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Salviniani all’arrembaggio contro lo Stato di diritto

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Ha fatto il giro del web l’immagine del ragazzo americano arrestato, accusato di aver ucciso il Carabiniere Mario Cercello Rega a Roma.
La foto è diventata virale perché è seduto su una sedia, ammanettato e bendato.
L’Arma ha preso le distanze, ha avviato un’indagine interna, e ci saranno i provvedimenti disciplinari del caso.

Ovvio , siamo in uno stato di diritto, ci sono delle leggi, delle regole, dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione.

L’Arma lo sa, un vero cittadino italiano lo sa, e un Ministro dell’Interno lo sa meglio di chiunque altro.

Salvini  lo sa che non si può bendare una persona durante un interrogatorio.
Ma sa anche che gli istinti più bassi sono stati sdoganati, che il suo social media manager è bravissimo nel gestirli e nell’usarli per creare consenso, commenti, visite sulla sua pagina.

Ed allora ecco che accade il paradosso: Il Ministro dell’Interno non sostiene l’Arma che si è dissociata dal gesto di colui che ha bendato il ragazzo, ma prende le parti di chi ha sbagliato, di chi la legge non l’ha rispettata.

Coloro che hanno ricordato che ci sono dei diritti per gli indagati, sono stati accusati di buonismo, di essere complici degli assassini.
Secoli di battaglie civili dimenticate, la nostra Costituzione trattata come un inutile orpello per radical chic.

Intanto, quella foto, esibita con trionfo dai Salviniani forcaioli, ha regalato agli avvocati degli imputati un poker d’assi per chiedere il loro rilascio: confessione estorta e non spontanea.

L’ imbarbarimento culturale e umano che è stato sdoganato ci sta danneggiando tutti, e ora agli avvocati di Mario toccherà dire che si dissociano dalle parole del nostro Ministro.