adesso!

SE NON URLI CI STAI…(leggete e diffondete)

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SCENA 1
Centro città qualsiasi, figli da recuperare, acquisti inderogabili da ultimare, cane da far scendere prima che pisci l’impisciabile sui sedili antero, postero bagagliaio compreso, coda tipo partenza intelligente cannata e, come un’apparizione della Madonna a Paolo Brosio, un posto inaspettatamente libero a portata di sterzo sul controviale.
Freccia, virata di avvicinamento a destra, sorriso di sollievo innestato…
Quando, in contromano, di prepotenza e veloce come un passaggio alla chicane del Gran Premio di Montecarlo, una grossa cilindrata ci fotte il futuro prossimo.
Incurante, incivile, impunito, il tipo che stoppa e scende non ci degna di un occhio.
Che sia di grossa stazza o piccola non fa la differenza.
Ce ne restiamo lì incretinite e incredule.
Vorremmo urlare e dentro il colon irritabile lo stiamo facendo, ma l’esasperazione è tale da non fuoriuscire, per la paura di non riuscire ad arginarla, per la paura di esagerare con le bestemmie e con i colpi di cric.
E quindi NESSUNO, fottendosene delle regole, ci ha scippato il parcheggio.

SCENA 2
Estate, sole cuore e amore.
Ferie e spiaggia da sogni invernali.
Acqua cristallina, fondali sovraesposti e bracciate vigorose.
Il largo si avvicina, le membra si fanno leggere come i pensieri quando tutto sembra una pacchia.
Un rumore attutito in sottofondo ti raggiunge anche sott’acqua.
Riemergi solo per vedere una moto d’acqua dove non dovrebbe essere.
Che ti punta.
Porcadiquella, ma chi è ‘sto coglione, cazzo no, un crampo proprio adesso…a fatica ti sposti dal centro del mirino.
Il coglione vira per farsi riprendere dagli amici, ovviamente coglioni quanto lui, in riva e tu bevi quell’onda anomala perché altro non ti è dato di poter fare.
E quando riemergi lui è già quasi in Corsica e tu non puoi urlare, solo sputare sale e tossire fiele.
Sulla riva che stai riguadagnando a fatica tutto tace, di un cane che si sia accorto neanche l’ombra.
E quindi a che pro ululare, NESSUNO ha appena attentato alla tua vita natatoria.

SCENA 3
Parco pubblico, bambini, mamme, tate, nonne e gonfiabili quasi gonfi.
La luce dei tuoi occhi ha appena smerendato lo zainetto, adocchiato due amichetti dell’asilo, buttato sulla panchina la felpa pesante (meno male che non ha ancora l’età per contestare la canottiera) e via, verso il castello d’arrampicata.
Che è a poche occhiate di distanza, per quello sei seduta a pochi attimi d’intervento.
Neanche il tempo di cercare gli occhiali da sole, che lo vedi in vetta incerto sul da farsi.
Buttarsi ad angelo o scivolare nel tunnel di plastica rosso.
Decide per l’angelo.
Merda, dovresti saperlo di aver messo al mondo uno da sport estremi.
Solo che il volo è troppo alto, lui è un incosciente di 4 anni con un piede pericolosamente in scivolata.
E infatti non vola, cade in caduta libera prima che tu abbia il tempo di alzarti, urlare o correre come Bolt alla finale dei 100 per acchiapparlo al volo.
Quando raccogli quella cosa urlante ma miracolosamente integra, ti accorgi di aver appena assistito, pietrificata, all’incubo di ogni mamma del pianeta.
Perdere la luce dei suoi occhi.
Ma non hai urlato per nessuna di quelle frazioni di secondo.
E quindi NESSUNO ha visto, NESSUNO ti compiange e tu sei una madre di merda.
Eternamente in colpa.

SCENA 4.
Tribunale di Torino.
Si sentenzia una violenza sessuale compiuta sul luogo di lavoro.
Lei una ragazza, lui un 46 enne superiore in grado.
Il collegio giudicante chiede alla vittima perché non abbia urlato, tanto da richiamare gente.
E lei tra i singhiozzi ha risposto “Con le persone troppo forti mi blocco…”
E lo sa bene il perché.
Quanto lo sa bene suo padre, che durante l’infanzia ne abusò a piacere.
Per i giudici quel “Rimanere sul vago, limitarsi a dire Basta..” è stato equivalente ad una consensualità.
Senza tener conto dell’orrore pregresso, di quel padre bastardo che rivede in ogni uomo più adulto, prepotente e predatore.
Predatore che è stato, in forza di quell’urlo ingoiato, assolto perché il fatto non sussiste.
E dopo il danno anche la beffa.
Perché lei dovrà risarcire lui per la calunnia.
Se lei non ha urlato NESSUNO è stato violentato.
Perché reazioni impreviste, inaspettate o psicologicamente spiegabili, sono roba da telefilm americani mica da solidi tribunali italiani dabbene.
E siccome ogni sentenza fa Giurisprudenza, non resta che fare tutte insieme una cosa.
Andare di gargarismi, tirare qualche bel respiro fondo e diaframmatico e declinare a squarciagola il verbo della vergogna:

IO NON URLO
TU NON URLI
ELLA NON URLA
NOI NON URLIAMO
VOI LI ASSOLVETE…

E, nella speranza che il nostro urlo arrivi molto in alto, stringiamoci in silenzio attorno a lei per farle sentire il silenzio più indicato.
Quello della vicinanza, della condivisione e della giustizia.

VIOLENZA