contro l’Italia.

Lo era da sognare di vedere il Vaticano diventare una sezione del P.C.I,
con la Cappella Sistina per le riunioni di cellula, e piazza San Pietro per le Feste dell’Unità.

Ma un giorno verso metà novembre la guardia rossa che viveva in lui, si prendeva un pomeriggio libero, zaino e mezza borraccia di Raboso e partiva destinazione boschi.

Tornava di solito sul far della sera. Con lo zaino che sapeva di vento freddo e bosco, stipato di muschio che mi par di sentire ancora quello spesso velluto sotto le dita.

Il muschio del presepe di Nino, famoso in tutto il quartiere.
Dopo la raccolta del muschio, partiva massiccio ogni anno il cantiere del presepe.
Ogni stagione una casetta diversa di legno e sughero, che ancora metto nella stessa posizione in cui le metteva lui.
E poi lucine magiche e mulini in movimento, e fuochi accesi nei bivacchi dei pastori che ogni anno si riproducevano per mitosi.
Un omone con mani come pale, sdraiato a ricreare un mondo fiabesco.
Smoccolava, ad intervalli regolari, proprio quel Dio a cui stava preparando la scenografia. Ma a me pareva il normale intercalare dell’ artista maledetto, concentrato a creare il suo capolavoro.
L’effetto finale era spettacolare, degno di un’esposizione in Duomo, se non fosse stato per quel Sol dell’Avvenir, messo al posto della stella cometa♥

Mio padre faceva tutto di più.
Fumava di più, mangiava di più, beveva di più.

Rideva e si arrabbiava in ugual misura, ma sempre di più.

Non era un comunista semplice, lo era al cubo.
Lo era da tifare C.C.C.P quando i russi giocavano contro l’Italia.

Lo era da sognare di vedere il Vaticano diventare una sezione del Partito Comunista Italiano, con la Cappella Sistina per le riunioni di cellula, e piazza San Pietro per le Feste dell’Unità.

Un giorno, verso metà novembre, la guardia rossa che viveva in lui si prendeva un pomeriggio libero: zaino e mezza borraccia di Raboso e partiva destinazione boschi.

Tornava di solito sul far della sera. Con lo zaino che sapeva di vento freddo e bosco, stipato di muschio che mi par di sentire ancora quello spesso velluto sotto le dita.

Il muschio del presepe di Nino, famoso in tutto il quartiere.
Sirone_presepe_molteni7Dopo la raccolta del muschio, partiva massiccio ogni anno il cantiere del presepe.

Ogni stagione una casetta diversa di legno e sughero, che ancora metto nella stessa posizione in cui le metteva lui.

E poi lucine magiche e mulini in movimento, e fuochi accesi nei bivacchi dei pastori che ogni anno si riproducevano per mitosi.

Un omone con mani come pale, sdraiato a ricreare un mondo fiabesco.

Smoccolava, a intervalli regolari, proprio quel Dio a cui stava preparando la scenografia. Ma a me pareva il normale intercalare dell’artista maledetto, concentrato a creare il suo capolavoro.

L’effetto finale era spettacolare, degno di un’esposizione in Duomo… Se non fosse stato per quel Sol dell’Avvenir messo al posto della stella cometa!