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Natale in casa Trumpiello: do you like ‘o presepe ?

Natale, Trump,presepe

Washington D.C

Era dal 16 di Agosto anzi, per essere precisi, dal 15 dopo aver pulito la griglia del barbecue, buttato i piatti e i bicchieri in carta American Express Platinum e aver salutato le ultime Ferrari Testa Rossa e Lamborghini Huracan, che alla Casa Bianca si pianificava il Natale.
Non ovviamente l’aspetto religioso o spirituale della festa più sentita al mondo dopo quella del Black Friday, ma nientepopodimenoche la progettazione degli addobbi del primo Natale dell’era Trump President of the World.
Affinché niente potesse essere lasciato al caso.
Giusto per ricordare all’umanità chi comanda e possiede.
Che sia il pulsante attivatore della Prima Guerra Nucleare o l’interruttore delle lucine ad intermittenza dell’albero di Natale, tutto avrebbe dovuto essere spettacolarmente indicativo di quello che si intende per spirito natalizio in casa Trump.
Qui di seguito verranno elencati i cantieri in progress, lo stato dei lavori e le reazioni del committente.

PARCO CASA BIANCA
-ILLUMINAZIONE EDIFICIO PRINCIPALE ED ANNESSI come se su Washington non tramontasse mai il sole.
Ottordici miliardi di lucine intermittenti a cura dell’Ufficio Tecnico-Pro Loco della Nasa piazzate su qualsivoglia superficie nei colori della bandiera americana, alternati a quelli delle cravatte di Trump nelle occasioni ufficiali.
Babbo Natale a grandezza disumana in marmo di Carrara con slitta originale vikinga appartenete a Erik Thorvaldsson, noto come Erik il Rosso e usata durante la famosa spedizione in Groenlandia del 988.
Gruppo di 48 renne vere rese appositamente opalescenti dopo un soggiorno ad hoc di 6 mesi nel nocciolo del reattore nucleare di Fukushima.
Impianto stereo usato al concerto dei Rolling Stones a L’Havana per farsi sentire anche dagli esuli di Miami Beach pronto a diffondere musiche natalizie a cura delle filarmoniche di Boston, Berlino, Parigi, Londra e Vienna, con parti cantate dal Coro dell’Armata Rossa gentilmente offerto, in un impeto di spirito natalizio ex KGB, da Putin.
Il tutto già ultimato e coperto dall’ombrello spaziale SDI (Strategic Defense Initiative) per non guastare la sorpresa della vigilia.
Pare che Melanie abbia criticato il plaid della slitta di Babbo Natale non in zibellino selvaggio come aveva chiesto, ma in semplice visone bianco d’allevamento per non turbare i cacciatori di zibellini selvaggi dell’Alaska.
Ma si sa, noi donne se non cerchiamo il PELO nell’uovo..!

ALBERO DI NATALE
Indecisi tra un Cedro del Libano di 30 mt, una Sequoia Sempreverde dell’Oregon di 80 mt e un Pino Coreano di 18 mt già soprannominato Kim Jong per via delle pigne in testa, si è deciso per amore di tradizione, di scegliere l’Abete più alto d’Europa:
l’Avez del Prinzep.
Alto 54 mt e con una circonferenza di 5,6 mt, fino al 12 novembre scorso situato nel comune di Lavarone (TN).
Prima che una tempesta di vento lo schiantasse a terra.
Secondo la versione ufficiale data in pasto all’opinione pubblica.
La quale ignora che una divisione del Genio Marines con l’ausilio di tutti i Rangers del Texas, in quella notte buia e tempestosa, segarono, impacchettarono e spedirono, via portaerei Gerald R.Ford CVN 78 ancorata nel porto di Trieste, il tutto a Washington.
L’operazione in codice è stata chiamata “Desert Stronz” in omaggio all’esclamazione dell’unico testimone trentino, un malgaro di vacche, che, alla vista del buco lasciato dall’albero, gridò nel vento “Indò che passè voialtri ghe resta solo el desert…stronz!”-
Attualmente l’Abete si erge in tutta la sua possanza in una zona recondita dell’orto di Melanie, in attesa di essere decorato con palloni di vetro d’oro ispirati a quelli del famoso premio e già ribattezzati “Decorazioni Cristiano Ronaldo” e lampadari in cristallo Swarovski al posto della solita poverata delle catene di lucine intermittenti.

