adesso!

«Noio volevam savoir, per andar in Corea del Nord…»

Gli scienziati che su “Evolution and Human Behavior” hanno pubblicato una ricerca sul senso di orientamento femminile, devono avermi visto all’opera e assunto quale esempio “Una x tutto il genere femminile”.
Quello che loro sostengono, e che io metto in pratica fin da quando sono al mondo, è che se le donne faticano più degli uomini ad orientarsi, lo fanno a causa dell’evoluzione e dei maschi primitivi.
In pratica, scusate se noi dovevamo aspettarli sedute in grotta a non far altro che figliare, badando che il fuoco non si spegnesse e che non entrassero mammut in salotto, mentre loro viaggiavano cazzeggiando in giro con arco e frecce e copulando come coniglisauri con qualunque cosa avesse un utero, prima di ritrovare (bontà loro!) la strada di casa.

E a furia di rovistare in tutti i luoghi e in tutti i laghi, i Sapiens videro modificarsi l’abilità dei loro cervelli di percepire lo spazio, così come restare parcheggiate tipo Panda con le batterie andate in una caverna, modificò quello delle Sapiens.

Per essere precisissime, un uomo, di fronte alla necessità di orientarsi sia nello spazio che sul divano, attiva l’ippocampo sinistro, mentre una donna si affida alla corteccia parietale destra.
In poche parole:
siccome siamo abituate ed allenate a risolvere problemi complessi, dalle pulizie di Pasqua
ai problemi di trigonometria dei figli al liceo, passando dalla borsa del calcetto alla borsa con l’occorrente per la sala parto, abbiamo bisogno di più punti di riferimento per non perdere strada e meta.
Mentre ai maschi, basici come un paio di Levis 511 e con i geni modificati stile GPS persino in una casbah, non serve altro che sapere la destinazione per arrivarci.

Come prototipo di donna Perdens, ho un book di foto diventate cult.
Come quella volta che mi persi nel centro di una metropoli quale Vipiteno, solo perché avevo preso un vicolo sbagliato e finii dritta in una stalla per di più con mucche che capivano solo il tedesco, o quella volta che mi persi in spiaggia in Normandia, che se non era per il cappellino blu di mio figlio, sarei nella lista tra i dispersi del famoso Sbarco.
Per non tacere di quella leggendaria volta, che gli amici amano sentirmi raccontare quando la serata si fa moscia, in cui mi persi nel mio stesso hotel, con un fattorino filippino di buonissimo cuore, che mi riconsegnò a mio marito pregandolo di “Stai attento a signora..”.

E proprio a causa di questo destino cinico e baro che mi perseguita, da due giorni non faccio che godere e mandare mail agli scienziati della teoria evoluzionistica dell’orientamento.
Perché facciano ammenda e chiedano scusa non solo al mondo della scienza, ma ad ogni singola donna di questo Universo.

Perchè è successo che l’Armada (ribattezzata così da Donald in persona) di portaerei inviata da Trump a minacciare da vicino quel Cicciobombo di Kim Jong, in modo da mettere in chiaro che i padroni del pallone saranno forever gli USA, anziché prendere la strada della Corea del Nord, stava veleggiando verso l’Australia.
Confondendo l’Oceano Indiano col Mar del Giappone.
Che è una roba talmente colossale che neanche in una prima ele tutta al femminile.
Dove hanno ben chiara la differenza tra tigri e canguri, curry e spezzatino di struzzo, castagni d’India ed eucalipti, turbanti e kimoni.
E dove sarebbero in grado di guardare una cartina e capire che se vai verso l’India credendo di arrivare in Corea del Nord, fai la figura di Colombo quella volta che scoprì Hollywood credendo di essere arrivato a Bollywood.
Ma un Colombo coglione al cubo, vista la strumentazione da Morte Nera nel “Risveglio della Forza” di una portaerei nucleare americana e l’equipaggio di ingegneri nucleofisici e astroguerrieri che porta in giro per il mondo.
Pare che il kolossal delle figure di merda già nota al Pentagono come “Ndo cazzo state andando?” sia riconducibile ad un difetto di comunicazione tra i comandanti dell’Armada nel Pacifico e il Segretario della Difesa.

E siccome in questa fantasmagorica avventura che è la vita, nulla succede mai per caso, e proprio in questi giorni cadeva l’anniversario della morte del sommo comico di cui ci onoriamo di detenere natali e filmografia, ossia Totò, non ho potuto evitare di immaginare la scena cult di un film ribattezzato “Totò, Peppino e la malArmada”.
Dove, in vista delle coste dell’Australia, i nostri eroici comandanti della portaerei, nella merda per esseri persi la Corea del Nord, incrociando un surfista sulla cresta della madre di tutte le onde gli chiedono “Scus mi..noio volevon savuar l’indiriss di Kim Jong…”.img_46b629303b1be_verybig

Gli scienziati che su “Evolution and Human Behavior” hanno pubblicato una ricerca sul senso di orientamento femminile, devono avermi visto all’opera e assunto quale esempio “Una x tutto il genere femminile”.

