adesso!

No pasaràn – Ne passeront pas – They shall not pass – Non passeranno

No pasaràn?
No pasaràn?

Inspiriamo fino alla profondità del diaframma.
Tratteniamo per almeno 10 secondi e buttiamo fuori come se dovessimo far raffreddare un paiolo di polenta concia.
Da ripetere a piacere.
Fino ad avere quel minimo di mente lucida che permetta di ragionare un cincinin sui fatti di sabato a Torino in contemporanea con quelli di Londra.
Trovando inutile raccontare la cronaca degli avvenimenti che tutti (a parte forse qualche tribù ancora sconosciuta della foresta amazzonica) conoscono, vorrei tentare di ragionare con la mente dei più, sull’interrogativo prioritario da qui ai prossimi decenni:
chi sta vincendo la Champions nella guerra del Terrore, loro o noi?

LORO sono i superfavoriti visto l’attacco, il centrocampo e la difesa.

Perché come ti difendi da bastardi che s’imbottiscono di chiodi e tritolo e decidono di farsi saltare come saltimbocca alla romana pur di portarsi dietro più “infedeli” che alla Prima Crociata?
Dove ti ripari quando sei nel centro del mondo o nel buco del culo di qualche periferia affollata e un Tir sbucato dal nulla decide di giocare coi passanti a bowling?
Dove vai a cercare colpevoli e mandanti quando costoro sono ovunque ci sia un sociopatico musulmano che decide di fare il mazzo all’Occidente?

Se è vero che ognuno di noi è la misura di tutte le cose, posso senza ombra di dubbio dire che per me HANNO già VINTO se:

– Mentre sono in spiaggia assediata da venditori zainati oltre l’inverosimile, mi gela il cervello surriscaldato di luglio al pensiero che uno di quegli zaini cancelli “di botto” la prima e la seconda fila di ombrelloni.
Salvando il culo ovviamente a quella rompicoglioni in terza fila.
Perché così ho imparato che va il mondo:
i rompicoglioni non muoiono mai.

– All’uscita casuale e sciallata di mio figlio in una spedizione notturna in compagnia di amici a “Balla coi cinghiali” sudo freddo come nella peggiore gastroenterite della mia vita.
Quella che per fermare vomito e diarrea ci sono voluti 3 flebo, 5 teli e un vice-primario.

– In coda col carrello all’Iper in un giorno prefestivo di calca disumana, mi ansio vedendo transitare due uomini torvi e barbuti che osservano non gli scaffali ma chi si serve.
Come se la merce da stoccare fossimo noi, animali malati di consumismo da farli scoppiare, per contrappasso, nel loro tempio preferito: all’Iper-Scopp.

– Il “Vedrai signora questo è una bomba” detto da Kalid il kebabbaro, dove mi servo sempre, all’improvviso suona peggio di un “Allah Akbar” urlato davanti al Bataclan.

– Una coppia in treno con lei stravelata e incinta e lui barbutissimo e aggressivo che sta discutendo concitatamente in dialetto arabo (quello che si parla solo a Mosul e provincia) mi fa immaginare in un nanosecondo
che: lei sia gravida di una cintura esplosiva e lui le stia dando le ultime istruzioni sull’anello da tirare (che si sa, noi donne siamo figlie di un Allah minore e lente di comprendonio sul bricolage esplosivo) e non una coppia con lo scazzo universale delle partenze per le ferie.

– Nella mia agenzia turistica di fiducia scopro che non sono rimasti che pochi posti al mondo dove fare una vacanza sicura: le Isole di Pasqua a Natale, l’Antartide a ferragosto e il divano di casa tutto l’anno, senza aprire neanche al postino che potrebbe essere l’ultimo espediente ISIS.

– In qualunque affollato centro di una delle millemila città d’arte del nostro stivale, un repentino fastidioso pensiero ci fa immaginare oltre allo strazio delle perdite umane, cosa sarebbe perdere Piazza San Marco, gli Uffizi, il Duomo di Urbino, Colosseo, la Reggia di Caserta, i Bronzi di Riace, il Teatro di Taormina, la Chiesa di Balai…

In questo nostro catastrofico presente penso, perciò, che solo ai puri di spirito e alle menti più limpide sia concesso credere che, magari ai tempi supplementari o perfino ai rigori, vinceremo noi.
Se, come auspicava Kipling (semi citato o meglio adattato all’occorrenza):

“Se sapremo mantenere la testa quando tutti intorno la stanno perdendo
Se sapremo aspettare senza stancarci che finisca per esaurimento kamikaze la mattanza
O essendo odiati battercene il cazzo e non odiare
Se saremo in grado di sognare un mondo non dico migliore ma meno merdoso
Se sapremo tenere duro mente, cuore, fegato e colon irritabile
Se i nemici più cari non potranno ferirci neanche con un Opinel di 40 cm
Se siamo disposti a perdere e a ricominciare su nuove basi che non siano quelle di una portaerei atomica
Se sapremo confrontarci con Rovina e Trionfo parandoci il culo da entrambi
Se sapremo riempire ogni minuto di gesti, opinioni, silenzi e musica che non comprendano la parola ANSIA
nostra sarà la Terra e quel che più conta noi non saremmo altro che figli di un futuro decente”.

Secondo voi abbiamo una chance che possa funzionare?