PRESEPE
Si è discusso a lungo sia sull’Air Force One in viaggio per la Cina che in sede di Congresso più volte riunito alla bisogna, in quale stanza collocare il presepe.
Fino a quando Donald in persona, nel bel mezzo di una telefonata intercontinentale con Putin per farsi consigliare su quale caviale beluga fosse più adatto alle tartine per il rinfresco con gli amici del baretto, non è venuta l’illuminazione.
Quale stanza più degna ad ospitare il presepe se non la mitica Stanza Ovale?
Il luogo più sacro, più sicuro, più iconicamente rappresentativo dello spirito religioso USA, quello che “esporta” democrazia in giro per il mondo, ma solo a fin di Bene.
E così, in quattro e quattr’otto, lo stesso staff che allestì il Super Bowl Houston 2017, coadiuvato da reparti della CIA per la segretezza del sito in questione, hanno lavorato sotto la supervisione di:
-Renzo Piano per le casette
-Karl Lagerfeld, Armani, Maison Valentino e Christian Dior per i costumi dei pastori
-Maison Vuitton e Prada per gli accessori dei pastori
-Il Re Salman dell’Arabia Saudita per i cammelli
-Flavio Briatore per le pecore autoctone della Costa Smeralda
e Cracco, Bastianich e Gordon Ramsay per il Catering.
Il tutto reso meccanico e in movimento dai migliori tecnici della Silicon Valley.
Non restava che chiedere il parere dei due piccoli di casa, la nipotina Arabella di 6 anni e il figlio Barron di 11, perché solo i bambini possono restare rapiti dalla magia e dal significato intrinseco della natività.
Per cui fu con sommesso incoraggiamento che Donald chiese alle creature convocate nella stanza ovale
“Do you like ‘o Presepe?”
“No, I do not like ‘o Presepe” risposero all’unisono i due schifatissimi million dollar children.
“Ma è meraviglioso, guardatelo bene…do you like ‘o Presepe?” tentò ancora una volta Mister President
E i due ostinatamente “No, I do not like!”
“Ma perché?” chiese Donald quasi in lacrime
“Perché manca qualcosa” urlarono i marmocchi
“Che cosa?” urlò di rimando Mister President Cuppiello
“Avete delle pietre che vi avanzano?” chiesero i baby guardando verso Piano
“Yes” rispose Renzo
“E allora tirate su un muro tra la stalla e i pastori, che i poveri bisogna forever tenerli fuori” sentenziarono tra le ovazioni dei presenti e le lacrime di Trump, Melanie e Ivanka i due piccoli di casa.
Perché si dice che a Natale bisogna essere più buoni.
Mica meno stronzi.

Natale, Trump,presepe

Washington D.C

Era dal 16 di Agosto anzi, per essere precisi, dal 15 dopo aver pulito la griglia del barbecue, buttato i piatti e i bicchieri in carta American Express Platinum e aver salutato le ultime Ferrari Testa Rossa e Lamborghini Huracan, che alla Casa Bianca si pianificava il Natale.
Non ovviamente l’aspetto religioso o spirituale della festa più sentita al mondo dopo quella del Black Friday, ma nientepopodimenoche la progettazione degli addobbi del primo Natale dell’era Trump President of the World.
Affinché niente potesse essere lasciato al caso.
Giusto per ricordare all’umanità chi comanda e possiede.
Che sia il pulsante attivatore della Prima Guerra Nucleare o l’interruttore delle lucine ad intermittenza dell’albero di Natale, tutto avrebbe dovuto essere spettacolarmente indicativo di quello che si intende per spirito natalizio in casa Trump.
Qui di seguito verranno elencati i cantieri in progress, lo stato dei lavori e le reazioni del committente.

PARCO CASA BIANCA
-ILLUMINAZIONE EDIFICIO PRINCIPALE ED ANNESSI come se su Washington non tramontasse mai il sole.
Ottordici miliardi di lucine intermittenti a cura dell’Ufficio Tecnico-Pro Loco della Nasa piazzate su qualsivoglia superficie nei colori della bandiera americana, alternati a quelli delle cravatte di Trump nelle occasioni ufficiali.
Babbo Natale a grandezza disumana in marmo di Carrara con slitta originale vikinga appartenete a Erik Thorvaldsson, noto come Erik il Rosso e usata durante la famosa spedizione in Groenlandia del 988.
Gruppo di 48 renne vere rese appositamente opalescenti dopo un soggiorno ad hoc di 6 mesi nel nocciolo del reattore nucleare di Fukushima.
Impianto stereo usato al concerto dei Rolling Stones a L’Havana per farsi sentire anche dagli esuli di Miami Beach pronto a diffondere musiche natalizie a cura delle filarmoniche di Boston, Berlino, Parigi, Londra e Vienna, con parti cantate dal Coro dell’Armata Rossa gentilmente offerto, in un impeto di spirito natalizio ex KGB, da Putin.
Il tutto già ultimato e coperto dall’ombrello spaziale SDI (Strategic Defense Initiative) per non guastare la sorpresa della vigilia.
Pare che Melanie abbia criticato il plaid della slitta di Babbo Natale non in zibellino selvaggio come aveva chiesto, ma in semplice visone bianco d’allevamento per non turbare i cacciatori di zibellini selvaggi dell’Alaska.
Ma si sa, noi donne se non cerchiamo il PELO nell’uovo..!

