Tra le tante novità che ci ha portato il Covid, sicuramente c’è un nuovo rapporto con alcuni oggetti, diventati improvvisamente celebri. Io con loro ho una relazione complicata, e vi dico quali sono.

Gel disinfettante per le mani.

Se nella fase 1 per trovarlo bisognava avere uno spacciatore di fiducia, e lo custodivi in borsetta come l’anello di nonna donato in punto di morte, ora ne trovi bottiglie ovunque. All’ingresso di ogni negozio ci sono flaconi di disinfettante alti come Giancarlo Magalli che smaniano dalla voglia di essere premuti. A furia di disinfettarti, dopo essere uscita dal terzo negozio di fila, sei così impregnata di alcol che se uno a due metri di distanza si accende una sigaretta vai in autocombustione.

Lievito.

Il più desiderato della prima fase pandemica, ora che lo possiamo avere non ce ne frega più niente. D’altronde si sa, finché sta a casa dell’altra e si fa i selfie in cucina con lei, ci rodiamo e non vediamo l’ora di rivederlo, quando è finalmente disponibile abbiamo di meglio da fare.

Mascherine.

Metti/togli, metti/togli, tanto che non si capisce più un cazzo. Per non sbagliare te la tieni al collo come un bavaglino per gli sputacchi o appeso a un orecchio come una palla decorativa agganciata all’albero di Natale.

Ognuno ha la mascherina che preferisce : chirurgica, total black, animalier, con le scritte, colorate.

E poi ci sono i no mask che nella mascherina vedono un complotto ordito dai poteri forti per farci venire il cancro, caso mai non bastasse il 5g voluto da Bill Gates, che ci ha impiantato il mercurio per alzarci la temperatura, che mio padre comprò alla Fiera dell’Est.

Balconi.

Dimessi i panni di torrette di guardia per identificare i runner, da colpire con cubetti di lievito congelati, tornano ad essere angoli dove fumarsi una sigaretta in solitaria ripensando ai momenti che furono, e per spiare di nascosto i vicini facendo finta di niente. A proposito, i miei dirimpettai sono nudisti.

Le mani.

Tra guanti e divieti vari di toccare non sai più dove mettertele. Nel dubbio vai in giro con le dita ritratte tanto da sembrare uno sminatore a cui la giornata è andata storta. Se devi digitare il pos tocchi i tasti ansiosamente come se dovessi disinnescare codici di testate nucleari, col countdown già iniziato, mentre l’addetto ti dice serenamente: Pin e tasto verde grazie

Lo scanner misura temperatura.

Ogni volta che te lo puntano addosso ti senti comunque in colpa, con o senza febbre. Aspetti il momento in cui finalmente ti diranno che puoi passare e ti sembra di averla fatta franca come Lupin, ma senza bottino.

Certo è che la forma a pistola non aiuta; io nel dubbio ogni volta che mi misurano la febbre alzo le mani e dico: “no tengo dinero amigo”