adesso!

Il rasoio di Occam (l’ansia ha le ore contate… Forse)

Il “rasoio di Occam” è un principio filosofico che dice più o meno che:

“A parità di fattori, la spiegazione più semplice di un evento è sempre quella da preferire”.

Per dire… Hai un dolore persistente allo stomaco e stai già pensando all’infarto del miocardio, alla sala rianimazione e ai parenti in lacrime dietro il vetro sterile?

Toglitelo dalla testa. È solo che l’eccesso di ansia da coda di paglia, ti ha fatto rimuovere il salame di cinghiale, le tagliatelle al burro di tartufo, la bavarese alla panna e il litrozzo di barbera a benedire il tutto della cena di ieri sera.

Ora non so a voi, ma a me pare quasi miracoloso che un monaco nato in Inghilterra nel 1285 e morto in Baviera nel 1347, sia stato capace di elaborare una roba tanto moderna da essere attualità del nostro vivere continuamente a stringiculo.

La sensazione con cui convivo da una vita tanto da farla diventare il mio secondo lavoro.

Perché l’ansia bastarda si acquatta buona buona, mi lascia la giusta libertà di azione propria dei peggio sadici (in modo che io creda di averla sfangata), mi fa credere di essere una donna sana, libera e forte e poi ZAAC… Mi arpiona nel bel mezzo della scena.

Che può essere di volta in volta…

– Un rumore improvviso che mi sveglia con la certezza di avere Jack lo Squartatore in salotto.

– Un po’ di confusione anomala in stazione, in aeroporto, al centro commerciale dove presagisco sia in atto la madre di tutti gli attentati.

– Un camion rumoroso sotto casa che fa tremare i vetri della veranda e che so essere l’antipasto di un terremoto annunciato.

– Una nuotata al larghissimo e la percezione di essere sfiorata non da un’alga vagabonda, ma da uno squalo bianco per colpa di quella barriera corallina che nel Mediterraneo non esiste, ma che avrebbero fatto bene a costruire almeno in cartongesso.

– Una passeggiata in collina dove inciampo in un cane extralarge in libera uscita con l’immediata matematica certezza che aspetti solo me, non sia vegano e non mangi da tre giorni.

Eccetera eccetera.

Tutto materiale da autobiografia intitolata “Il peggio che possa succedermi è qui a presentarmi il conto”.

Per questo, fin da quando sono venuta a conoscenza della teoria del rasoio, ho pensato che l’umanità dovrebbe essere talmente grata ad Occam, da annoverarlo tra “I Padri delle Patrie”, “I Giustissimi della Terra”, “I Cavalieri senza macchia e senza paura del pianeta”, dedicandogli il sito Unesco “Calma, respira e ragiona”.

Perché niente aiuta di più che poter dare – a un evento apparentemente catastrofico – una spiegazione più insulsa di un libro di Moccia e più banale di un discorso di fine anno del Presidente della Repubblica.

Aiuta a capire quanto possiamo essere ogni volta ostinatamente coglioni a virare sempre verso il peggio, quando l’ordinario è a portata di respiro.

Ci voleva un frate del 1330 a darci più aiuto di un corso di yoga, di un armadietto dei medicinali e del gruppo di mutuo aiuto “Avverti se ritardi che stiamo troppo in ansia”.

Grazie di cuore e di adrenalina Guglielmo!

Anche se…

Anche se esiste una faccenda che resiste granitica a qualsiasi rassicurazione.

Nonostante i rasoi, i bicchieri mezzi pieni, gli “Happy End” e la respirazione da cane cercatore di tartufi nei sacchetti.

E, sono sicurissima, super garantita al limone, di non esserne il solo bersaglio della situazione tipo:

UN FIGLIO CHE NON RINCASA all’ora solita di giorno o, peggio (ti prego, ti prego, ti prego!), di notte.

Schifo a priori la logica che possa aver perso un autobus, un treno, un passaggio in macchina, che sia a divertirsi senza cervello e orologi (fallo entrare da quella porta sano che ci penso io a mandarlo al pronto soccorso!), che stia sotto casa a cazzeggiare ancora mezz’ora con gli amici (tutti lui li conosce gli scappati da casa!), che si stia riparando all’asciutto da un temporale a secchiate (uscire con l’ombrello è troppo da sfigati…).

Vengo subito risucchiata dal buco nero del disastro, dall’orrore dell’indicibile, dai tormenti delle sinapsi deviate di noi mamme ansiogene e dal reflusso esofageo da nausea panica.

E, senza che nessuno storico ne accenni o abbia mai approfondito l’argomento, so per certo che Guglielmo da Occam, stimabile filosofo, fine teologo nonché valente francescano amanuense, non deve aver mai generato un figlio.

Perché quando ne hai uno NON c’è RASOIO CHE TENGA.

