adesso!

Questione di sguardi

Ma quali Giulietta e Romeo, quali Tristano e Isotta, per non parlare di Paolo e Francesca.
La storia più osteggiatamente in love di questo secolo, quella che ogni Bardo 2.0 vorrebbe scrivere e rendere immortale nei secoli a venire è quella che pare stia sbocciando tra la First Daughter Ivanka e il Premier più sex-symbol del pianeta Justin Trudeau.

ivanka

LA CRONACA
Occorre tornare indietro di almeno un mese e cioè alla prima visita ufficiale di Trudeau alla Casa Bianca, appena ripittata e riaffittata ai nuovi trumpissimi inquilini.
In quell’occasione Ivanka fu beccata al tavolo d’onore, mentre lumava il pupo con sguardi poco ufficiali e definiti dai rotocalchi e sui social come “significativi”.
Lui, a distanza di posate d’oro tempestate di lapislazzuli, come ogni lumato che si rispetti, fosse anche il Presidente del secondo Paese al mondo per superficie dopo la sterminata Russia, aveva abbozzato con il sorrisetto finto ignaro di chi sa di aver colpito nel segno.

Infatti, e qui si parla dell’altro ieri, dopo aver pianificato il rendez-vous più istituzionalmente cialtrone ma corretto della storia del gossip, quel tronco d’acero di Justin ha invitato la Daughter a Broadway, dove andava in scena “Come from Away”, un musical, guarda bene il caso, sull’accoglienza e l’integrazione dei popoli.

E la sventurata ha risposto.
Perché, se solo riusciamo a buttare l’occhio oltre l’ovvietà e la banalità di quello che può apparire un innocuo “courtship” diplomatico tra confinanti dabbene, gli ingredienti per un kolossal dream love, bastano a avanzano.

Belli sono bellissimi, potenti non parliamone tanto che, più che uno scoop, sarebbe la madre di tutti i sogni dei paparazzi orfani dal tempo di Lady D.
Sarebbe il sogno romantico più sdilinquente dell’Universo e l’incubo più atroce vissuto nello Studio Ovale dai tempi del pompino della Lewinsky.

Tanto da essere considerato l’11 Settembre delle Trump Tower, solo che al posto dei due aerei lanciati a morte da kamikaze sauditi, a colpire la democrazia USA stavolta sarebbe un’unica freccia.
Quella che un Cupido cazzaro ha deciso di scagliare tanto lontano, da partire da Ottawa per arrivare a Washington nel tempo di un pranzo ufficiale.

Tra qualche anno i trovatori dell’eterno amore, potrebbero narrare di quel ramo del Lago Ontario (cit. A.Manzoni) dove due famiglie, spettabili entrambe per grado, vengono alle prese nella gentil Vancouver dove di gossip civile si arrossano le contrade (cit. W.Shakespeare)
E dove galeotto fu quel musical e chi lo scrisse. (cit.D.Alighieri )

Romeo-and-Juliet-la-colonna-sonora-del-film-di-Carlo-Carlei-3

IL COMPLOTTO
Talmente galeotto da farlo sembrare il Piano A dell’Intelligence canadese in crew con i servizi di mezzo mondo: far cadere ai piedi del Premier più progressista del momento, la figlia di quello più reazionario di sempre.

E quindi ci staremmo trovando non all’inizio di una romantica liaison, bensì al progetto di aprire una corsia preferenziale in grado di bloccare la strada al Governo klukluxklaniano di babbo Trump.

IL SOGNO
Ma a noi piace pensarla alla romantica.
Al colpo di fulmine a stelle e strisce e a ciel sereno.
Visti, fulminati e presi.
Divorzi avviati da marito, moglie e soprattutto papino.
E via, in fuga verso i Grandi Laghi a vivere di salmoni che risalgono le correnti e sciroppo d’acero sui pancakes.
Due cuori, una casetta e tanti fiori di lillà-
Con lui che legge a lei, rapita e cullata dalla sedia a dondolo, la Carta dei Diritti dell’Uomo.

Perché, se galeotto fu quel libro e chi lo scrisse, quando a leggertelo è uno come Justin, ammazzeresti chiunque pur di salvare un rifugiato.

