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Come non vestirsi MAI a una visita medica

mutande

L’anno dell’addio ai miei 39 anni (dire l’anno dei 40 non ce la faccio, è più forte di me!) è stato un calvario. Ero annientata da terribili mal di schiena, attacchi di sciatica e di crampi notturni. Dopo mesi e mesi di antidolorifici e antinfiammatori ingurgitati come fossero caramelle, decisi di sottopormi ad accertamenti.

Sotto il peso del mio fardello delle lastre radiografiche mi presentai al cospetto di un “professorone” specializzato in ortopedia. Un uomo di mezza età, distinto, molto compassato che, dietro ad un paio di seriosi occhiali, leggeva il referto, osservava immagini, borbottava tra sé e sé.

Panico. Seduta in punta di sedia e con il fiato sospeso, aspettavo che proferisse verbo.

“Si spogli e cammini avanti e indietro, per favore”.

Mi infilai in camerino. Ero preparata. L’abbigliamento era stato scelto con strategia: pantaloni, maglietta, calzini e, cosa più importante, un paio di slip un po’ più casto dei consueti “fili interdentali” che ho sempre indossato.

Terminata la mia passerella, mi congedò con altri esami da fare. “Le prescrivo una Tac, ci vediamo tra un mese”.

E dopo un mese mi ripresentai. Eravamo in giugno, il clima si era fatto mite, si sentiva ormai il profumo dell’estate. Stavo per compiere 40 anni e, nonostante i dolori di schiena, non avrei mai rinunciato al tacco 12, all’abito aderente e all’intimo da caccia grossa. Stavo per rinascere a vita dopo il periodo nero della separazione e degli “arresti domiciliari” di una mamma single. Così, anche quel giorno, mi presentai con il mio look da gran spolvero. In fondo, pensavo, deve solo esaminare il referto della Tac.

Sempre seduta in punta di sedia aspettavo di conoscere la mia sorte.

Lui scrutava le immagini, io ricordavo come fosse gioiosa la mia vita prima di essere intossicata dai farmaci.

“Si spogli e cammini avanti e indietro”.

BAM! La sua richiesta mi svegliò dall’estasi. “Non posso camminare avanti e indietro davanti a lui, non posso, non oggi!” pensavo sgomenta “ho messo un tanga da pornostar, quello preso da Yamamay con le piume colorate!”.

Panico. Ma che faccio, la bambina che si rifiuta? Così entrai nello spogliatoio sciorinando, tra me e me come un rosario, tutto il repertorio del camionista “on the road”.

Riemergo con corpetto nero e tanga interdentale con piume sul davanti: in poche parole mi presento con la patata bersagliera!

Non so quanto mi abbia fatto camminare avanti e indietro. Non sono un medico ma credo di averlo per un tempo interminabile. Ed è stato così, con il culo nudo e la guepiere, che ho ascoltato la sua pianificazione del mio intervento  di ernia.

Ho cambiato medico e quell’intervento non l’ho mai fatto.

Dimenticavo: a quella visita ci sono andata con il mutandone alla Bridget Jones!

 

 

mutande

L’anno dell’addio ai miei 39 anni (dire l’anno dei 40 non ce la faccio, è più forte di me!) è stato un calvario. Ero annientata da terribili mal di schiena, attacchi di sciatica e di crampi notturni. Dopo mesi e mesi di antidolorifici e antinfiammatori ingurgitati come fossero caramelle, decisi di sottopormi ad accertamenti. Sotto il peso del mio fardello delle lastre radiografiche mi presentai al cospetto di un “professorone” specializzato in ortopedia. Un uomo di mezza età, distinto, molto compassato che, dietro ad un paio di seriosi occhiali, leggeva il referto, osservava immagini, borbottava tra sé e sé.

Panico. Seduta in punta di sedia e con il fiato sospeso, aspettavo che proferisse verbo.

Si spogli e cammini avanti e indietro, per favore“.

Mi infilai in camerino. Ero preparata. L’abbigliamento era stato scelto con strategia: pantaloni, maglietta, calzini e, cosa più importante, un paio di slip un po’ più casto dei consueti “fili interdentali” che ho sempre indossato.

Terminata la mia passerella, mi congedò con altri esami da fare. “Le prescrivo una Tac, ci vediamo tra un mese”.

E dopo un mese mi ripresentai. Eravamo in giugno, il clima si era fatto mite, si sentiva ormai il profumo dell’estate. Stavo per compiere 40 anni e, nonostante i dolori di schiena, non avrei mai rinunciato al tacco 12, all’abito aderente e all’intimo da caccia grossa. Stavo per rinascere a vita dopo il periodo nero della separazione e degli “arresti domiciliari” di una mamma single. Così, anche quel giorno, mi presentai con il mio look da gran spolvero. In fondo, pensavo, deve solo esaminare il referto della Tac.

Sempre seduta in punta di sedia aspettavo di conoscere la mia sorte.

Lui scrutava le immagini, io ricordavo come fosse gioiosa la mia vita prima di essere intossicata dai farmaci.

“Si spogli e cammini avanti e indietro”.

BAM! La sua richiesta mi svegliò dall’estasi. “Non posso camminare avanti e indietro davanti a lui, non posso, non oggi!” pensavo sgomenta “ho messo un tanga da pornostar, quello preso da Yamamay con le piume colorate!”.

Panico. Ma che faccio, la bambina che si rifiuta? Così entrai nello spogliatoio sciorinando, tra me e me come un rosario, tutto il repertorio del camionista “on the road”.

Riemergo con corpetto nero e tanga interdentale con piume sul davanti: in poche parole mi presento con la patata bersagliera!

Non so quanto mi abbia fatto camminare avanti e indietro. Non sono un medico ma credo di averlo fatto per un tempo interminabile. Ed è stato così, con il culo nudo e la guepiere, che ho ascoltato la sua pianificazione del mio intervento  di ernia.

Ho cambiato medico e quell’intervento non l’ho mai fatto.

Dimenticavo: alla visita dopo ci sono andata con il mutandone alla Bridget Jones!