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Il segreto che nessun uomo doveva sapere

La prima volta che vidi del sangue nelle mie mutande stavo per avere un infarto.
Dopo mi dissero sottovoce nell’orecchio che questo è un segreto e nessun uomo doveva saperlo.

Ho sofferto dolori terribili. Dalla schiena fino alle ginocchia. Dolori insopportabili. Nausea e mal di testa. La voglia di morire. Di morire e non sentire più quel dolore incredibile.
Sudare anche durante l’inverno. Sudare e avere freddo nello stesso momento.
Il terrore di avere delle macchie sull’uniforme della scuola.
Io che vivevo in una famiglia religiosa dovevo fingermi a digiuno durante Ramazan.
Morivo dalla vergogna per andare a comprare degli assorbenti nelle farmacia. Dovevo aspettare ore perché arrivasse la commessa per comprarli.
Ho sbagliato tanti esami per colpa del dolore.
Non sono andata a tante gite per colpa del dolore.
Non mi sono presentata a tanti incontri importanti per colpa di questo dolore.
E nessuno mi ha mai sentito urlare dal dolore.
In vacanze tutti andavano a pregare e io dovevo passare tutto il giorno in albergo.

Poi se un mese per qualche strano motivo avevo un ritardo dovevo sopportare le paranoie di mia mamma e:
NON salire le scale
NON mangiare banane e pistacchi e
giurare che NON avevo fatto niente …

Ma nulla faceva più male del dolore psicologico. Soffrire in silenzio. Come se fossi un peccatrice. Come se fosse colpa mia. Come se tutto questo fosse una punizione.
Mio padre non lo doveva sapere.
Mio fratello non lo doveva sapere.
Il mio professore, il mio capo, l’autista, il commesso, nessuno doveva sapere che stavo male. Che soffrivo.
Un giorno qualche tempo fa decisi di non tenere più per me questo segreto.
Se soffrivo lo dicevo. Non fingevo di stare bene. Spiegavo che stavo male. A mio padre. A mio fratello. A chiunque mi vedesse debole e sofferente per la strada.
Da allora fino ad oggi niente è cambiato. I miei dolori non sono diminuiti e la consapevolezza degli uomini della mia terra non è aumentata.
È vero che nel nostro calendario non esiste una giornata internazionale e che nessuno ne parla ma almeno possiamo aggrapparci a qualche data straniera per dare agli uomini l’opportunità di capirci e di supportarci.
E comunque il fatto che io non abbia potuto nemmeno scrivere la parola ciclo o mestruazione mi fa capire che anch’io come donna ho tanta strada da fare ancora.