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Il giorno in cui morì Lady D

Lady D

Ci sono momenti nella vita che restano indelebili, marchiati a fuoco nella memoria.

Tipo “Guardate con chi siete, perché non ve lo dimenticherete mai!” (cit. Caressa, finale Mondiali di Calcio 2006 #ilcieloèazzurrosopraberlino).

Momenti privati e privatissimi:
– il primo giorno di prima ele,
– il primo bacio con la lingua a spatola,
– il primo orgasmo clitorideo autoprocurato,
– il primo vaginale in coppia o in più vasta compagnia,
– il riso Arborio dopo il matrimonio,
– il ginecologo sudato che ti martella “spingi che vedo già la testa”,
– la prima volta che hai visto Parigi o Venezia o l’outlet di Serravalle,
– Tardelli che corre urlando ai Mondiali dell’82 con Pertini che fa quasi il gesto dell’ombrello a Juan Carlos,
– l’11 Settembre…

Il 31 Agosto del 1997 entra a pieno diritto nella categoria UNFORGETTABLE.
Per me e per almeno tre miliardi di popolazione mondiale, inclusi i Boscimani del Kalahari e gli Inuit finlandesi.

il giorno in cui morì Lady D

IL GIORNO IN CUI MORI’ LADY D.

Me lo ricordo come se fosse ora per un motivo:
una cistite da manicomio al ritorno da una vacanza sesso-droga e “Un dos tres Maria” (prima che scoprissi l’enorme spreco della gaytudine di Ricky Martin e il mundo mi crollasse abajo).
Per dovere di cronaca e per tranquillizzare la squadra Narcotici e i cani della Guardia di Finanza, tengo a precisare che per droga intendo il pepe dell’impepata di cozze che il Sud ci propina solo per favorire la lobby del pepe.
Consumato a quintalate, come se non ci fossero un domani e la cistite a punirmi per aver osato l’inosabile senza antibiotico in valigia.
(Sempre per dovere di cronaca, il sesso ci fu fino alla cistite, perché trombare tra water e bidet con la patonza che ti brucia come un peperone di Cayenna, non è proprio cosa).
Il ritorno a casa fu un calvario di soste in autogrill, senza mutande per tentare di arieggiare il bruciore del mio impianto idraulico, finanche nel bagno dei maschi quando in quello delle femmine c’era una coda stile uscita di Roncobilaccio Ovest.

La sequenza al ritorno finalmente a casa e sulla mia agognata tavoletta fu:
– Antibiotico a manetta
– Sonnifero per tentare di dormire, strafottendomene dell’orrenda prospettiva di bagnare il letto
– Stramazzo finale con Hawaianas ancora ai piedi.

Il risveglio del mattino fu meno tragico del precedente e visto che potevo scollare la patonza dolente dalla tazza con intervalli più lunghi, accesi la TV che non vedevo da 15 giorni.
Cosa insolita per me, che la guardo poco e spesso a notte fonda.
Ma si sa, il destino cinico e baro decide per noi e quel giorno aveva deciso che venissi a sapere del tunnel dell’Alma tra una dose di Bactrim e l’altra.
Ovviamente rintronata da farmaci e sonnifero, subito non capii una mazza.
Pensavo fosse uno spezzone di film, sezione “Un certain regarde”, da portare al Festival del Cinema di Venezia.
Poi, tra i fumi chimici, si fece strada la verità:
Lady D era già buonanima.
E via con immagini martellanti di Hotel Ritz e favolosi solitari di fidanzamento, paparazzi in agguato e Al Fayed figlio e padre come se piovesse.
Collegamenti tra Londra e Parigi che neanche durante la Seconda Guerra Mondiale e scene di panico e isteria collettiva che neanche durante la crisi dei missili di Cuba.

Il pianeta aveva perso la sua icona per cosa…
– Un autista sbronzerrimo
– Un tunnel da allargare e condonare
– Un arabo ricchissimo ma portasfiga
– Le maledizioni portafortuna di una regina
– Il tocca ferri da cavallo di Camilla
– La licenza di uccidere degli 007 inglesi
– La casa discografica di Elton John..?

NON LO SAPREMO MAI

Ognuno di noi avrà forever la sua convinzione.
Tra il mare di fiori veri e quelli virtuali che ciascuno di noi depose in memoria di Lady D. ci saranno per sempre punti interrogativi ed esclamativi.
A memento che la vita è un miracolo che ci viene donato e in cui ognuno riceve la propria stella personale.
Ci sono stelle che brillano fino alla fine, altre che si spengono nel cammino dentro a tunnel maledetti.
Quello di Diana fu l’Alma, il mio un’impepata di cozze.

E se l’Hotel Ritz e una bottiglia di Krug Clos D’Ambonnay 1995 furono gli ultimi conforti della nostra amata Candle in the Wind, i miei mentre lacrimavo sopra e, con licenza parlando, sotto, furono il water di casa mia e una bottiglia di Ferrarelle da un litro e mezzo.
Per farmi passare la cistite e sentirmi di nuovo una Pricess.
E poter dire “Addio” a Lady D. come meritava.
Finalmente e decorosamente con le mutande.

…anche se non ti ho mai nemmeno conosciuta a me sembra che tu abbia vissuto la tua vita come una candela al vento…“.

In memory of Diana.