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L’amore ai tempi della camporella…

camporella

Un orrendo fatto di cronaca accaduto a Milano (rapina con stupro a due ragazzini appartati), mi ha riportato ai bei tempi e ai bei rischi dell’amore in auto, anche detto camporella.
Ossia farlo in macchina in luoghi appartati non avendo a disposizione case, seconde case, garage, soldi per motel o tende canadesi da piantare nel giardino dei nonni (tipo mia cugina,quella volta che lo fece col suo ragazzo dicendo che dovevano ripassare fisica).

Chi scrive ha praticato, insieme a più di una generazione dette “Luci a San Siro” ( che c’è di strano, siamo stati tutti là !), così tanto la camporella da essere in grado di descriverne timori e tremori a memento e monito dell’incolumità delle future generazioni, sempre più esposte al pericolo.

LUOGHI
Dove la città diventava campagna, (esclusi i ragazzi veneziani costretti dalla geografia a trombare nei sottoporteghi o nelle calli strette per non finire in canal) o ai margini di un quartiere dimenticato da Dio e dagli uomini (ma mai dai guardoni)

MEZZI
Auto di piccola cilindrata, (perlopiù 500 o 126 col cambio sempre minacciosamente vicino ad orifizi terrorizzati) perché scarseggiavano genitori granosi e i SUV erano di là da venire
(verbo confacente all’argomento).
Mezzi di fortuna adattati alla bisogna, tipo l’Ape di zio Attilio usata da una coppia di amici (Lello non era ancora in età da patente) che si ribaltò nel bel mezzo dei frenetici preliminari, con lui che rischiò l’evirazione catapultato a forza tra i denti di lei.
E che da allora rifuggì i pompini come fossero la peste.

POSIZIONI
A memoria d’uomo, anche il CONI ne riconosce essenzialmente tre:
-Lei sul ribaltabile con lui sopra = Missionario motorizzato
-Lui sul ribaltabile con lei sopra = Furia è la 500 del West
-Stesi con le gambe rattrappite sul sedile posteriore = Nirvana anchilosato

PRECAUZIONI
-Auto in moto per riscaldarsi le chiappe in inverno e per arrotare il guardone di turno
-Vetri tappezzati da quotidiani per garantire l’intimità (tranne quella volta che mentre lui maneggiava col il mio wonderbra, mi cadde l’occhio sul titolo “I misteri del Mostro di Firenze” e lo costrinsi a partire in modalità Maranello col reggiseno tra i denti)
-Mai spogliarsi del tutto per non finire, al primo rumore sospetto e con la coscienza più sporca di un serial killer, sulla provinciale affiancati da un autobus a due piani di interessatissimi turisti inglesi (giusto Carlo e Giusy?)

CONSEGUENZE
Oltre ai lividi da cruscotto incombente, le testate da commozione cerebrale sui montanti dei finestrini e il dover chiedere aiuto a due omini dell’ANAS per essersi impantanati nel fango?
Beh, se ai miei tempi più della metà degli amici restò incinta in un’utilitaria, uno solo direi:
mai mai mai nella vita, aprire un preservativo coi denti, mentre una mano è impegnata a pararsi il culo dalla stramaledetta leva del cambio.
O potreste dover chiamare i vostri gemellini Campo e Rella.