Il “rasoio di Occam” è un principio filosofico che dice più o meno che:

“A parità di fattori, la spiegazione più semplice di un evento è sempre quella da preferire”.

Per dire… Hai un dolore persistente allo stomaco e stai già pensando all’infarto del miocardio, alla sala rianimazione e ai parenti in lacrime dietro il vetro sterile?

La-paura-ci-rende-prigionieri

Toglitelo dalla testa. È solo che l’eccesso di ansia da coda di paglia, ti ha fatto rimuovere il salame di cinghiale, le tagliatelle al burro di tartufo, la bavarese alla panna e il litrozzo di barbera a benedire il tutto della cena di ieri sera.

Ora non so a voi, ma a me pare quasi miracoloso che un monaco nato in Inghilterra nel 1285 e morto in Baviera nel 1347, sia stato capace di elaborare una roba tanto moderna da essere attualità del nostro vivere continuamente a stringiculo.

La sensazione con cui convivo da una vita tanto da farla diventare il mio secondo lavoro.

Perché l’ansia bastarda si acquatta buona buona, mi lascia la giusta libertà di azione propria dei peggio sadici (in modo che io creda di averla sfangata), mi fa credere di essere una donna sana, libera e forte e poi ZAAC… Mi arpiona nel bel mezzo della scena.

Che può essere di volta in volta…

– Un rumore improvviso che mi sveglia con la certezza di avere Jack lo Squartatore in salotto.

– Un po’ di confusione anomala in stazione, in aeroporto, al centro commerciale dove presagisco sia in atto la madre di tutti gli attentati.

– Un camion rumoroso sotto casa che fa tremare i vetri della veranda e che so essere l’antipasto di un terremoto annunciato.

– Una passeggiata in collina dove inciampo in un cane extralarge in libera uscita con l’immediata matematica certezza che aspetti solo me, non sia vegano e non mangi da tre giorni.

– Una nuotata al larghissimo e la percezione di essere sfiorata non da un’alga vagabonda, ma da uno squalo bianco per colpa di quella barriera corallina che nel Mediterraneo non esiste, ma che avrebbero fatto bene a costruire almeno in cartongesso.

paura-degli-squali

Eccetera eccetera.

Tutto materiale da autobiografia intitolata “Il peggio che possa succedermi è qui a presentarmi il conto”.

Per questo, fin da quando sono venuta a conoscenza della teoria del rasoio, ho pensato che l’umanità dovrebbe essere talmente grata ad Occam, da annoverarlo tra “I Padri delle Patrie”, “I Giustissimi della Terra”, “I Cavalieri senza macchia e senza paura del pianeta”, dedicandogli il sito Unesco “Calma, respira e ragiona”.

Perché niente aiuta di più che poter dare – a un evento apparentemente catastrofico – una spiegazione più insulsa di un libro di Moccia e più banale di un discorso di fine anno del Presidente della Repubblica.

Aiuta a capire quanto possiamo essere ogni volta ostinatamente coglioni a virare sempre verso il peggio, quando l’ordinario è a portata di respiro.

Ci voleva un frate del 1330 a darci più aiuto di un corso di yoga, di un armadietto dei medicinali e del gruppo di mutuo aiuto “Avverti se ritardi che stiamo troppo in ansia”.

Grazie di cuore e di adrenalina Guglielmo!

Anche se…

Anche se esiste una faccenda che resiste granitica a qualsiasi rassicurazione.

Nonostante i rasoi, i bicchieri mezzi pieni, gli “Happy End” e la respirazione da cane cercatore di tartufi nei sacchetti.

E, sono sicurissima, super garantita al limone, di non esserne il solo bersaglio della situazione tipo:

UN FIGLIO CHE NON RINCASA all’ora solita di giorno o, peggio (ti prego, ti prego, ti prego!), di notte.

Schifo a priori la logica che possa aver perso un autobus, un treno, un passaggio in macchina, che sia a divertirsi senza cervello e orologi (fallo entrare da quella porta sano che ci penso io a mandarlo al pronto soccorso!), che stia sotto casa a cazzeggiare ancora mezz’ora con gli amici (tutti lui li conosce gli scappati da casa!), che si stia riparando all’asciutto da un temporale a secchiate (uscire con l’ombrello è troppo da sfigati…).

Vengo subito risucchiata dal buco nero del disastro, dall’orrore dell’indicibile, dai tormenti delle sinapsi deviate di noi mamme ansiogene e dal reflusso esofageo da nausea panica.

E, senza che nessuno storico ne accenni o abbia mai approfondito l’argomento, so per certo che Guglielmo da Occam, stimabile filosofo, fine teologo nonché valente francescano amanuense, non deve aver mai generato un figlio.

Perché quando ne hai uno NON c’è RASOIO CHE TENGA.