adesso!

Con il culo degli altri

Avete sicuramente fatto caso a come sia sempre più facile decidere che la vita, le emozioni, le esperienze, le situazioni, i cazzi e i mazzi degli altri sono semplicissimi da decodificare, sbrogliare, et voilà risolvere, rispetto ai nostri? Con il culo degli altri è sempre tutto semplice.

pecorina

I figli degli altri sono facilissimi da educare, indirizzare, rimettere al loro posto con un calcio in culo o un corso di bon ton.

Fin da quando vanno in giro gattonando, sappiamo come ci si rapporta con loro, qual è il pediatra giusto, il latte in polvere ideale, il pannolino più assorbente, il modo giusto per farlo smettere di svegliarsi quindici volte per notte e poter dormire 8 benedette ore filate.

Quanto e se possa stare nel lettone prima di diventare “Quel viziato di TUO figlio”, fino a quale colore di cacca sia più giusto per uno lungo 70 centimetri che mangia MelaBanana alternata a PeraAlbicocca rigorosamente bio e acquistati in gruppo solidale da Gino il contadino.

Salvo poi nutrire i nostri uscendo di corsa dal lavoro, con gli omogeneizzati del primo discount bulgaro in tangenziale, usare pannolini di una taglia in meno perché erano in offerta, lasciargli in usocapione il lettone “Lo so, è sbagliato, ma se non dormo almeno due notti di fila sbrocco…” e sapere già di che colore sarà la cacca, per colpa di quegli omogeneizzati di merda, e per questo non riuscire nemmeno a guardarla.

E per quando sono adolescenti? Non abbiamo forse “IL” Manuale dedicato a loro?

“L’adolescenza spiegata ai genitori dei figli degli altri”.

Sappiamo come entrare in camera loro, guardarli negli occhi, farci aprire il loro cuore e le loro sinapsi perché facciano entrare la nostra posologia:
“Si frequentano solo coetanei dabbene, si evitano locali o quartieri pericolosi, NO totale a droghe, alcol, pasticche di vario genere, colore o consistenza, bibite offerte da potenziali stupratori, tatuaggi mafia russa style, piercing Apocalypto tribes, look troppo trash, fetish, smandrappati e made in Se-l’è-cercata”.

Poi, i nostri eroi escono dal portone facendo paura perfino al kebabbaro col fratello foreign fighter scappato ad arruolarsi in Siria.

Ad aspettarli quattro amici appena riemersi da un rave abbestia per l’apericena nel peggiore bar di Caracas a tequila bum bum e canna libera, vestiti come affiliati della Yakuza in missione e tatuati più di Fedez e J-AX messi insieme.

NEI RAPPORTI DI COPPIA DEGLI ALTRI POI DIAMO IL MASSIMO.

Noi – magari single non per scelta fin dalla quinta ele o con la sindrome della persona sbagliatissima o più cornuti di una mandria di stambecchi sul Gran Paradiso – siamo “Primari di Educazione Sentimentale” che prescrivono ricette amorosamente adatte ai tormenti ed estasi di amici, parenti, vicini di casa o sconosciuti sull’interregionale delle 7:40.

Per tutto questo, e molto altro, stamattina, leggendo il mio quotidiano, non ho fatto una piega alla notizia che Angelo Mascolo, gip stakanovista di Treviso (pare che un giorno, in poco più di tre ore, riuscì a celebrare 69 udienze), sfuggito a un’aggressione in strada in piena notte e non finita in tragedia per il miracoloso sopraggiungere di una Gazzella dell’Arma, ha reagito con nientepopodimeno che “Lo Stato è inaffidabile, da oggi girerò armato”.

E non mi sono minimamente scomposta pensando a tutte quelle dannate volte in cui siamo noi a doverci trovare davanti a un giudice.

Con la domanda più logica che preme per esploderti fuori, dopo aver assistito all’assoluzione o alla pena minima concesse all’ennesimo scippatore, rapinatore, stupratore da cui abbiamo dovuto difenderci a sangue, magari dopo aver quasi rivisto la nostra vita passarci davanti come in un film:

“Come può essere, Vostro Onore, che qui il cornuto e mazziato sono io… E se fosse successo a lei ?”.

Non so voi, ma io la risposta l’ho sempre saputa.
Era solo questione di aspettare il momento e l’occasione.

