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In Norvegia: lezioni antistupro ai migranti

gambe di dona in minigonna

 

La notizia è questa: in Norvegia si organizzano lezioni antistupro per migranti con immagini di donne sexi.

L’intento è di far capire ai neo arrivati che l’abbigliamento non è mai un invito alla violenza.

In Novergia, fra lo choc termico e ambientale, i migranti, per lo più musulmani osservanti, pare siano messi a dura prova dall’incredibile brulicare di bionde vichinghe.

Parliamoci chiaro.

Arrivare da Paesi dove tutto quello che si può sbirciare di una donna sono, forse, un paio di pupille dilatate in posti dove la libera circolazione dell’anatomia femminile è un dogma, non dev’essere un volo di salute per uccelli subsahariani.

Un po’ quello che accadde quando i sapiens del Pleistocene videro la prima ruota: incredulità, adrenalina e smania di possesso.

Per questo, le solerti cooperanti, spiegano pazientemente a ragazzoni con un testosterone a livello BIG BANG che i centimetri di pelle scoperta non corrispondono automaticamente a inviti al chupa chupa.

L’idea è così socialmente condivisibile che vorrei diventasse, per una buona volta, un format didattico da esportazione. Perché, per i machos da branco, tutto il mondo è paese.

E allora spalmiamola su paralleli e meridiani, incidiamola in ogni “Bar dello Sport” del pianeta, mandiamola in mondovisione come le Olimpiadi, facciamola volantinare dagli F35 (che almeno servano a una giusta causa), marchiamola a fuoco sulla boiserie di ogni Tribunale vicino alla Leggeugualepertutti: se una donna viene stuprata, non se l’è andata a cercare con una gonna attillata o un reggiseno a balconcino.
Se una ragazza viene massacrata dal branco, non c’entrano né gli short né il top, ma le bestie feroci che siete.

Dopo non servirà mostrare foto di donne succinte: l’unica foto in grado di far cagare sotto ogni maschio vigliaccamente attivo dell’universo sarà quella di un paio di forbici affilate.