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Elezioni in Iran: la lotta tra chi fa del suo meglio e chi lo sputtana

elezioni Iran

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«Oggi il mondo sa bene che la nazione iraniana ha scelto il percorso dell’interazione con il mondo, senza violenze o estremismi. La nostra nazione vuole vivere in pace e in amicizia con il mondo. Al tempo stesso, non è disposta ad accettare minacce o umiliazioni».

Queste le parole con cui Hassan Rouhani esordisce nel suo primo discorso dopo la vittoria delle elezioni per la Presidenza della Repubblica Islamica.

Un’affluenza al voto di oltre il 70% (41,2 su 56 milioni di aventi diritto) riconferma il candidato moderato, appoggiato dalle donne, dai giovani, il presidente che, nel corso del suo primo mandato, aveva proposto una linea riformista e di apertura verso l’Occidente.

Una testimonianza eccezionale, da una donna eccezionale. La nostra Syndrome dall’Iran che, in esclusiva per noi, ci racconta il suo punto di vista:

 

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Queste elezioni in IRAN non erano soltanto tra due partiti o due fazioni: erano tra i registi che vincono l’oscar e quelli che fanno dei film contro il Cinema.

Erano tra i prigionieri politici che lottano per il loro popolo e i giudici che li hanno mandati in prigione.

Erano tra i politici che hanno fatto del loro meglio e quelli che sanno meglio come sputtanare i rivali.

Le elezioni erano tra quelli che hanno studiato e quelli che odiano tutti gli intellettuali.

Erano tra quelli che “non volevano tornare indietro”* e quelli che volevano tornare indietro ad ogni costo.

Quindi essendo un paese con una storia gloriosa, un popolo pacifista, non poteva andare diversamente…

Più di duecento musicisti hanno supportato il presidente Rouhani durante la sua campagna elettorale.

Dall’altra parte un cantante pop-dance, tutto tatuato, ha fatto il tifo per il rivale.

In queste settimane, sono state cantate centinaia di canzoni con le quale abbiamo ballato tutti.

Per la festa della vittoria di Rouhani, migliaia di giovani hanno festeggiato per le strade di tutto il paese fino all’alba.

Sembrerebbe che la gente non voglia un presidente ma locali e discoteche.

L’opposizione fuori dal paese da mesi era attiva per chiedere al popolo iraniano di non votare e iniziare una vera e propria rivoluzione usando la violenza.

L’opposizione fuori dal paese non ha capito un cazzo di come siamo fatti noi!

Se avessimo detto che il presidente in carica (Rouhani) era sospettato di aver pianificato una rivolta contro il regime ci avrebbero fatto un alcol test.

Se avessimo detto che il suo rivale è un giudice (anche vice presidente del sistema giudiziario del paese) ma voleva essere presidente per combattere la corruzione ci avrebbero dato dei pazzi.

Agli occhi di uno straniero eravamo messi malissimo con qualsiasi candidato.

Quelli che non hanno votato dicono di averlo fatto per le famiglie delle vittime delle manifestazioni del 2009, per gli artisti che non possono più lavorare in Iran, per i giornalisti in prigione e per i grandissimi leader del movimento verde ai domiciliari, ma poi questi eroi hanno tutti votato e hanno votato Rouhani.

Quindi chi non vota non lo fa per mandare un messaggio contro il dittatore: lo fa perché è solo un coglione irresponsabile.

Il rivale di Rouhani ha portato tante povere persone con gli autobus da una città all’altra per i discorsi: pensava di aver tantissimi voti, non si rendeva conto che una persona può essere pagata dieci volte per fare il tifo ma vota comunque una volta sola.

Ha cercato di ingannare la gente facendo lo stronzo, si è circondato di persone di merda ma grazie al cielo non sono poi così tante.

In queste elezioni, quelli che hanno fatto il sacrificio più enorme siamo stati noi comici e battutisti: abbiamo “voluto” perdere quattro anni di ottima paga, niente racconti comici (e soprattutto satirici) sui politici che potevano farci diventare ricchi con le loro cazzate giornaliere.

Abbiamo preferito votare e contribuire a far vincere uno che non ci darà materiale per essere preso in giro, perché sa cosa fa e sa come ricostruire questo paese e portarci tutti fuori dal tunnel del divertiment… ah no, della miseria.

Quindi forza Rouhani, forza IRAN.

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* Abbiamo partecipato alla campagna elettorale di Rouhani con l’hashtah #non_torniamo_indietro
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Orgogliosa di poter mettere il mio nome senza paura: Jasmine Eftekhari