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Il primo giorno di ferie: aspettativa VS realtà

estate mare ferie vacanze

Il primo giorno di ferie iniziamo ad immaginarlo a maggio, quando tutti i ponti, feste, pranzi e gente che resuscita sono finiti.

Palme, acqua cristallina, sabbia finissima color corallo, ragazzi che giocano a beach volley facendoti l’occhiolino se la palla ti sfiora e tu, be..tu sei la più figa della spiaggia.

Invece no.

Il primo giorno di ferie, sudi.

Perché è arrivato l’anticiclone africano supermegacagacazziesticcazzitopdermonnointero Lucifero.

Ma te ne sbatti l’anima, è il tuo primo giorno di ferie e non saranno 39 grandi all’ombra a fermare la tua voglia di palme, mare, beach volley, crema abbronzante e minchia estiva.

Arrivi in spiaggia.

Tu, vestita di bianco, con la fascia nei capelli, la borsa di paglia, look molto Capri, ma non ti sei resa ancora conto di essere al QUARTO CANCELLO DI OSTIA.

Ammiri il paesaggio, non ci sono palme ma solo ombrelloni giallo rossi che fanno ombra a panze tatuate “Forza Roma forza lupi so finiti i tempi cupi”, ad un tratto il famoso pallone da beach volley ti colpisce.

Ti ha spaccato il setto nasale, sanguini ma tu con la stessa nonchalance con cui Arisa ha sceso le scale di Sanremo ti giri con un sorriso smagliante e..

– “Aooooooooo! Er pallone!” –

Intontita ti guardi attorno ma senti ancora…

-“Aoooo! A rincojonita, che ce lo passi o no sto pallone?”-

Capisci che sta parlando proprio con te.

-“Ammazza, ce vole tanto? Er palloneeeeeee”-

Prendi il pallone, glielo porgi e ti allontani.

Cerchi un posticino tranquillo, che tranquillo e cancelli di Ostia non vanno d’accordo.

Ma lo trovi, metti il tuo asciugamano con la scritta in corsivo “la bella vita”, sfoggi il tuo costume migliore, metti l’olio monoy bio nel boccettino di vetro che tieni come una reliquia in borsa e arriva il bambino che inizia a zappare buttando la sabbia su di te.

Indispettita gli dici: -“Scusami, perché non vai a giocare un po’ più in là?”

Riposta: “Ao che voi? Spostate tu”.

Filippo, 5 anni, futuro minatore.

Piena di sabbia decidi di fare un bagno e approffitti della sabbia lanciata da Filippo per farti uno scrub.

Il mare, ad Ostia, sembra il Gange.

C’è chi nuota, chi pranza, bottiglie d’acqua, madri urlanti, figli con braccioli, fenicotteri, sub, sup, fagiani, chi recita il rosario, chi fa la lotta, chi l’amore, chi pesca, chi vive in baracca chi sogna il salario chi ama l’amore… ma il cielo è sempre più blu!

Bisogna camminare chilometri, rischi di arrivare in Sardegna a piedi se ti fissi che non vuoi toccare, arrenditi.

Fatti quei 4 km a piedi e poi sdraiati e inizia a rotolarti nell’acqua come un salmone che risale il fiume.

Con sottofondo “when I’m with you it’s paradise…”, esci dall’acqua, con le telline attaccate ai capelli, ma tu sei una figa pazzesca.

Tutti ti guardano…sembra andare tutto a rallentatore…sai di mare…di buono…di salsedine.

Tutti gli uomini ti guardano…tu sorridi, loro guardano…e poi penzi “ma che cazzo se guardano”.

Abbassi lo sguardo e noti che il tuo costume non è al suo posto.

Hai totalmente le tette di fuori.

Capezzoli al vento.

Lo sapevo che il costume a fascia era puttanata colossale, se inizi a sguazzare in acqua come un labrador dopo 4 ore di macchina.

Da domani, costume intero e vanità.

