adesso!

A Natale si può dare di più? Sì, il culo!

Addobbati due alberi e due presepi: a casa mia e a casa di mia sorella, in convalescenza dopo un’operazione.

Acquistati in circa sei ore spalmate su due giorni (tra l’altro i più freddi dell’anno in corso quando si dice il tempismo) qualcosa come ventotto regali, ovviamente voluminosi e ovviamente trasportati a casa arrancando a piedi (dove lo trovi in questo periodo un parcheggio in centro?).

Provveduto a ordinare, nei negozi sottocasa in cui mi servo, tutto quello che servirà a sfamare dodici persone che, di solito, sembra abbiano digiunato nei quindici giorni precedenti il Natale.

Tirato fuori e lavato i servizi buoni di piatti e bicchieri.

Acquistato, dopo estenuanti ricerche, tovaglia nuova, che quella vecchia l’anno scorso l’aveva bruciata zio Renato con la candela alla creme brulèe.

Lavato e stirato tovaglia e tovaglioli nuovi che, si sa, vengono tutti dalla Cina e chissà per che schifo di container sono passati.

Andata a far gli auguri a zia Maria, zia Elsa, una vicina in ospedale e due vecchie amiche di mamma rimaste sole tutte rigorosamente residenti in culi alla Cina diversi.

Portato a lavare la macchina e fatto il pieno con cambio olio (non sia mai che si resti in panne con la macchina lercia a Natale!).

Una volta tornata a casa, accorgermi di aver lasciato dal benzinaio la carta di credito e fatto due chilometri col cuore in gola, lo stomaco chiuso e la bocca aperta a tirar giù tutti i santi (a parte Santo Stefano per delicatezza).

Rassettata casa, perché sia una degna cornice; compresa la camera di mio figlio soprannominata, non a caso, “centro di Kabul”.

E avreste ancora il coraggio di dirmi che A Natale si può dare di più?

Forse giusto il culo.Addobbati due alberi e due presepi: a casa mia e a casa di mia sorella, in convalescenza dopo un’operazione.

Acquistati in circa sei ore spalmate su due giorni (tra l’altro i più freddi dell’anno in corso quando si dice il tempismo) qualcosa come ventotto regali, ovviamente voluminosi e ovviamente trasportati a casa arrancando a piedi (dove lo trovi in questo periodo un parcheggio in centro?).

Provveduto a ordinare, nei negozi sottocasa in cui mi servo, tutto quello che servirà a sfamare dodici persone che, di solito, sembra abbiano digiunato nei quindici giorni precedenti il Natale.

Tirato fuori e lavato i servizi buoni di piatti e bicchieri.

Acquistato, dopo estenuanti ricerche, tovaglia nuova, che quella vecchia l’anno scorso l’aveva bruciata zio Renato con la candela alla creme brulèe.

Lavato e stirato tovaglia e tovaglioli nuovi che, si sa, vengono tutti dalla Cina e chissà per che schifo di container sono passati.

Andata a far gli auguri a zia Maria, zia Elsa, una vicina in ospedale e due vecchie amiche di mamma rimaste sole tutte rigorosamente residenti in culi alla Cina diversi.

Portato a lavare la macchina e fatto il pieno con cambio olio (non sia mai che si resti in panne con la macchina lercia a Natale!).

Una volta tornata a casa, accorgermi di aver lasciato dal benzinaio la carta di credito e fatto due chilometri col cuore in gola, lo stomaco chiuso e la bocca aperta a tirar giù tutti i santi (a parte Santo Stefano per delicatezza).

Rassettata casa, perché sia una degna cornice; compresa la camera di mio figlio soprannominata, non a caso, “centro di Kabul”.

E avreste ancora il coraggio di dirmi che A Natale si può dare di più?

Forse giusto il culo.