rubriche

Quello che nessuno vi dirà mai

Ai mercatini di Natale la gente è incazzata.

Partenze all’alba in stile “Ma ti hanno buttato giù dal letto?”, ore di coda in autostrada che neanche a Ferragosto, autogrill straripanti che accucciarsi dietro al pitosforo della sosta tir è l’unica ed estrema ratio e, una volta arrivati, 3 o 4 passaggi inconsapevoli in zona ZTL, che la tredicesima praticamente ve la sarete già giocata.

I parcheggi solitamente si trovano, ma in un’altra provincia e la marcia di avvicinamento alle mitiche casette è affollata come la Maratona di New York, ma al moviolone.

Se malauguratamente al rimorchio aveste dei bambini, a ogni avvistamento in itinere di elfi, Babbi Natale o angeli boccoluti, vi troverete a maledire non solo il secondo in cui li concepiste, ma anche quello in cui perdeste la verginità.

Atmosfera

Con il preciso intento di farvi respirare la magia del Natale, gli organizzatori tendono a eccedere e strafare verso lo zuccheroso nauseante. Il risultato è degno di un film di Tim Burton visto sotto l’effetto di oppiacei. Luci moleste e intermittenti persino intorno ai cassonetti dell’umido, canti natalizi a palla degni di un rave sulle alture di Betlemme, Babbi Natale in ogni dove con lo sguardo perso e un po’ rancoroso del disoccupato che tenta di tirar su qualche euro, renne in qualsiasi salsa o look possa togliere dignità a un animale, un sentore di hot dog rancido unito a quello di mele che, visto il colore, probabilmete sono state caramellate a Cernobyl. Vin brulee che, quando gli inverni erano inverni, aveva un suo perché ma che alle 2 del pomeriggo, a 20 gradi, con il sole a picco sul ponpon e sul piumino sudato in mano, scambieresti volentieri con una birra ghiacciata e un calippo per le creature.

Acquisti

Non fatevi infinocchiare da tutto quel legno, centrini all’uncinetto, cuori di cannella e palline care come un tartufo di Alba. La maggior parte degli articoli in bella mostra, provengono sì dalle Alpi. Ma da quelle cinesi. Tanto che, se perdeste del tempo ad annusare, sentireste ancora vaghi sentori di involtino primavera e anatra laccata. Gli unici prodotti a chilometri zero e reperibili il loco sono:

– le palle che si sta facendo tuo marito

– il vomito dei bambini al quinto zucchero filato

– le mega vesciche che vi saranno venute sui talloni per colpa degli scarponcini da trekking quando, al massimo, avreste potuto girare in infradito.

Il prossimo anno basta!

Tutti a casa sul divano a rivedere “Ogni maledetto Natale”.Ai mercatini di Natale la gente è incazzata.

Partenze all’alba in stile “Ma ti hanno buttato giù dal letto?”, ore di coda in autostrada che neanche a Ferragosto, autogrill straripanti che accucciarsi dietro al pitosforo della sosta tir è l’unica ed estrema ratio e, una volta arrivati, 3 o 4 passaggi inconsapevoli in zona ZTL, che la tredicesima praticamente ve la sarete già giocata.

I parcheggi solitamente si trovano, ma in un’altra provincia e la marcia di avvicinamento alle mitiche casette è affollata come la Maratona di New York, ma al moviolone.

Se malauguratamente al rimorchio aveste dei bambini, a ogni avvistamento in itinere di elfi, Babbi Natale o angeli boccoluti, vi troverete a maledire non solo il secondo in cui li concepiste, ma anche quello in cui perdeste la verginità.

L’Atmosfera

Con il preciso intento di farvi respirare la magia del Natale, gli organizzatori tendono a eccedere e strafare verso lo zuccheroso nauseante. Il risultato è degno di un film di Tim Burton visto sotto l’effetto di oppiacei. Luci moleste e intermittenti persino intorno ai cassonetti dell’umido, canti natalizi a palla degni di un rave sulle alture di Betlemme, Babbi Natale in ogni dove con lo sguardo perso e un po’ rancoroso del disoccupato che tenta di tirar su qualche euro, renne in qualsiasi salsa o look possa togliere dignità a un animale, un sentore di hot dog rancido unito a quello di mele che, visto il colore, probabilmente sono state caramellate a Cernobyl. Vin brulee che, quando gli inverni erano inverni, aveva un suo perché ma che alle 2 del pomeriggio, a 20 gradi, con il sole a picco sul ponpon e sul piumino sudato in mano, scambieresti volentieri con una birra ghiacciata e un calippo per le creature.

Gli Acquisti

Non fatevi infinocchiare da tutto quel legno, centrini all’uncinetto, cuori di cannella e palline care come un tartufo di Alba. La maggior parte degli articoli in bella mostra, provengono sì dalle Alpi. Ma da quelle cinesi. Tanto che, se perdeste del tempo ad annusare, sentireste ancora vaghi sentori di involtino primavera e anatra laccata. Gli unici prodotti a chilometri zero e reperibili il loco sono:

– le palle che si sta facendo tuo marito

– il vomito dei bambini al quinto zucchero filato

– le mega vesciche che vi saranno venute sui talloni per colpa degli scarponcini da trekking quando, al massimo, avreste potuto girare in infradito.

Il prossimo anno basta!

Tutti a casa sul divano a rivedere “Ogni maledetto Natale”.