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Mercoledì bianchi: dov’è la ragazza di Enghelab?

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A meno di un mese dall’inizio delle manifestazioni di protesta in Iran, siamo riuscite a ricontattare la nostra collaboratrice, poetessa e soprattutto amica Jasmine Eftekhari.
Per diversi giorni abbiamo seguito la situazione iraniana anche attraverso i suoi occhi, cercando di capire il più possibile, finché il regime non ha chiuso tutti i social locali rendendo impossibile ogni tipo di contatto.
Abbiamo sperato e aspettato con lei e finalmente è tornata e tornerà a dirci la sua.
Per noi e per voi, Jasmine Eftekhari:
Allora, vi ricordate le proteste in Iran di qualche settimane fa?
Sono state arrestate tante persone, tra loro giornalisti, blogger, attivisti, studenti e gente normale.
25 persone (da quello che dicono le autorità iraniane) sono state uccise durante le manifestazioni, tra loro un ragazzo di 15 anni e 2 ragazzi sono morti giorni dopo, in carcere (dicono che si sono suicidati ma sul corpo, i loro familiari, hanno trovato segni di pugni e botte).
Una di queste persone arrestate è la ragazza, di cui non si sa ancora il nome, che è diventata il simbolo delle proteste. Ha 31 anni e un figlio di 19 mesi (noi la chiamiamo “la ragazza della strada Enghelab”).
È stata arrestata poche ore dopo essersi tolta il velo, in una delle strade principali di Tehran- centro delle proteste anche nel 2009- che si chiama “Enghelab” (Enghelab vuol dire Rivoluzione), poi è stata rilasciata e di nuovo arrestata, qualche giorno dopo.
È ancora in galera. Ci sono due avvocati che stanno provando ad aiutarla ad uscire, una di loro è la famosa attivista e avvocatessa Nasrin Sotudeh (liberata pochi mesi fa, dopo anni di prigione).
L’altro avvocato ha dichiarato che, oltre alla ragazza di Enghelab, nello stesso giorno, sono state arrestate altre due ragazze, durante le proteste a Tehran, perché si erano tolte il velo.
Anche loro sono ancora nel carcere di Gharchak, una piccola città vicino a Tehran.
Mentre tutto questo succedeva a Tehran, a Londra, un’altra attivista “Masih Alinejad” ha fatto partire un trend sui social #دختر_خیابان_انقلاب_کجاست (#where_is_she , dov’è la ragazza della strada Enghelab).

Nella settimana scorsa l’hashtag in persiano è stato rimandato sui social più di 20mila volte. Tantissime donne e anche uomini iraniani hanno iniziato a fotografarsi a volto scoperto, come ha fatto la ragazza di Enghelab, legando un velo bianco e facendo delle foto.
Mana Neyestani, un famoso cartoonista iraniano, ha fatto una vignetta per lei e per tutte le donne che lottano contro il velo obbligatorio in IRAN.
Ora voi carissimi italiani come potete darci una mano? Semplice! Parlate il più possibile dei “Mercoledì Bianchi” o White Wednesdays in persiano چهارشنبه های سفید che è la nostra lotta, una campagna creata da Masih Alinejad: i mercoledì ci vestiamo di bianco (spesso solo il velo bianco) e, dove possiamo, togliamo il velo in pubblico, faccio delle foto o dei video e postiamo tutto sui social sempre con l’hashtag #white_Wednesdays o #چهارشنبه_سفید Dovete sapere che in Iran portare il velo islamico, chiamato Hijab, è obbligatorio per tutte le donne, musulmane o meno, sopra i nove anni di età.

 

Che altro potrei aggiungere. Volevo trovare una “chiusa”, si dice così no, una chiusa a questo pezzo… ma per me questa storia non è chiusa finché non saremo tutte davvero libere.