Perché quel “Girare armati”, detto da un magistrato, altro non è che la conferma della regola – senza eccezione – del detto più condiviso nelle varie lingue del pianeta:

“Siamo tutti qualcosa ma col culo degli altri”.Avete sicuramente fatto caso a come sia sempre più facile decidere che la vita, le emozioni, le esperienze, le situazioni, i cazzi e i mazzi degli altri sono semplicissimi da decodificare, sbrogliare, et voilà risolvere, rispetto ai nostri? Con il culo degli altri è sempre tutto semplice.

pecorina

I figli degli altri sono facilissimi da educare, indirizzare, rimettere al loro posto con un calcio in culo o un corso di bon ton.

Fin da quando vanno in giro gattonando, sappiamo come ci si rapporta con loro, qual è il pediatra giusto, il latte in polvere ideale, il pannolino più assorbente, il modo giusto per farlo smettere di svegliarsi quindici volte per notte e poter dormire 8 benedette ore filate.

Quanto e se possa stare nel lettone prima di diventare “Quel viziato di TUO figlio”, fino a quale colore di cacca sia più giusto per uno lungo 70 centimetri che mangia MelaBanana alternata a PeraAlbicocca rigorosamente bio e acquistati in gruppo solidale da Gino il contadino.

Salvo poi nutrire i nostri uscendo di corsa dal lavoro, con gli omogeneizzati del primo discount bulgaro in tangenziale, usare pannolini di una taglia in meno perché erano in offerta, lasciargli in usocapione il lettone “Lo so, è sbagliato, ma se non dormo almeno due notti di fila sbrocco…” e sapere già di che colore sarà la cacca, per colpa di quegli omogeneizzati di merda, e per questo non riuscire nemmeno a guardarla.

E per quando sono adolescenti? Non abbiamo forse “IL” Manuale dedicato a loro?

“L’adolescenza spiegata ai genitori dei figli degli altri”.

Sappiamo come entrare in camera loro, guardarli negli occhi, farci aprire il loro cuore e le loro sinapsi perché facciano entrare la nostra posologia:
“Si frequentano solo coetanei dabbene, si evitano locali o quartieri pericolosi, NO totale a droghe, alcol, pasticche di vario genere, colore o consistenza, bibite offerte da potenziali stupratori, tatuaggi mafia russa style, piercing Apocalypto tribes, look troppo trash, fetish, smandrappati e made in Se-l’è-cercata”.

Poi, i nostri eroi escono dal portone facendo paura perfino al kebabbaro col fratello foreign fighter scappato ad arruolarsi in Siria.

Ad aspettarli quattro amici appena riemersi da un rave abbestia per l’apericena nel peggiore bar di Caracas a tequila bum bum e canna libera, vestiti come affiliati della Yakuza in missione e tatuati più di Fedez e J-AX messi insieme.

NEI RAPPORTI DI COPPIA DEGLI ALTRI POI DIAMO IL MASSIMO.

Noi – magari single non per scelta fin dalla quinta elementare o con la sindrome della persona sbagliatissima o più cornuti di una mandria di stambecchi sul Gran Paradiso – siamo “Primari di Educazione Sentimentale” che prescrivono ricette amorosamente adatte ai tormenti ed estasi di amici, parenti, vicini di casa o sconosciuti sull’interregionale delle 7:40.

Per tutto questo, e molto altro, leggendo il mio quotidiano, non ho fatto una piega alla notizia che Angelo Mascolo, gip stakanovista di Treviso (pare che un giorno, in poco più di tre ore, riuscì a celebrare 69 udienze), sfuggito a un’aggressione in strada in piena notte e non finita in tragedia per il miracoloso sopraggiungere di una Gazzella dell’Arma, ha reagito con nientepopodimeno che “Lo Stato è inaffidabile, da oggi girerò armato”.

E non mi sono minimamente scomposta pensando a tutte quelle dannate volte in cui siamo noi a doverci trovare davanti a un giudice.

Con la domanda più logica che preme per esploderti fuori, dopo aver assistito all’assoluzione o alla pena minima concesse all’ennesimo scippatore, rapinatore, stupratore da cui abbiamo dovuto difenderci a sangue, magari dopo aver quasi rivisto la nostra vita passarci davanti come in un film:

“Come può essere, Vostro Onore, che qui il cornuto e mazziato sono io… E se fosse successo a lei ?”.

Non so voi, ma io la risposta l’ho sempre saputa.
Era solo questione di aspettare il momento e l’occasione.

Perché quel “Girare armati”, detto da un magistrato, altro non è che la conferma della regola – senza eccezione – del detto più condiviso nelle varie lingue del pianeta:

“Siamo tutti qualcosa ma col culo degli altri”.