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Giornata della Memoria: chi nega avvelena anche te

Memoria

Oggi parleremo di una patologia molto diffusa.
Quella dei negatori della realtà.
Appartengono a questa particolare sfera di disturbo compulsivo, una vasta gamma di sindromi che vanno dai negatori occasionali a quelli seriali.
Per intenderci coloro che vivono esercitando il mantra del “Negare sempre persino l’evidenza”.
Considerando il disturbo come una scala da 1 a 5, con al quinto scalino l’apice della patologia, potremmo ottenere le seguenti cinque categorie di pazienti a rischio:

 

1- Negatori occasionali anche detta “Sindrome da camerino”.

Avete presente quelli “Non sono grassa ho le ossa grosse”…”Non sono ingrassato, sono le taglie straniere che sono diverse”…”Ho un 39 ma queste 37 sono un amore e poi cedono!”.
Loro.
Quelli che se la realtà non è come la dipingono i loro neuroni, se ne sbattono.
Ed iniziano a dipingere un altro quadro.
Talmente surrealista da far rabbrividire i critici e scuotere la testa a più di una generazione di parenti, amici e commessi.
Ma loro se ne fottono perché “Il più ridicolo del reame ha sempre lo specchio delle sue brame”.

 

2 – Negatori attendisti anche detta “Sindrome del figurati..!”

Qui siamo nel terreno preferito dei denigratori di eventi naturali, sociali o semplicemente antropologici.
Tipo: “Hanno appena detto che diluvierà con rischio altissimo di esondazione, ma oggi esco senza ombrello e in infradito, figurati se ci azzeccano!” o “Lo so che ci sono i tutor della velocità, ho sbevazzato più di un bavarese all’Oktoberfest e ho messo per sbaglio la patente nel perizoma della lapdancer, ma figurati se beccano proprio me stasera” o anche “Ti pare che si stacchi una slavina solo perché io faccio un fuoripista…”.
Figurarsi se non ne conoscete a palate!

 

3 – Negatori amorosi anche detta “Sindrome del: Ma come ti salta in mente?”

Qui gli esempi sarebbero più dei numeri infiniti e delle successioni di Fibonacci messe insieme.
Uno per tutti, situation comedy:
lei/lui beccati con l’amante in posa inequivocabile (sotto, sopra, a cucchiaio, carriola, 69 e 69 sbarrato, in ginocchio da te, a triangolo scaleno, isoscele e con tutta l’ipotenusa, a X Y Z K e tutto l’alfabeto cirillico) e uscirsene con il tubino della menzogna “Non è come sembra”.
Perché nel “come sembra” il loro ruolo non è sembrare negazionisti ma troppo stronzi.

4 – Negatori scientifici anche detta “Sindrome del: Mio nonno è campato 99 anni fumando come un turco”

Negano attendibilità alle immagini devastanti sui pacchetti delle sigarette, ai dati sulla nocività delle droghe pesanti, alla necessità di affidarsi agli Alcolisti Anonimi dopo la sesta grappa alle 8 antimeridiane, alle ecografie, analisi del sangue, risonanze magnetiche, cardiogrammi sotto sforzo e spirometrie da soffiatori di Murano.
Perché l’importante non è la loro salute ma l’incrociare le dita del cazzomenefrega:
“Tanto mio nonno era turco!”.

5 – Negatori della Storia anche detta “Sindrome che avvelena”

Qui siamo al top della patologia, all’apoteosi del girone dei bugiardi, allo scandalo del rifiuto consapevole della realtà.
Perché la pole position degli spargitori di verità negate, appartiene tutta ai negazionisti, la peggior specie umana che l’evoluzionismo abbia mai partorito.
So di non aver dubbi nell’affermare che esseri umani che neghino l’esistenza di quel simbolo d’Inferno in terra, in cielo e in ogni luogo che fu Auschwitz, anche dopo aver visto filmati, foto o testimonianze oculari, sono la peggior specie di feccia mai evolutasi.
Sono il pericolo più grande che corriamo perché sono spargitori del dubbio pestilenziale, nemico della memoria salvifica che dobbiamo ai martiri della Storia.
Di tutte le storie tragiche passate per quei camini.
Come se tutto quello scempio inutile, avesse generato l’inutilità di essere ammesso e poter quindi riaccadere.
Guardiamoci da loro, dalle loro certezze merdose impastatrici di fogne di pensiero.
Spieghiamo ai nostri figli cosa c’era veramente dietro la scritta “ARBEIT MACHT FREI”, con parole sempre adeguate alla crescita dei loro neuroni assetati, delle loro orecchie e delle loro pupille in itinere. Facciamone dei tedofori, non di chissà quale ideologia ma solo di prove provate.
Li abbiamo partoriti perché aprissero gli occhi al mondo.
E niente come la verità spalanca mondi.
E se ogni 27 Gennaio saranno quelli che non diranno “Che palle ‘sto Giorno della Memoria !” avremo capito di essere stati il loro antidoto agli avvelenatori della Storia.

“La memoria è l’unico vaccino contro l’Indifferenza” Liliana Segre