Amor ch’a nullo amato amar perdona diceva il Sommo Poeta di Paolo e Francesca.
Che è più o meno quello che diranno i portavoce della Casa Bianca sulla reazione di daddy Donald:
“No Ivanka…questa proprio non te la perdono, CAZZO !!”Ma quali Giulietta e Romeo, quali Tristano e Isotta, per non parlare di Paolo e Francesca.
La storia più osteggiatamente in love di questo secolo, quella che ogni Bardo 2.0 vorrebbe scrivere e rendere immortale nei secoli a venire è quella che pare stia sbocciando tra la First Daughter Ivanka e il Premier più sex-symbol del pianeta Justin Trudeau.

ivanka

LA CRONACA
Occorre tornare indietro di almeno un mese e cioè alla prima visita ufficiale di Trudeau alla Casa Bianca, appena ripittata e riaffittata ai nuovi trumpissimi inquilini.
In quell’occasione Ivanka fu beccata al tavolo d’onore, mentre lumava il pupo con sguardi poco ufficiali e definiti dai rotocalchi e sui social come “significativi”.
Lui, a distanza di posate d’oro tempestate di lapislazzuli, come ogni lumato che si rispetti, fosse anche il Presidente del secondo Paese al mondo per superficie dopo la sterminata Russia, aveva abbozzato con il sorrisetto finto ignaro di chi sa di aver colpito nel segno.

Infatti, e qui si parla dell’altro ieri, dopo aver pianificato il rendez-vous più istituzionalmente cialtrone ma corretto della storia del gossip, quel tronco d’acero di Justin ha invitato la Daughter a Broadway, dove andava in scena “Come from Away”, un musical, guarda bene il caso, sull’accoglienza e l’integrazione dei popoli.

E la sventurata ha risposto.
Perché, se solo riusciamo a buttare l’occhio oltre l’ovvietà e la banalità di quello che può apparire un innocuo “courtship” diplomatico tra confinanti dabbene, gli ingredienti per un kolossal dream love, bastano a avanzano.

Belli sono bellissimi, potenti non parliamone tanto che, più che uno scoop, sarebbe la madre di tutti i sogni dei paparazzi orfani dal tempo di Lady D.
Sarebbe il sogno romantico più sdilinquente dell’Universo e l’incubo più atroce vissuto nello Studio Ovale dai tempi del pompino della Lewinsky.

Tanto da essere considerato l’11 Settembre delle Trump Tower, solo che al posto dei due aerei lanciati a morte da kamikaze sauditi, a colpire la democrazia USA stavolta sarebbe un’unica freccia.
Quella che un Cupido cazzaro ha deciso di scagliare tanto lontano, da partire da Ottawa per arrivare a Washington nel tempo di un pranzo ufficiale.

Tra qualche anno i trovatori dell’eterno amore, potrebbero narrare di quel ramo del Lago Ontario (cit. A.Manzoni) dove due famiglie, spettabili entrambe per grado, vengono alle prese nella gentil Vancouver dove di gossip civile si arrossano le contrade (cit. W.Shakespeare)
E dove galeotto fu quel musical e chi lo scrisse. (cit.D.Alighieri )

Romeo-and-Juliet-la-colonna-sonora-del-film-di-Carlo-Carlei-3

IL COMPLOTTO
Talmente galeotto da farlo sembrare il Piano A dell’Intelligence canadese in crew con i servizi di mezzo mondo: far cadere ai piedi del Premier più progressista del momento, la figlia di quello più reazionario di sempre.

E quindi ci staremmo trovando non all’inizio di una romantica liaison, bensì al progetto di aprire una corsia preferenziale in grado di bloccare la strada al Governo klukluxklaniano di babbo Trump.

IL SOGNO
Ma a noi piace pensarla alla romantica.
Al colpo di fulmine a stelle e strisce e a ciel sereno.
Visti, fulminati e presi.
Divorzi avviati da marito, moglie e soprattutto papino.
E via, in fuga verso i Grandi Laghi a vivere di salmoni che risalgono le correnti e sciroppo d’acero sui pancakes.
Due cuori, una casetta e tanti fiori di lillà-
Con lui che legge a lei, rapita e cullata dalla sedia a dondolo, la Carta dei Diritti dell’Uomo.

Perché, se galeotto fu quel libro e chi lo scrisse, quando a leggertelo è uno come Justin, ammazzeresti chiunque pur di salvare un rifugiato.

Amor ch’a nullo amato amar perdona diceva il Sommo Poeta di Paolo e Francesca.
Che è più o meno quello che diranno i portavoce della Casa Bianca sulla reazione di daddy Donald:
“No Ivanka…questa proprio non te la perdono, CAZZO !!”

 

leggi anche

https://www.syndromemagazine.com/it/oggi-san-patrizio/