“Ciao, mi chiamo Alessandra e ho un problema con le etichette degli abiti”.

“Cioè?!”

“Le odio. Non le sopporto. Non è solo una questione di prurito o un fastidio fisico. Le odio anche visivamente. Sono peggio dei calzini bianchi con le ciabatte. Sono enormi, sono diventate un volume della Treccani che ti porti cucito addosso. Tra non molto, dietro al collo, sul culo o sul fianco destro, dopo quella indicante la composizione del tessuto, quella delle modalità del lavaggio e dello stiro, insieme a quella che reca il luogo di produzione sarà cucita la lista dei nomi di chi ha contribuito a confezionare il tuo capo. E io li andrò a cercare, uno ad uno e mi vendicherò.

E poi le etichette non sono tutte uguali, oh no! Ci sono quelle in cotone, in raso o in nylon. Quest’ ultime sono le peggiori: sono lunghe 15 cm e averle addosso è un supplizio senza fine. Le avete viste quelle di Zara??? Sono così lunghe che se le srotoli puoi fare 3 volte il giro di tutta la Rinascente.

Io le taglio. TUTTE. E sono diventata pure una professionista: guai a lasciare un solo residuo! Il “moncherino” è peggio dell’etichetta intera!

Ho passato momenti imbarazzanti a grattarmi la schiena, il collo o il coccige cercando di trovare un po’ di sollievo. Ho perfino, per non dare troppo nell’occhio, strusciato il mio corpo – con nonchalanche – contro stipiti o pareti, un po’ come fanno gli orsi per grattarsi la schiena contro gli alberi.

Ma non taglio sole le mie!

A casa – ça va sans dire – quelle dei capi di mio figlio non fanno in tempo ad uscire dal negozio che sono già in pattumiera. Il problema è che lo faccio pure con gli altri. In ufficio mi conoscono e posso agire indisturbata, soprattutto in estate: le trasparenze e i capi leggeri mostrano questi “orrori”. E inevitabilmente, senza nemmeno chiedere, io taglio. Giro in ufficio con le forbici attaccate alle mani, mi chiamano EtichettaManidiForbici.

Il problema si presenta quando mi trovo con estranei.

Un’etichetta lasciata integra su un capo di abbigliamento può rovinarmi l’esistenza. Non scherzo: giorni fa in palestra una ragazza del mio corso indossava un’etichetta con un micro top attaccato. Ho passato un’ora da strabica: un occhio all’istruttore, uno a quella cosa che pendeva fuori dal collo. Ve lo giuro: avrei usato i denti!