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Le cene coi vecchi compagni di classe. Chi va da Ikea, chi fa le orge, chi è ancora un bullo

Sapevo che sarebbe arrivato questo momento prima o poi. Arriva per tutti: la cena di classe coi vecchi compagni delle elementari.

In realtà ho ottimi ricordi, eravamo molto uniti essendo una classe piccolina di soli 12 alunni. Con molti ci siamo frequentati anche in seguito, crescendo proprio insieme. E altri, bene o male, li vedi abitando in una piccola cittadina.

Da piccola immaginavo la vita più o meno come un empowering di se stessi (ok, non la immaginavo proprio in questi termini) durante il quale compiere cose belle per sé e per gli altri. Credo ancora debba essere così, nonostante ho capito che sia un poco più complessa. In questo senso, è fantastico vedere che Federica, a cui piaceva tanto disegnare, ora è un’artista fresca di Accademia. Che Luca, pazzo per il pc e per i videogiochi, ora è un informatico nerd. Che Nicolò, che fin da bimbo aveva un grande senso della pace e della giustizia, è ora un attivista e maestro di yoga.

Ma a volte le persone prendono direzioni diverse da come immaginavi. Ed è deludente vedere che chi aveva un grandissimo potenziale, ha scelto una vita più comoda, più aderente alle convenzioni sociali.

Io, fin da piccola sono sempre stata una grandissima sognatrice. E sognavo che sarei stata per sempre amica di Cristina. Ma io sono diventata una specie di freelancer pazza che spende tutti i suoi soldi in viaggi, mostre e cinemi indipendenti. Che ama sperimentare e ha una relazione aperta con un chimico altrettanto pazzo.

Scattati i 25 anni, invece, Cristina ha detto che ormai era ora di convivere, fare figli e lavorare all’agenzia delle entrate. Non fraintendetemi, non ho nulla contro il convivere e il fare figli a 25 anni (riguardo l’agenzia delle entrate invece.. DAI!). Ma non concepisco un’età a cui “è ora”. Tanto meno in questo secolo. In ogni caso, non si può andare a convivere e figliare solo come facile modo per riempire dei vuoti o ottenere approvazione sociale. Credo davvero che ci sia un profondo gap generazionale all’interno della mia generazione. Chi ha saputo cogliere quel leggero venticello di cambiamento e chi ha preferito rimanere ancorato ai valori più consolidati delle generazioni passate e conformarvicisi.

Quindi è diventato complicato prendere anche solo un caffè insieme.

Lei: “Io sono andata da Ikea questa domenica. Abbiamo comprato un Vittsjö componibile e poi abbiamo mangiato le polpettine svedesi”.

Io: “Io ho fatto una mega orgia. C’erano anche la mia amica attivista per i diritti degli omosessuali e un fotografo della Fashion Week di Milano.”

Lei: “Eh?”

Io: “Ho detto una mega org..anizzazione del mio armadio in ordine alfabetico”.

Ok ok, lasciamo perdere esempi radicali come le orge (anche se non capisco cosa ci sia di radicale nell’andare a letto con adulti consenzienti senza fare del male a nessuno. A meno che non ci siano amanti del genere, ovviamente). Ma nella mia classe ci sono più persone che ad una vita più “spericolata” hanno preferito l’Ikea. Per fortuna mia mamma adora andarci e ha numerosi cataloghi che ho studiato per poter partecipare anche io alla conversazione.

Insomma, alcune persone evolvono e altre involvono. Ma ci sono quelle che invece rimangono esattamente sempre le stesse. E’ matematico: i bambini coglioni tendenzialmente diventano adulti coglioni. E così, vedere la bulletta della classe mi fa un po’ di effetto. E’ l’unica che non mi è mai più capitato di vedere nel corso degli anni. Il nostro rapporto è rimasto fermo a quanto ero una timida bimba con gli occhiali e lei vestita firmata dalla testa ai piedi sempre pronta a tormentare chi capitava a tiro. Faccio un giro veloce su Facebook. Lavora presso disoccupata. Ultimo post: uno di quei “condividi se hai un cuore”. Ma che è? Manca solo il “buongiornissimo”. Va beh. Mentre ci siamo decido di togliermi qualche sassolino dalla scarpa.

Io: “Ciao Simona. Mi fa piacere vedere che sei diventata una donna di successo (sarcasmo). Ti ricordo come una bambina molto insoddisfatta, quindi mi fa proprio piacere vedere che hai trovato il tuo equilibrio.”

Lei: “Eh? Perchè hai avuto l’impressione che fossi insoddisfatta?”

Le cose sono due. O fa finta di non ricordare, il che è patetico. O non ricorda davvero. E il che è patetico perché sei diventata un adulto incapace di fare una riflessione responsabile su di sé. Non sai cosa stai facendo e probabilmente nemmeno dove minchia stai andando.

Io: “Beh, a quell’età si dovrebbe essere spensierati e non mi sembra indice di grande soddisfazione pensare solo all’apparenza e a prevaricare gli altri”.

Balbetta e non risponde più.

Sono una pedagogista e ai miei bimbi a cui capita di aver problemi coi bulli ho sempre detto di non darsi troppa pena perché sono degli sfigati. Ma cazzo, vedere coi propri occhi quanto sono sfigati è tutta un’altra storia.

Tutto questo per rispondere alla domanda: hanno senso le cene coi vecchi compagni delle elementari? No, se non hai più alcun legame con queste persone e non ti è mai più interessato sentirle nella vita “reale”. E’ qualcosa che va molto al di là del nostalgico. Ma se paragonarti ai tuoi coetanei può esserti utile a farti capire che come adulto non stai facendo così tanta pena.. allora vai!

