adesso!

Mi sono scopata Trump

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Vi seguo da un po’ e mi sembrate tutte donne in gamba, adulte e (meningite a parte) vaccinate.

Quindi ho da chiedervi una cosa.

La domanda non è perché io, 47 anni, femminista, di sinistra, fanatica di Che Guevara e di Manu Chao, mi sia ritrovata a fare la puttana.

 

La domanda non è perché, a 28 anni, nel 1998 abbia avuto l’occasione di essere a NY per la Fashion Week.

La domanda non è nemmeno perché abbia accettato di salire in camera con questo tizio: 1.500 $ sono una risposta esauriente.

E non voglio nemmeno domandare come mai lui si sia completamente innamorato di me, al punto di ri-prenotarmi per 26 sere di fila.

E mi cascassero le tette rifatte, se vi domando perché ogni singola sera mi facesse mettere “Clandestino” del mio Manu Chao, mi facesse travestire da messicana e si divertisse a innalzare un muro coi Lego, minacciandomi di farlo pagare a me. Lo vedevo come un modo per parlare di geopolitica (che terminava con una grande verità: i messicani se lo prendono sempre in quel posto).

No, la domanda non è perché abbia stretto amicizia con quella slava incazzosa e morta di fame che ho incrociato nella hall.
E la domanda non è perché mi sia mossa a pietà e le abbia ceduto il mio posto in camera.
La domanda non è -men che mai!- perché, la sera dopo, quando la slava con la congiuntivite (o almeno credo, stava sempre con gl’occhi strizzati) abbia ingoiato la chiave della camera, prendendo in ostaggio il mio cliente.

La domanda non è se, in quel momento, io sapessi che il tizio fosse Donald Trump, uno degli uomini più ricchi d’America.

E, infine, la domanda non è se avessi avuto sentore che, nel giro di vent’anni, quel tizio avrebbe accumulato 8 miliardi di dollari e sarebbe divenuto Presidente degli Stati Uniti.

Perché, anche ne avessi avuto sentore, avrei lo stesso lasciato via libera a quella slava con l’occhio a fessura.
Perché, ripensandoci, mi risuona ancora nelle orecchie “Clandestino”. È stato il mio modo di omaggiare me stessa e Manu Chao. È stato il mio modo di chiedere “scusa”, da parte mia e di tutto l’Occidente, per decenni se non secoli di sfruttamento economico, culturale, umano.
Quella ragazza era, per me, il simbolo di un Terzo Mondo in cerca di riscatto e di affermazione, come cantato dal mio adorato Manu Chao. Quella ragazza era mia sorella, mia amica, mio tutto. E, all’epoca, volentieri le cedetti quel capitalista biondastro.

Quindi non farò nessuna di queste domande.
Perché la vera domanda è: ma sarò una cogliona?
Attendo le vostre risposte, grazie.
P.S.: Manu Chao? Ma vattene affanculo, và….

Vi seguo da un po’ e mi sembrate tutte donne in gamba, adulte e (meningite a parte) vaccinate.
Quindi ho da chiedervi una cosa.
La domanda non è perché io, 47 anni, femminista, di sinistra, fanatica di Che Guevara e di Manu Chao, mi sia ritrovata a fare la puttana.
La domanda non è perché, a 28 anni, nel 1998 abbia avuto l’occasione di essere a NY per la Fashion Week.
La domanda non è nemmeno perché abbia accettato di salire in camera con questo tizio: 1.500 $ sono una risposta esauriente.
E non voglio nemmeno domandare come mai lui si sia completamente innamorato di me, al punto di ri-prenotarmi per 26 sere di fila.
E mi cascassero le tette rifatte, se vi domando perché ogni singola sera mi facesse mettere “Clandestino” del mio Manu Chao, mi facesse travestire da messicana e si divertisse a innalzare un muro coi Lego, minacciandomi di farlo pagare a me.
Lo vedevo come un modo per parlare di geopolitica (che terminava con una grande verità: i messicani se lo prendono sempre in quel posto).
No, la domanda non è perché abbia stretto amicizia con quella slava incazzosa e morta di fame che ho incrociato nella hall.
E la domanda non è perché mi sia mossa a pietà e le abbia ceduto il mio posto in camera.
La domanda non è -men che mai!- perché, la sera dopo, quando la slava con la congiuntivite (o almeno credo, stava sempre con gl’occhi strizzati) abbia ingoiato la chiave della camera, prendendo in ostaggio il mio cliente.
La domanda non è se, in quel momento, io sapessi che il tizio fosse Donald Trump, uno degli uomini più ricchi d’America.
E, infine, la domanda non è se avessi avuto sentore che, nel giro di vent’anni, quel tizio avrebbe accumulato 8 miliardi di dollari e sarebbe divenuto Presidente degli Stati Uniti.
Perché, anche ne avessi avuto sentore, avrei lo stesso lasciato via libera a quella slava con l’occhio a fessura.
Perché, ripensandoci, mi risuona ancora nelle orecchie “Clandestino”.
È stato il mio modo di omaggiare me stessa e Manu Chao.
È stato il mio modo di chiedere “scusa”, da parte mia e di tutto l’Occidente, per decenni se non secoli di sfruttamento economico, culturale, umano.
Quella ragazza era, per me, il simbolo di un Terzo Mondo in cerca di riscatto e di affermazione, come cantato dal mio adorato Manu Chao.
Quella ragazza era mia sorella, mia amica, mio tutto.
E, all’epoca, volentieri le cedetti quel capitalista biondastro.
Quindi non farò nessuna di queste domande.
Perché la vera domanda è: ma sarò una cogliona?
Attendo le vostre risposte, grazie.
 
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P.S.: Manu Chao? Ma vattene affanculo, và….