#1giornodiferieandato

 Il primo giorno di ferie iniziamo ad immaginarlo a maggio, quando tutti i ponti, feste, pranzi e gente che resuscita sono finiti.

estate mare ferie vacanze

Palme, acqua cristallina, sabbia finissima color corallo, ragazzi che giocano a beach volley facendoti l’occhiolino se la palla ti sfiora e tu, be…tu sei la più figa della spiaggia.

Invece no.

Il primo giorno di ferie, sudi.

Perché è arrivato l’anticiclone africano supermegacagacazziesticcazzitopdermonnointero Lucifero.

Ma te ne sbatti l’anima, è il tuo primo giorno di ferie e non saranno 39 grandi all’ombra a fermare la tua voglia di palme, mare, beach volley, crema abbronzante e minchia estiva.

Arrivi in spiaggia.

Tu, vestita di bianco, con la fascia nei capelli, la borsa di paglia, look molto Capri, ma non ti sei resa ancora conto di essere al QUARTO CANCELLO DI OSTIA.

Ammiri il paesaggio, non ci sono palme ma solo ombrelloni giallo rossi che fanno ombra a panze tatuate “Forza Roma forza lupi so finiti i tempi cupi”, ad un tratto il famoso pallone da beach volley ti colpisce.

Ti ha spaccato il setto nasale, sanguini ma tu con la stessa nonchalance con cui Arisa ha sceso le scale di Sanremo ti giri con un sorriso smagliante e..

– “Aooooooooo! Er pallone!” –

Intontita ti guardi attorno ma senti ancora…

-“Aoooo! A rincojonita, che ce lo passi o no sto pallone?”-

Capisci che sta parlando proprio con te.

-“Ammazza, ce vole tanto? Er palloneeeeeee”-

Prendi il pallone, glielo porgi e ti allontani.

Cerchi un posticino tranquillo, che tranquillo e cancelli di Ostia non vanno d’accordo.

Ma lo trovi, metti il tuo asciugamano con la scritta in corsivo “la bella vita”, sfoggi il tuo costume migliore, metti l’olio monoy bio nel boccettino di vetro che tieni come una reliquia in borsa e arriva il bambino che inizia a zappare buttando la sabbia su di te.

Indispettita gli dici: -“Scusami, perché non vai a giocare un po’ più in là?”

Riposta: “Ao che voi? Spostate tu”.

Filippo, 5 anni, futuro minatore.

Piena di sabbia decidi di fare un bagno e approffitti della sabbia lanciata da Filippo per farti uno scrub.

Il mare, ad Ostia, sembra il Gange.

C’è chi nuota, chi pranza, bottiglie d’acqua, madri urlanti, figli con braccioli, fenicotteri, sub, sup, fagiani, chi recita il rosario, chi fa la lotta, chi l’amore, chi pesca, chi vive in baracca chi sogna il salario, chi ama l’amore… ma il cielo è sempre più blu!

Bisogna camminare chilometri, rischi di arrivare in Sardegna a piedi se ti fissi che non vuoi toccare, arrenditi.

Fatti quei 4 km a piedi e poi sdraiati e inizia a rotolarti nell’acqua come un salmone che risale il fiume.

Con sottofondo “when I’m with you it’s paradise…”, esci dall’acqua, con le telline attaccate ai capelli, ma tu sei una figa pazzesca.

Tutti ti guardano… sembra andare tutto a rallentatore… sai di mare… di buono… di salsedine.

Tutti gli uomini ti guardano… tu sorridi, loro guardano… e poi pensi “ma che cazzo se guardano”.

Abbassi lo sguardo e noti che il tuo costume non è al suo posto.

Hai totalmente le tette di fuori.

Capezzoli al vento.

Lo sapevo che il costume a fascia era una puttanata colossale, se inizi a sguazzare in acqua come un labrador dopo 4 ore di macchina.

Da domani, costume intero e vanità.

#1giornodiferieandato