Sapevo che sarebbe arrivato questo momento prima o poi. Arriva per tutti: la cena di classe coi vecchi compagni delle elementari.

In realtà ho ottimi ricordi, eravamo molto uniti essendo una classe piccolina di soli 12 alunni. Con molti ci siamo frequentati anche in seguito crescendo proprio insieme. E altri bene o male li vedi, abitando in una piccola cittadina.

Da piccola immaginavo la vita più o meno come un empowering di se stessi (ok, non la immaginavo proprio in questi termini) durante il quale compiere cose belle per sé e per gli altri. Credo ancora debba essere così, nonostante abbia capito che sia un poco più complessa. In questo senso, è fantastico vedere che Federica, a cui piaceva tanto disegnare, ora è un’artista fresca di Accademia. Che Luca, pazzo per il pc e per i videogiochi, ora è un informatico nerd. Che Nicolò, che fin da bimbo aveva un grande senso della pace e della giustizia, è ora un’attivista e maestro di yoga.

Ma a volte le persone prendono direzioni diverse da come immaginavi. Ed è deludente vedere che chi aveva un grandissimo potenziale, ha scelto una vita più comoda, più aderente alle convenzioni sociali.

Io, fin da piccola sono sempre stata una grandissima sognatrice. E sognavo che sarei stata per sempre amica di Cristina. Ma io sono diventata una specie di freelancer pazza che spende tutti i suoi soldi in viaggi, mostre e cinema indipendenti. Che ama sperimentare e ha una relazione aperta con un chimico altrettanto pazzo.

Scattati i 25 anni, invece, Cristina ha detto che ormai era ora di convivere, fare figli e lavorare all’agenzia delle entrate. Non fraintendetemi, non ho nulla contro il convivere e il fare figli a 25 anni (riguardo l’agenzia delle entrate invece.. DAI!). Ma non concepisco un’età in cui “è ora”. Tanto meno in questo secolo. In ogni caso, non si può andare a convivere e figliare solo come facile modo per riempire dei vuoti o ottenere approvazione sociale. Credo davvero che ci sia un profondo gap generazionale all’interno della mia generazione. Chi ha saputo cogliere quel leggero venticello di cambiamento e chi ha preferito rimanere ancorato ai valori più consolidati delle generazioni passate. Quindi è diventato complicato prendere anche solo un caffè insieme.

Lei: “Io sono andata da Ikea questa domenica. Abbiamo comprato un Vittsjö componibile e poi abbiamo mangiato le polpettine svedesi”.

Io: “Io ho fatto una mega orgia. C’erano anche la mia amica attivista per i diritti degli omosessuali e un fotografo della Fashion Week di Milano.”

Lei: “Eh?”

Io: “Ho detto una mega org..anizzazione del mio armadio in ordine alfabetico”.

Ok ok, lasciamo perdere esempi radicali come le orge (anche se non capisco cosa ci sia di radicale nell’andare a letto con adulti consenzienti senza fare del male a nessuno. A meno che non ci siano amanti del genere, ovviamente). Ma nella mia classe ci sono più persone che ad una vita più “spericolata” hanno preferito l’Ikea. Per fortuna mia mamma adora andarci e ha numerosi cataloghi che ho studiato per poter partecipare anche io alla conversazione.

Insomma, alcune persone evolvono e altre involvono. Ma ci sono quelle che invece rimangono esattamente sempre le stesse.
È matematico: i bambini coglioni tendenzialmente diventano adulti coglioni.

E così, vedere la bulletta della classe mi fa un po’ di effetto. È l’unica che non mi è mai più capitato di vedere nel corso degli anni. Il nostro rapporto è rimasto fermo a quando ero una timida bimba con gli occhiali e lei vestita firmata dalla testa ai piedi sempre pronta a tormentare chi capitava a tiro. Faccio un giro veloce su Facebook. Lavora presso disoccupata. Ultimo post: uno di quei “condividi se hai un cuore”. Ma che è? Manca solo il “buongiornissimo”. Va beh. Visto che ci siamo decido di togliermi qualche sassolino dalla scarpa.

Io: “Ciao Simona. Mi fa piacere vedere che sei diventata una donna di successo (sarcasmo). Ti ricordo come una bambina molto insoddisfatta, quindi mi fa proprio piacere vedere che hai trovato il tuo equilibrio.”

Lei: “Eh? Perché hai avuto l’impressione che fossi insoddisfatta?”

Le cose sono due. O fai finta di non ricordare, il che è patetico. O non ricordi davvero. E il che è patetico perché sei diventata un adulta incapace di fare una riflessione responsabile su di sé. Non sai cosa stai facendo e probabilmente nemmeno dove minchia stai andando.

Io: “Beh, a quell’età si dovrebbe essere spensierati e non mi sembra indice di grande soddisfazione pensare solo all’apparenza e a prevaricare gli altri”.

Balbetta e non risponde più.

Sono una pedagogista e ai miei bimbi a cui capita di aver problemi coi bulli ho sempre detto di non darsi troppa pena perché sono degli sfigati. Ma cazzo, vedere coi propri occhi quanto sono sfigati è tutta un’altra storia.

Tutto questo per rispondere alla domanda: hanno senso le cene coi vecchi compagni delle elementari? No, se non hai più alcun legame con queste persone e non ti è mai più interessato sentirle nella vita “reale”. È qualcosa che va molto al di là del nostalgico.
Ma se paragonarti ai tuoi coetanei può esserti utile a farti capire che come adulto non stai facendo così tanta pena… allora vai!