Le più belle storie d’amore iniziano con una dichiarazione romantica.
O con un bel pompino (dipende da che film state guardando).

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E io care signore, dopo una vita di principi azzurri, baci sotto la pioggia, rincorse in aeroporto e matrimoni improbabili, ho scelto, per una volta, di andare a vedere un film porno.

Ma non un porno qualunque (per chi mi avete preso?!), un porno d’autore, radical chic, d’essay, da rassegna cinematografica… insomma un porno per donne.
All’interno del “Fish and Chips Festival”, un festival di cinema erotico, ho assistito alla proiezione di alcuni corti di Erika Lust, la più grande regista di film porno per donne.

La prima cjuliaosa che mi ha colpito, oltre al gigantesco membro di un attore, non a caso chiamato “er mazzo”, è stata la composizione del pubblico.

A proposito perché li hanno chiamati corti? Se son corti quelli, il mio ex cosa dovrebbe dire? Che c’ha la particella di sodio?

Comunque ecco il pubblico: quasi tutte donne, gli unici uomini presenti in sala erano critici o giornalisti mandati per documentare l’evento.
E si perché se di porno classico, cioè per uomini, è pieno il web, il porno per donne è un’assoluta novità, un evento unico e raro, come un orgasmo non simulato o una prestazione maschile che supera i 5 minuti, petting compreso.

La grossa novità è l’esistenza di una trama, una storia vera e propria.
Per intenderci, non c’è più l’idraulico che suona al citofono già in erezione, con la casalinga che va ad aprire ma si dimentica di essere nuda e fa cadere il mocio a terra (e così si trova a quattro zampe con l’idraulico che le schiaffeggia il culo col mocio e lei che guarda la telecamera stupita e comincia a gridare “Oh my God”).

No signore mie, queste pagliacciate da porno per uomini non ci sono nei film di Erika Lust.
Le casalinghe non girano nude per casa con i seni rifatti a mongolfiera che arrivano fino alle tonsille, ma sono donne vere: alte, basse, magre, rotondine, imperfette e normali.
Non si alzano la mattina con i tacchi di 25 cm in plexiglass, truccate come Moira Orfei, con le treccine e con un lecca-lecca a colazione al posto del caffè.
Hanno invece una vita normale, vestiti normali e soprattutto non ansimano senza motivo.
Se nel porno maschile l’uomo non deve fare niente per avere in cambio ore di sesso, a due, a tre, con squadre di cheerleaders, con le loro mamme e le nonne (che sono comunque vestite come le cheerleaders), qui come minimo si devono impegnare per ottenere l’interesse di qualche fanciulla.

Impegno nel parlare per iniziare. Basta mugugni, basta analfabetismo, basta ripetere ad oltranza “Do you like it?”. Che poi una cosa può rispondere mentre ha la bocca trafficata come il raccordo anulare?
Eppure a queste poverine da copione tocca rispondere “Oh yes, I like it”, come delle bambole con una sola frase inserita nel microchip.
Qui finalmente ci sono uomini che riescono a fare discorsi articolati, invitare a cena e addirittura, squillo di trombe, pensare al piacere di lei prima del proprio.
Qui, signore mie, siamo di fronte a un evento di portata storica, una vera e propria rivoluzione nel rapporto tra sessi.
Siamo passati da una concezione penocentrica del sesso, o altresì detta del cazzo, a una visione egualitaria e attenta al mondo femminile.
Insomma non vedrete più energumeni imbecilli andare a zonzo cercando di infilare il loro appendiabiti portatile ovunque, anche nella presa elettrica (poiché munita di buchi), ma uomini degni di questo nome che aspettano il momento giusto per il tuca-tuca.

Siete a casa, in ciabatte, struccate, sfatte, nella vostra versione peggiore ma vorreste darci dentro lo stesso?
Andate alla porta, il pony express che vi consegna la pizza è un figo assurdo che non vede l’ora di sfilarvi i bigodi.

Potete tranquillamente rimanere in ciabatte non vi preoccupate, vi farà sentire comunque una dea del sesso.

 

http://erikalust.com/

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