adesso!

Il primo Primo Maggio non si scorda mai

1 maggio

1 maggio

Cominciò un 27 aprile di parecchissimi anni fa, ai tempi del mio primo amore compagno.
Nel senso di comunista, che altri schieramenti politici non sono mai entrati a far parte del mio orizzonte nè amoroso nè sessuale.
Dicevamo…c’erano da pianificare corteo, servizio d’ordine e distribuzione bandiere (che ancora me lo sogno in fase REM quel mar rosso indivisibile) e il mio compagno decise che fosse ora, per me, di entrare a pieno diritto nella macchina organizzativa.

Il quartier generale era, neanche a dirlo, il dopolavoro più gucciniano che si possa immaginare.
Con tutto il repertorio…incoscienza dentro al basso ventre, la rivolta tra le dita, gli uomini son tutti uguali e trionfi la giustizia proletaria.
Tutto tranne alcuni audaci in tasca l’Unità, perchè quella c’ era in ogni tasca.
Se ricordo perfino l’aroma bruciato e secco dei caffè corretti Nardini, il merito va a quell’aria da epopea rivoluzionaria “Lavoratori di tutto il mondo unitevi” che si respirava in Via della Chimica 30175.

Da non sottovalutare poi, quando c’erano ancora le mezze stagioni, che a maggio si girava in canotta e sandali. Quando persino il sole contribuiva alla serotonina della classe operaia.

Non come adesso che il clima è così cambiato da sciogliere iceberg e contratti, contribuendo a far calare una cappa depressivo-interinale persino sul Concertone di P.zza San Giovanni.
Per cui un po’ rapita dalla luce abbagliante della giornata, un po’ frastornata dalla confusione dei preparativi, un po’ stordita dal fumo della miliardesima siga accesa (che nei locali si poteva ancora fumare…anzi credo fosse quasi obbligatorio per la fama del locale), quando mi fu chiesto cosa avrei voluto portare in corteo, senza dubbio risposi “Una bandiera!”.
Quella che non ce n’era altra.
Quella che in casa mia e lì, dove mi trovavo, era sottinteso fosse quella rossa.
E bandiera fu.

Quello che non avevo calcolato, fu che tra la mostruosa marea di quel corteo e il mio guardarmi intorno per non perdere la posizione, stavo rischiando di perdere non solo il mio compagno, ma persino la bandiera, inclinata dal vento e dagli spintoni.
Perciò, quando tra l’Internazionale “..futura umanità..” e le sirene dei mezzi pesanti, trovai la mano forte del mio socio che mi tirò in spalla con tutta la bandiera, fui ammessa, per la prima volta, allo spettacolo del patto tra generazioni.
Perchè a 7 anni, a circa 1,80 da terra, mio padre mi fece capire, senza spiccicare parola, l’orgoglio di sfilare col presente assicurato portandosi il futuro sulle spalle.
E pochissime altre volte mi sono sentita così al sicuro in mezzo a migliaia di persone.
Perché quella che sfilava non era calca: era la Dignità in persone.

Per questo il Primo Maggio dovrebbe essere un Giorno della Memoria.
Perchè chi c’era possa testimoniare alle piazze deserte di oggi uno degli Olocausti moderni più brutali: quello del lavoro.
E merda se mi consola il fatto che tu non sia qui a dover ricordare con noi.

Papà, il mio compagno