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Le mirabolanti avventure di un’impiegata postale

edna incredibili

 

poste

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Non tutte le clienti sono antipatiche

Una mattina come tante, solito ufficio postale, al mio sportello arriva una cliente. Una cliente come tante. In teoria. In pratica però, di cognome fa Storace. Che a ben vedere, non ci sarebbe nulla di male.
È di Roma, niente  di strano, nel Lazio è un cognome usuale come Santambrogio a Milano.
Ma insomma, va detto che di questi tempi sono politicamente sensibile.

Nel senso che appena sento anche solo nominare una qualunque cosa che abbia a che fare con la politica, il mio sistema immunitario reagisce e mi provoca urticanti reazioni e nausea a livelli gravidici.
Per fortuna, la signora Storace è una trentenne solare, allegra, fisicamente morbida,  un lavoro interessante alla Feltrinelli, sezione letteratura per ragazzi, un sorriso che conquista. E mi fa passare pure l’ansia politica.

Ma purtroppo i drammi non arrivano mai da soli, la vita sa essere grottesca e la politica sa fare giri arzigogolati e contorti per aggirarti e tornare a riderti in faccia proprio quandi credevi di essertene liberata.

Dunque, mentre chiacchiero con l’amabile Storace, associazione di parole che mai avrei creduto di poter fare, vengo a scoprire il dettaglio che fa la differenza, la scocciatura,  la sabbia nel costume, la fogliolina di insalata incastrata tra i denti di questa donna: il marito.
Va bé, niente di nuovo, si potrebbe pensare lì per lì.
La povera  ha il marito che non alza la tavoletta, che non riesce a fare un bucato senza creare nuove tinte di colore sui suoi abiti preferiti.
No, non è quel tipo di problema. È un problema più grave.
Il marito fa di cognome Salvini. E si chiama Shami perché è di origine indiana, adottato in Italia da una coppia, deliziosa dice lei, di Piacenza.

Dunque la signora Salvini conosce Shami durante un convegno del Partito Comunista, bei tempi quelli: esisteva ancora il Partito Comunista.
Si sposano di lì a poco e si trasferiscono in Provincia di Milano, a Monza: la porta della Brianza.

A pochi km da Arcore.

Insomma tutto perfetto, ad accezione della targhetta sul citofono:

SALVINI-STORACE

Mi verrebbe da abbandonare la postazione per offrire un grappino alla mia amica, che io sono così, con i drammi empatizzo e nascere con un congnome che riporta alla mente certi personaggi può essere peggio che nascere con una spada di Damocle tra capo e collo.
Tuttavia non posso essere sbronza alle Poste, a differenza di certi clienti, evidentemente, quindi desisto sorrido e penso:
“ma se un indiano, adottato, in Brianza, comunista, che fa di cognome Salvini, è riuscito a coniugarsi con una donna romana che fa di cognome Storace, ma possibile che al Colle non siano riusciti a metter su uno straccio di Governo?!”

ps.la Sig. Storace mi ha autorizzato a raccontarvi questo, nella speranza che il postino non rida come un pazzo tutte le volte che le citofona.