P.S.
Nel frattempo sono in coda al Pronto Soccorso in attesa di 5 teli e un vice-primario

No pasaràn

Inspiriamo fino alla profondità del diaframma. Tratteniamo per almeno dieci secondi e buttiamo fuori come se dovessimo far raffreddare un paiolo di polenta concia.

Da ripetere a piacere.

Fino ad avere quel minimo di mente lucida che permetta di ragionare un cincinin sui fatti di sabato a Torino in contemporanea con quelli di Londra.

Trovando inutile raccontare la cronaca degli avvenimenti che tutti (a parte forse qualche tribù ancora sconosciuta della foresta amazzonica) conoscono, vorrei tentare di ragionare, con la mente dei più, sull’interrogativo prioritario da qui ai prossimi decenni:
“Chi sta vincendo la Champions nella Guerra del Terrore, loro o noi?”.

LORO sono i superfavoriti visto l’attacco, il centrocampo e la difesa.

Perché come ti difendi da bastardi che s’imbottiscono di chiodi e tritolo e decidono di farsi saltare come saltimbocca alla romana pur di portarsi dietro più “infedeli” che alla Prima Crociata?

Dove ti ripari quando sei nel centro del mondo, o nel buco del culo di qualche periferia affollata, e un Tir sbucato dal nulla decide di giocare a bowling coi passanti?

Dove vai a cercare colpevoli e mandanti quando costoro sono ovunque ci sia un sociopatico musulmano che decide di fare il mazzo all’Occidente?

Se è vero che ognuno di noi è la misura di tutte le cose, posso senza ombra di dubbio dire che, per me, HANNO già VINTO se:

– mentre sono in spiaggia assediata da venditori zainati oltre l’inverosimile, mi gela il cervello surriscaldato di luglio al pensiero che uno di quegli zaini cancelli, di botto, la prima e la seconda fila di ombrelloni, salvando il culo ovviamente a quella rompicoglioni in terza fila (perché così ho imparato che va il mondo: i rompicoglioni non muoiono mai);

– all’uscita casuale e sciallata di mio figlio in una spedizione notturna in compagnia di amici a “Balla coi cinghiali” sudo freddo come nella peggiore gastroenterite della mia vita (quella che per fermare vomito e diarrea ci sono voluti 3 flebo, 5 teli e un vice-primario);

– in coda col carrello all’Iper, in un giorno prefestivo di calca disumana, mi ansio vedendo transitare due uomini torvi e barbuti che osservano non gli scaffali ma chi si serve, come se la merce da stoccare fossimo noi, animali malati di consumismo da far scoppiare, per contrappasso, nel loro tempio preferito: all’Iper-Scopp;

– il “Vedrai signora questo è una bomba” detto da Kalid il kebabbaro, dove mi servo sempre, all’improvviso suona peggio di un “Allah Akbar” urlato davanti al Bataclan;

– una coppia in treno, con lei stravelata e incinta e lui barbutissimo e aggressivo, che discute concitatamente in dialetto arabo (quello che si parla solo a Mosul e provincia), mi fa immaginare in un nanosecondo
che non una coppia con lo scazzo universale delle partenze per le ferie: lei è gravida ma di una cintura esplosiva e lui le sta dando le ultime istruzioni sull’anello da tirare (che si sa, noi donne siamo figlie di un Allah minore e lente di comprendonio sul bricolage esplosivo);

– nella mia agenzia turistica di fiducia scopro che non sono rimasti che pochi posti al mondo dove fare una vacanza sicura: le Isole di Pasqua a Natale, l’Antartide a ferragosto e il divano di casa tutto l’anno, senza aprire neanche al postino che potrebbe essere l’ultimo espediente Isis;

– in qualunque affollato centro di una delle millemila città d’arte del nostro stivale, un repentino fastidioso pensiero ci fa immaginare oltre allo strazio delle perdite umane, cosa sarebbe perdere Piazza San Marco, gli Uffizi, il Duomo di Urbino, il Colosseo, la Reggia di Caserta, i Bronzi di Riace, il Teatro di Taormina, la Chiesa di Balai…

 

In questo nostro catastrofico presente penso, perciò, che solo ai puri di spirito e alle menti più limpide sia concesso credere che, magari ai tempi supplementari o perfino ai rigori, vinceremo noi.

Se, come auspicava Kipling (semi citato o meglio adattato all’occorrenza):

Se sapremo mantenere la testa quando tutti intorno la stanno perdendo
Se sapremo aspettare senza stancarci che finisca per esaurimento kamikaze la mattanza
O essendo odiati battercene il cazzo e non odiare
Se saremo in grado di sognare un mondo non dico migliore ma meno merdoso
Se sapremo tenere duro mente, cuore, fegato e colon irritabile
Se i nemici più cari non potranno ferirci neanche con un Opinel di 40 cm
Se siamo disposti a perdere e a ricominciare su nuove basi che non siano quelle di una portaerei atomica
Se sapremo confrontarci con Rovina e Trionfo parandoci il culo da entrambi
Se sapremo riempire ogni minuto di gesti, opinioni, silenzi e musica che non comprendano la parola ANSIA
nostra sarà la Terra e quel che più conta noi non saremmo altro che figli di un futuro decente”.

Secondo voi abbiamo una chance che possa funzionare?

 

P.S.
Nel frattempo sono in coda al Pronto Soccorso in attesa di 5 teli e un vice-primario.