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Ma come ti vesti?! UN OUTFIT VINCENTE

Adoro le scarpe. Ne ho molte, moltissime. Non finirei mai di acquistarle, soprattutto quelle con il tacco alto.

Adoro i vestiti. Mi piacciono estrosi, eccentrici, sexy.

Sono fissata con i capelli. Non sopporto il capello sciatto, con la ricrescita, rovinato e trascurato.

Questa sono io.

Questa sono io quando vado in ufficio, quando esco con le amiche o quando, semplicemente, esco e spero in un incontro.

Questa ero io fino alle 3 di stanotte.

Suona il cellulare. Mio figlio.

“Dormivi?”

Tachicardia al primo squillo. Ma figurati amore. Chi vuoi che dorma a quest’ora?

“Ho preso il taxi ma non ho abbastanza soldi. Quando sto per arrivare a casa ti chiamo e scendi a pagare”.

Alle 3 non so nemmeno chi sono e dove mi trovo.

Piove, fa freddo. Scendo in pigiama corto, crocs tarocche, giacca di pelle e capelli pettinati con i petardi. In ascensore, lo specchio mi rimanda l’immagine di una creatura mitologica: metà donna, metà rutto. Enzo Miccio e Carla Gozzi che singhiozzano è l’immagine che mi si presenta se chiudo gli occhi.

Esco, attraverso l’atrio, dal cancello vedo il taxi fermo sotto casa.

Pago. Grazie, buonanotte (speriamo).

“Il tassista quando ti ha visto mi ha chiesto se eri mia mamma” (acuto il tassista) “Ha detto: bella donna!”.

BAM!

Ma come? Così? Con il pigiama corto, le gambe magre e le crocs che mi fanno i piedi di Topolino?

Eh si, così.

Alle 3,15 mi riaddormento, lasciando buona parte del letto al mio ego smisurato.

 

outfit vincente

Adoro le scarpe. Ne ho molte, moltissime. Non finirei mai di acquistarle, soprattutto quelle con il tacco alto.

Adoro i vestiti. Mi piacciono estrosi, eccentrici, sexy.

Sono fissata con i capelli. Non sopporto il capello sciatto, con la ricrescita, rovinato e trascurato.

Questa sono io.

Questa sono io quando vado in ufficio, quando esco con le amiche o quando, semplicemente, esco e spero in un incontro.

Questa ero io fino alle 3 di stanotte.

Suona il cellulare. Mio figlio.

“Dormivi?”

Tachicardia al primo squillo. Ma figurati amore. Chi vuoi che dorma a quest’ora?

“Ho preso il taxi ma non ho abbastanza soldi. Quando sto per arrivare a casa ti chiamo e scendi a pagare”.

Alle 3 non so nemmeno chi sono e dove mi trovo.

Piove, fa freddo. Scendo in pigiama corto, crocs tarocche, giacca di pelle e capelli pettinati con i petardi.
In ascensore, lo specchio mi rimanda l’immagine di una creatura mitologica: metà donna, metà rutto.

Enzo Miccio e Carla Gozzi che singhiozzano è l’immagine che mi si presenta se chiudo gli occhi.

Esco, attraverso l’atrio, dal cancello vedo il taxi fermo sotto casa.

Pago. Grazie, buonanotte (speriamo).

“Il tassista quando ti ha visto mi ha chiesto se eri mia mamma” (acuto il tassista) “Ha detto: bella donna!”.

BAM!

Ma come? Così? Con il pigiama corto, le gambe magre e le crocs che mi fanno i piedi di Topolino?

Eh si, così.

Alle 3,15 mi riaddormento, lasciando buona parte del letto al mio ego smisurato.