Io alle fiabe non ci ho mai creduto, sono sempre stata una persona concreta e pragmatica. Fino a quando non ho incontrato lui: Peter Pan.
Nella vita di tutti i giorni si fa chiamare Bruno ed è un rampante broker di Milano. Splendido quarantenne brizzolato, sempre sorridente e loquace, uno che ci sa proprio fare con tutti: donne, amici, colleghi.
In realtà é Peter Pan.

Mi ha spiegato che è costretto a vivere in incognito, deve omologarsi a ciò che impone la società. Se rivelasse la sua vera identità nessuno gli crederebbe e verrebbe emarginato da tutti.
Peter Pan Bruno ti fa credere nei sogni e ti fa vivere mille avventure; nell’Isola che non c’è, ma soprattutto nelle camere d’albergo.
Lui è sempre impegnato in mille entusiasmanti imprese, per questo sua madre gli stira le camice e gli rassetta casa: non può mica perdere tempo per queste cose!

Non gli piace cucinare, preferisce cenare fuori o spizzicare quello che gli prepari tu.

Peter Pan Bruno è uno spirito libero che non vuole sentirsi in gabbia, se gli togli la libertà lo uccidi.

Per questo meglio non fargli domande o cercarlo al telefono. Lui vive la sua libertà da sognatore e se tu non capisci perché sparisce per giorni il problema è solo tuo, che sei pesante e non gli fai spiccare il volo.

A letto Peter Pan Bruno, come un eterno e capriccioso bambino, cerca di avere tutto quello che vuole, e tu da brava Wendy devi stargli dietro se no poi mette il broncio, e per ripicca fa il cascamorto con le tue amiche, o ti mette in disordine casa.
Ma adesso basta, io e Peter Pan  non ci frequentiamo più.
Il fottuto bastardo ha cercato di mettersi le mie calzamaglia.