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La vera bellezza è un elogio dell’ imperfezione

Il mio segreto di bellezza? Essere bella.
E grazie al cacchio, dico io.

La pubblicità ci martella con stereotipi inarrivabili, stacchi di coscia da attacchi di panico, culi alti e marmorei, tette-tonsilla, pelle di porcellana e, se sei perfetta, notti bollenti da porcellona.
Ma la realtà è altro, ragazze: è avere sulle cosce più buccia d’arancia che in un agrumeto siciliano, smagliature a tela di ragno, capelli sfibrati o indomabili stile Mafalda, zampe di gallina e bargigli di gallo che manco in un pollaio, cosce di prosciutto, pancetta da carbonara, alluce valgo, tette più vuote di un portafogli (e di ‘sti tempi è rarissimo).

Noi siamo anche questo e dobbiamo portare alta la bandiera dei difetti, o, come diceva il Premio Nobel Montalcini, elogiare l’imperfezione, perché solo così avremo vinto incertezze e pregiudizi altrui.
Se coabitiamo con mariti distratti, che dimenticano compleanni e anniversari, disordinati, che indossano la tuta-libera-palle per casa, amanti del divano e delle sveltine, allora possiamo anche convivere serenamente con i nostri inestetismi!
Sì, ma come?
Gli esperti consigliano di trasformare i difetti fisici in caratteristiche peculiari.
In realtà non è facile: chi di noi (per dirne una) non tira istintivamente in dentro la pancia, nelle foto scattate al mare?
Ma bisogna anche dare per buono un dato di fatto: più ci impegniamo a nascondere un’ irregolarità fisica e più l’occhio curioso di chi ci circonda ricadrà su di essa. Facciamo un esempio: mia mamma ha la quinta di reggiseno e spessissimo, anche col caldo, portava una sciarpa (anche leggera) utile a dissimulare i ‘rigonfiamenti’. Al di là del fatto che c’è chi le tette se le fa aumentare per scelta, lo sguardo di chiunque si posava sulla sciarpetta, in quanto accessorio talvolta fuori stagione. Adesso ha quasi 70 anni e se ne frega, ma c’è voluto tempo per aver consapevolezza dei propri ‘volumi’ nello spazio.
Allo stesso tempo ho amiche che non usano il rossetto per non accentuare una bocca troppo pronunciata.
Donne, ma ce lo vogliamo ricordare o no, che la bocca della nostra amata Pretty Woman è un bellissimo e sexyssimo forno per pizze a 32 denti?
Sicuramente l’origine dei nostri crucci parte da lontano, sin dai tempi dell’infanzia, da quando cioè a scuola ci chiamavano ‘cicciobomba cannoniere’, piuttosto che giraffa, o Bagonghi, o gruccia… Tutti soprannomi crudeli, ma estremamente caratterizzanti.
L’importante è che il difetto fisico non diventi catalizzatore di insicurezze, che cioè non sia il capro espiatorio dei nostri fallimenti, perché in questo modo noi per primi tendiamo ad evidenziarlo.
Hai le tette piccole? Non mettere il reggiseno, TU PUOI sentirti più libera.
Hai le tette grosse? Cammina a petto in fuori, sai quanti ammiratori e quanti like sulle foto nei social?
Sei una stanga? Puoi guardare dall’alto verso il basso chi ti prende in giro.
Sei di piccola statura? Puoi sfogarti meglio a suon di pugni dove non batte il sole.

E adesso scusate, ehm, vado a farmi la coda di cavallo, che devo incontrarmi con un tipo e sembro la brutta copia di Mafalda.