rubriche

Il primo uomo – First Man

il primo uomo

Che bello poter parlare di un film , senza la paura di spoilerare, tanto la storia la sanno tutti. Dal 20 luglio 1969.

Neil A. Armstrong quel giorno pose il primo scarpone umano sulla Luna, dicendo le storiche parole: “Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’Umanità” e fin qui tutti lo sappiamo. Ma questo film racconta degli anni che precedono quel momento, gioie e dolori personali, amici e nemici, governo e governanti.

Illustra ai più ignoranti, come me, i fallimenti e i successi tecnici ed incredibilmente ti tiene avvinta, col fiato sospeso per tutto il tempo.

Lui è sulla macchina che simula un frullatore e tu hai la nausea.

Lui deve prendere una decisione e non ha la fronte imperlata di sudore e tu sudi per due.

Lui saluta moglie e figli senza un sorriso e con una stretta di mano al maggiore e tu ti commuovi.

Ma il vero colpo di grazia… torna, vivo e vegeto, lo mettono in quarantena e la moglie lo incontra divisi da un vetro, lei occhi lucidi ma manco una lacrima, lui NIENTE, dicasi nessuna emozione traspare per 2 minuti, poi allunga un ditino (ET avrà copiato) sul vetro e lei mette il suo dall’altra parte.

Fine.

Ora per come la vedo io certi Uomini sono eccezionali per le imprese, ma in questo caso Neil mi ha colpito per il self- control, la tenuta dei nervi, la forza di carattere e morale.

E’ sull’Apollo 11, problemino di rotta, da Houston lo tartassano di domande e lui:” zitti un po’, che mi devo concentrare!”

Si concentra e rifà i calcoli e… voilà! Risolve.

Ugualmente Eroe, ma senza impronta sulla Luna, deve essere stato il mio istruttore di scuola guida. Non è mai sceso dalla macchina vomitando, né urlando, forse a volte pallido ma sempre controllatissimo.

Il mio pensiero va anche a tutti gli automobilisti che quotidianamente incontro.

Mettono anche loro due dita sul vetro, indice e mignolo, oppure solo il medio (dipende dal carattere, immagino) a mo di saluto.

Sperando io finisca in quarantena.