adesso!

La lotta di classe è nata dalla noia

lotta

Ho una vita tendenzialmente monotona, più introduco qualcosa di nuovo, come corsi di ogni tipo o interessi che non mi interessano, più tutto questo non fa che portarmi alla solita e classica monotonia.

Ho capito che, dopo estenuanti analisi sul cesso di casa, avevo bisogno di provare un brivido, anzi, il brivido.

Non trovando brividi, se non quelli portati da Burian, ho deciso di crearli.

Ho iniziato a rubare.

Ho rubato penne, sì, le penne per scrivere, le Bic, a tutto il mio ufficio.

Ho deciso, poi, di espandermi.

Rubavo le Bic anche negli altri uffici.

Ho rubato un botto di Bic: ad Equitalia, all’Inps, alla Camera di Commercio e poi sì, il brivido più grande, ho rubato una Bic alla Procura della Repubblica.

Ero diventata così brava che, ormai, non provavo più soddisfazione nel sentire la mia vittima dire: “ma dove ho messo la penna?”.

Avevo bisogno di più.

Avevo bisogno di adrenalina pura.

Ripresi le mie analisi sul cesso e, di tanto in tanto, quando dimenticavo le cuffie del telefono, sul motorino, nel tragitto casa – lavoro, lavoro – casa.

Poi, l’illuminazione.

Ero uscita dall’ufficio e dopo aver trovato lo scooter alla prima, mi dirigevo, soddisfatta di non soffrire ancora di Alzheimer, verso casa.

Ad un tratto una luce, un localetto aperto, una tartaruga, un tricolore.

Casa Pound.

Cazzo.

Avevo un obiettivo, finalmente.

Diventare il nemico numero uno di Casa Pound.

Il brivido mi mantenne sveglia tutta la notte, nel vano tentativo di architettare il mio piano malefico.

Al mattino, decisi di saltare la mia seduta di analisi sul cesso.

Non c’era tempo per pensare.

Era tempo di agire.

Andai in ufficio con il cuore a mille, non vedevo l’ora che arrivassero le 19.10.

Non lavorai niente, studiai tutto il giorno.

Studiai il percorso da fare con Google Maps, i minuti che ci distanziavano, i semafori che avrei incontrato poco dopo e iniziai a mimare dei dribbling ogni volta che percorrevo il corridoio, per scaldarmi nell’eventualità di incontrare un pedone poco scaltro.

Andai davanti allo specchio.

Infilai il casco.

Alzai il volto verso l’alto.

L’orologio indicava le 19.03, era tempo di andare.

Mi fiondai giù per le scale.

Silenziosa come non sono mai stata, salivo sullo scooter (avevo pure ricordato dov’era).

Partenza.

Pochi metri distanziavano me da Casa Pound.

Iniziavo a vedere il “localetto” da lontano.

Li vedevo.

Rallentai e…

“MERDEeEeE”.

Nulla di più liberatorio, il mio cuore scalpitava, accelerai, finalmente avevo uno scopo: urlare alle 19.10 di ogni Santo giorno “MERDE” a Casa Pound.

Così, perché ne avevo bisogno.

Avrebbero mai fatto un servizio su di me?

Magari un’intera Maratona di Chicco Mentana, con le riprese delle mie gesta, i commenti a caldo delle vittime e le interviste ai passanti.

Viaggiavo con la mente, un secondo ero da Bruno Vespa con il modellino del mio tragitto, il secondo dopo ero su una di quelle belle poltrone, che desidero da sempre, di Piazza Pulita.

Semaforo rosso.

– “Senti bella, a me ‘merda’ non me lo dici…” –

Mi girai di scatto.

Un uomo su una moto di grossa cilindrata era accanto a me, gesticolava, mi indicava, urlava, ‘nsomma era incazzato.

– “Ma io non ho urlato a lei… ” – tentai di rispondere.

– “No no è inutile sa, mica so’ scemo io, t’ho sentito bene” – ribatteva.

– “Ma io ho urlato MERDE a Casa Po…” –

– “Se semo capiti? O nun se semo capiti?” –

– “Ma io le giuro che ho urlato MERDE a Casa Pound” –

– “Seeeeeeeeeeeee vabbbbbbbè, mo l’hai detto a Casa PAAHAHAHAHAHAHAHAHAH” –

Scattò il verde e con un – “Tacci tua, ao”- si congedò.

Era evidente che Casa Pound non aveva sentito il mio grido.

Avrei dovuto agire con qualcosa di più concreto, giusto da faje sentì a presenza.

Avrei dovuto chiamare papà Marco? No, mi avrebbe liquidata con un: – “ma che ne sapete voi della Rivoluzione… “.

Allora avrei riesumato Che Guevara per insegnarmi a fare la Rivoluzione.

Avrei riesumato anche nonna perché è stata un’ egregia spia partigiana.

Avrei riesumato Eugene Delacroix perché queste gesta sarebbero state impresse in un dipinto memorabile.

Avrei chiamato al mio fianco Luxuria, perché è l’unico Vladimir che in Italia ci possiamo permettere, ma ci stiamo lavorando.

Avrei chiamato i No Tav, i No Global, i No Uber, i No Profit, i No Alpitur.

E se tutto ciò non fosse bastato, avrei chiamato il più forte di tutti, il patrono nel reparto surgelati, il re del sedano fresco, il paggio della Robiola Osella a metà prezzo, lui, l’Uomo Conad.

Dopotutto, se Casa Pound è sostenuta da Nina Moric, con l’Uomo Conad al mio fianco vinco a mani basse.