So che il tribunale non è il massimo, che nessuno vorrebbe mai entrarci sia come persona offesa sia come imputato e girano le scatole pure se ti chiamano a fare il testimone… ma ragazze, fidatevi: è un mercato.

Io in tribunale ci devo andare: faccio l’avvocato. E vi dico che potete trovare di tutto.

Sono tutti vestiti bene.
Ovvio, qualche abbinamento nero-marrone (ripetiamo in coro… “PERFETTO CAFONE!”) si può trovare, ma se poi questo è 1.85, occhi blu, moro, bello impossibile… ma che je voi dì? Vi assicuro che nero-marrone vi sembrerà il più bell’abbinamento della storia.

Hanno tutti un’aria apparentemente seria: l’avvocato medio alle 9.00, appena entra in tribunale, ha già sulle spalle il peso della giustizia mondiale. Alle 12.00 si è rotto le palle di difendere i suoi delinquetelli e li sbatterebbe in galera in 3-2-1 con tanto di “E ringraziami, che ti ho fatto avere uno sconto di un terzo della pena per aver rubato delle pattine dalla forma fallica al supermercato”.

Ma veniamo al dunque. Il mio momento preferito è l’ascensore (a parte quella volta che ci sono rimasta dentro per circa mezz’ora da sola, ma questa è un’altra storia).

Dodici piani di tribunale.

Entri.
“Buongiorno”.
E si è in due, tre persone.

Sali al 5°.
“Buongiorno”.
E siamo in quattro: due femmine e un uomo, troppo stagionato.

Sali al 7°.
“Buongiorno”.
Scendono le donne e l’uomo troppo over e sale un uomo, alto 1,60 e largo 1,40. Non va bene.

Ari-scendiamo al 5°.
“Buongiorno”.
Scende Sancho Panza e salgono due donne.

Andiamo al 9°.
“Buongiorno”.
Due uomini, una donna e… La sento, la stanno trasmettendo “je t’aime….tururururur….”! Improvviamente in ascensore si alternano luci fucsia, rosse e rosa, partono cuori, un coro gospel dietro e i bambini di Maria De Filippi che lanciano fiori.

MACHEFFFFFFFFFIGOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.

Moro, alto, un po’ spettinato, ma quello spettinato che piace a noi, barbetta dei tre giorni (quella barbetta che piace a noi) e un sorriso che Mentadent gli può solo lavare il sottopalla.

«Ma ci stiamo?».

Un coro di donne in preda ad una crisi ormonale urla:
«Certooooo! Vieni vieni, ci stringiamoooooooo».

Schiaccia l’undicesimo.
Io vado al 12.

La mente viaggia: al decimo piano ho appena conosciuto i suoi a un apericena a Portofino e stiamo per annunciare la gravidanza.
All’undicesimo siamo diventati genitori e nonostante ci siamo sposati il mese scorso abbiamo deciso di rinnovare le promesse a Baltimora…

«Arrivederci, buon lavoro!».
Eh? Ma ‘ndo va? Dove cazzo vai senza di me?!!

Plim. Plom.

Porte chiuse.

Plim. Plom.

Piano 12.

Sono arrivata.

Ore 9:13.
Ciao sono Laura, ho il cuore lacerato e le ovaie che frullano che  manco una giostra di Gardaland.