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Dimmi cosa fai in treno e ti dirò chi sei

treno

I compagni di viaggio in treno sono un po’ come i genitori: non li puoi scegliere. Ti capiteranno.

Qui sotto ho elencato, dopo diversi giri in treno in giro per l’italia, i compagni di viaggio peggiori che ti potrebbero capitare.

  • Il treNO

Lui sul treno non ci voleva stare. Quando sale è, esclusivamente, per lavoro. Il tempo lo passa a sbuffare o a guardare l’ora sul telefono, nonostante il delicatissimo Casio oro al polso.

Non gli è ancora chiaro il concetto che il treno deve arrivare in orario ma ciò non significa che arriverà in anticipo, anzi. Seguendo i suoi standard anche il miglior servizio offerto non è abbastanza: se l’aria condizionata è accesa, lui la vuole spenta. Se l’aria condizionata è spenta, lui la vuole accesa.

Ogni tanto si alza comunicando ai malcapitati vicini di viaggio “vado a fare due passi per sgranchirmi le gambe”. Il suo sgranchirsi le gambe ha un vero e proprio obbiettivo: incontrare il capotreno per porgli il fatidico “Scusi, tra quanto arriviamo a Centrale?” e non aspetta altro che sentirsi dire “guardi al massimo con 5 – 10 minuti di ritardo” per poi iniziare una filippica sulla perdita della coincidenza che un trattato di Mughini sull’arbitraggio della Juventus al Congresso degli Arbitri è davvero nulla.

Coincidenza che, peraltro, non ha.

  • La centralinista

“Amo, ci sono le gallerie se CADE LA LINEA TI RICHIAMO

Sappiate che avete davanti a voi un esemplare non unico, purtroppo, di centralinista.

Quel “SE CADE LA LINEA ti richiamo” non significa “ti richiamo quando scendo dal treno così non rompo le palle a tutto il vagone raccontando i cazzi miei a cui, peraltro, non importano a nessuno”.

Quel “ti richiamo” significa “ti richiamo non appena esco dalla galleria”, ma poi ci sarà un’altra galleria e, quindi, un altro “ti richiamo non appena uscirò anche da questa galleria” per poi arrivare, in un campo/spazio/città/villaggio/cratere dove il segnale scarseggerà, a dare luogo a quella serie infinita di:

MI SENTI? ORA MI SENTI? NON TI SENTO BENE, MI SENTI? TU MI SENTI? E ORA?

SE CADE LA LINEA TI RICHIAMO.

  • Il gioco delle sedie

Le regole del gioco sono queste:

  1. Comprare un biglietto Intercity/Freccia/Italo;
  2. Scegliere il posto che preferite: finestrino o corridoio;
  3. Bramare proprio quel posto;
  4. Salire sul treno, azzeccando la carrozza giusta alla prima;
  5. Arrivare davanti al proprio posto e trovarci seduto un altro.

A questo punto si possono aprire vari scenari:

  1. Il tizio seduto al tuo posto è, semplicemente, il tuo vicino che ha fatto finta di non accorgersi di essere al posto sbagliato ma, senza esitare, abbandona il tuo posto con tanto di scuse;
  2. Il tizio seduto al tuo posto inizia a dire che anche lui, come te, ha il posto 18A e, dopo aver urlato al GomBlotto per diversi minuti, si accorge di essere nella carrozza sbagliata;
  3. Il tizio seduto al tuo posto si alza subito avvertendoti del fatto che al suo posto c’è un altro il cui posto, a sua volta, è occupato da un altro e così via. In questa situazione hai due scelte: o vai a fondo o ti siedi al primo posto libero nelle vicinanze.
  4. Il tizio seduto al tuo posto degnandoti di mezzo sguardo esordisce con “Ti spiace sederti al mio posto? Perché sai, leggendo in direzione contraria mi viene nausea”. Tu non dirai nulla, ti siederai con il tuo romanzo di Margaret Atwood facendo accomodare anche la tua vena in fronte pulsante a ritmo di “invece io no, non mi viene la nausea leggendo perché so’ stronza, ve?”.
  • Voleva fare la rock star

Prima sentite la musica e poi arriva lui.

La musica è così alta che riuscite a capire facilmente cosa sta ascoltando ma, se la cosa non vi crea fastidio, potrete convivere tranquillamente assieme.

Non parla. Si esprime a gesti o a ghigni di disapprovazione o approvazione a seconda del contesto.

Dopo qualche fermata di distanza il soggetto si sarà così rilassato che inizierà a tenere il tempo , inizialmente, con il piede, poi, inizierà a tamburellare sul magazine del Freccia Rossa per concludere con un rullo di tamburo Jambè sulla capoccia pelata del tizio di fronte.

  • L’esteta

Quando Lei arriva struccata e con due borse, di cui una piccola sull’orlo di esplodere, avete chiaramente davanti a voi: l’estetista in treno.

Ciò non significa che lei sia un’estetista ma, in un momento ancora non precisamente stabilito inizierà a tirare fuori d alla borsina, di cui sopra, tutto quello che c’è dentro. E quando dico tutto intendo T U T T O.

Prima idrata la sua pelle: se siete fortunati si butta su un po’ di crema se siete meno fortunati si metterà la maschera in tessuto per circa 10- 15 minuti, crema per il viso, contorno occhi e via che si inizia con il make – up.

Non fanno rumore, non sono invadenti e non parlano al telefono. Le uniche scene di isteria a cui potreste assistere riguardano la stabilità del loro specchietto: sbufferanno, lo posizioneranno per l’ennesima volta male e quel punto lo butteranno in borsa. Poi, utilizzeranno come specchio il finestrino fino a quando il treno uscirà dalla galleria e l’effetto specchio svanirà. E allora, come una regina presa in giro dai suoi sudditi, inizierà a mormorare sempre più forte:

“SPECCHIO SERVO DEL MIO VAGONE, CHI HA GLI OCCHI PIU’ SPECCHIATI TRA QUESTE 4 POLTRONE”

Lo specchio risponderà:

QUELLO DAVANTI A TE, MIA REGINA.

E, ovviamente, quello davanti a lei sei tu.