ALBERO DI NATALE
Indecisi tra un Cedro del Libano di 30 mt, una Sequoia Sempreverde dell’Oregon di 80 mt e un Pino Coreano di 18 mt già soprannominato Kim Jong per via delle pigne in testa, si è deciso per amore di tradizione, di scegliere l’Abete più alto d’Europa:
l’Avez del Prinzep.
Alto 54 mt e con una circonferenza di 5,6 mt, fino al 12 novembre scorso situato nel comune di Lavarone (TN).
Prima che una tempesta di vento lo schiantasse a terra.
Secondo la versione ufficiale data in pasto all’opinione pubblica.
La quale ignora che una divisione del Genio Marines con l’ausilio di tutti i Rangers del Texas, in quella notte buia e tempestosa, segarono, impacchettarono e spedirono, via portaerei Gerald R.Ford CVN 78 ancorata nel porto di Trieste, il tutto a Washington.
L’operazione in codice è stata chiamata “Desert Stronz” in omaggio all’esclamazione dell’unico testimone trentino, un malgaro di vacche, che, alla vista del buco lasciato dall’albero, gridò nel vento “Indò che passè voialtri ghe resta solo el desert…stronz!”-
Attualmente l’Abete si erge in tutta la sua possanza in una zona recondita dell’orto di Melanie, in attesa di essere decorato con palloni di vetro d’oro ispirati a quelli del famoso premio e già ribattezzati “Decorazioni Cristiano Ronaldo” e lampadari in cristallo Swarovski al posto della solita poverata delle catene di lucine intermittenti.

PRESEPE
Si è discusso a lungo sia sull’Air Force One in viaggio per la Cina che in sede di Congresso più volte riunito alla bisogna, in quale stanza collocare il presepe.
Fino a quando Donald in persona, nel bel mezzo di una telefonata intercontinentale con Putin per farsi consigliare su quale caviale beluga fosse più adatto alle tartine per il rinfresco con gli amici del baretto, non è venuta l’illuminazione.
Quale stanza più degna ad ospitare il presepe se non la mitica Stanza Ovale?
Il luogo più sacro, più sicuro, più iconicamente rappresentativo dello spirito religioso USA, quello che “esporta” democrazia in giro per il mondo, ma solo a fin di Bene.
E così, in quattro e quattr’otto, lo stesso staff che allestì il Super Bowl Houston 2017, coadiuvato da reparti della CIA per la segretezza del sito in questione, hanno lavorato sotto la supervisione di:
-Renzo Piano per le casette
-Karl Lagerfeld, Armani, Maison Valentino e Christian Dior per i costumi dei pastori
-Maison Vuitton e Prada per gli accessori dei pastori
-Il Re Salman dell’Arabia Saudita per i cammelli
-Flavio Briatore per le pecore autoctone della Costa Smeralda
e Cracco, Bastianich e Gordon Ramsay per il Catering.
Il tutto reso meccanico e in movimento dai migliori tecnici della Silicon Valley.
Non restava che chiedere il parere dei due piccoli di casa, la nipotina Arabella di 6 anni e il figlio Barron di 11, perché solo i bambini possono restare rapiti dalla magia e dal significato intrinseco della natività.
Per cui fu con sommesso incoraggiamento che Donald chiese alle creature convocate nella stanza ovale
“Do you like ‘o Presepe?”
“No, I do not like ‘o Presepe” risposero all’unisono i due schifatissimi million dollar children.
“Ma è meraviglioso, guardatelo bene…do you like ‘o Presepe?” tentò ancora una volta Mister President
E i due ostinatamente “No, I do not like!”
“Ma perché?” chiese Donald quasi in lacrime
“Perché manca qualcosa” urlarono i marmocchi
“Che cosa?” urlò di rimando Mister President Cuppiello
“Avete delle pietre che vi avanzano?” chiesero i baby guardando verso Piano
“Yes” rispose Renzo
“E allora tirate su un muro tra la stalla e i pastori, che i poveri bisogna forever tenerli fuori” sentenziarono tra le ovazioni dei presenti e le lacrime di Trump, Melanie e Ivanka i due piccoli di casa.
Perché si dice che a Natale bisogna essere più buoni.
Mica meno stronzi.