Quello che loro sostengono, e che io metto in pratica fin da quando sono al mondo, è che se le donne faticano più degli uomini a orientarsi, lo fanno a causa dell’evoluzione e dei maschi primitivi.

In pratica, scusate se noi dovevamo aspettarli sedute in grotta a non far altro che figliare, badando che il fuoco non si spegnesse e che non entrassero mammut in salotto, mentre loro viaggiavano cazzeggiando in giro con arco e frecce e copulando come coniglisauri con qualunque cosa avesse un utero, prima di ritrovare (bontà loro!) la strada di casa.

E, a furia di rovistare in tutti i luoghi e in tutti i laghi, i Sapiens videro modificarsi l’abilità dei loro cervelli di percepire lo spazio, così come restare parcheggiate tipo Panda con le batterie andate in una caverna, modificò quello delle Sapiens.

Per essere precisissime, un uomo, di fronte alla necessità di orientarsi sia nello spazio sia sul divano, attiva l’ippocampo sinistro, mentre una donna si affida alla corteccia parietale destra.

In poche parole: siccome siamo abituate e allenate a risolvere problemi complessi, dalle pulizie di Pasqua ai problemi di trigonometria dei figli al liceo, passando dalla borsa del calcetto alla borsa con l’occorrente per la sala parto, abbiamo bisogno di più punti di riferimento per non perdere strada e meta.

Mentre ai maschi, basici come un paio di Levis 511 e con i geni modificati stile GPS persino in una casbah, non serve altro che sapere la destinazione per arrivarci.

Come prototipo di donna Perdens, ho un book di foto diventate cult.

Come quella volta che mi persi nel centro di una metropoli quale Vipiteno, solo perché avevo preso un vicolo sbagliato e finii dritta in una stalla per di più con mucche che capivano solo il tedesco, o quella volta che mi persi in spiaggia in Normandia, che se non era per il cappellino blu di mio figlio, sarei nella lista tra i dispersi del famoso Sbarco.

Per non tacere di quella leggendaria volta, che gli amici amano sentirmi raccontare quando la serata si fa moscia, in cui mi persi nel mio stesso hotel, con un fattorino filippino di buonissimo cuore, che mi riconsegnò a mio marito pregandolo di “Stai attento a signora…”.

E proprio a causa di questo destino cinico e baro che mi perseguita, da due giorni non faccio che godere e mandare mail agli scienziati della teoria evoluzionistica dell’orientamento.

Perché facciano ammenda e chiedano scusa non solo al mondo della scienza, ma a ogni singola donna di questo Universo.

Perché è successo che l’Armada (ribattezzata così da Donald in persona) di portaerei inviata da Trump a minacciare da vicino quel Cicciobombo di Kim Jong, in modo da mettere in chiaro che i padroni del pallone saranno forever gli Usa, anziché prendere la strada della Corea del Nord, stava veleggiando verso l’Australia.

Confondendo l’Oceano Indiano col Mar del Giappone.

Che è una roba talmente colossale che neanche in una prima ele tutta al femminile.

Dove hanno ben chiara la differenza tra tigri e canguri, curry e spezzatino di struzzo, castagni d’India ed eucalipti, turbanti e kimoni.

E dove sarebbero in grado di guardare una cartina e capire che se vai verso l’India credendo di arrivare in Corea del Nord, fai la figura di Colombo quella volta che scoprì Hollywood credendo di essere arrivato a Bollywood.

Ma un Colombo coglione al cubo, vista la strumentazione da Morte Nera nel “Risveglio della Forza” di una portaerei nucleare americana e l’equipaggio di ingegneri nucleofisici e astroguerrieri che porta in giro per il mondo.

Pare che il kolossal delle figure di merda già nota al Pentagono come “Ma ‘ndo cazzo state andando?” sia riconducibile a un difetto di comunicazione tra i comandanti dell’Armada nel Pacifico e il Segretario della Difesa.

E siccome in questa fantasmagorica avventura che è la vita, nulla succede mai per caso, e proprio in questi giorni cadeva l’anniversario della morte del sommo comico di cui ci onoriamo di detenere natali e filmografia, ossia Totò, non ho potuto evitare di immaginare la scena cult di un film ribattezzato “Totò, Peppino e la malArmada”.

Dove, in vista delle coste dell’Australia, i nostri eroici comandanti della portaerei, nella merda per esseri persi la Corea del Nord, incrociando un surfista sulla cresta della madre di tutte le onde gli chiedono

«Scus mi… Noio volevam savoir per l’indiriss di Kim Jong…».