italy

Spirito natalizio: la dura vita di un Grinch

Io lo devo dire: odio il periodo che precede Natale.  Vado in iperventilazione quando, passata la festa dell’Immacolata, in strada, negli uffici, sui mezzi pubblici è tutto un tripudio di “anche a te/Lei e famiglia”!

Mi viene l’ansia alla vista delle luci natalizie, di alberini, alberi o alberoni di Natale. Se ne vedono di ogni tipo: dal maestoso e ricco a quelli addobbati alla “vorrei ma non posso”. E che dire delle canzoncine a tema? Alla prima nota, riconoscibilissima, di “Jingle Bells” ho la stessa reazione di quando mi imbatto in un brano di Gigi D’Alessio: sudorazione, nausea e secchezza delle fauci.

Le persone non sanno più camminare. Ondeggiano, spingono, sbandano, frenano di colpo per cambiare rotta (“oh guarda che cariiiiiini quei sottobicchieri di legno di banano”), cariche di sacchetti, sacchettoni, pacchi che uno sherpa dell’Himalaya gli spiccia casa. E prova a lamentarti: “Mi scusi ma mi ha dato un colpo alla schiena che nemmeno la manovra di heimlich…!” che ti becchi un vaffanculo. Si certo, al profumo di zenzero e cannella, ma è pur sempre un vaffanculo.

A dicembre, chi si dedica allo shopping natalizio usando l’auto, sarebbe disposto a vendere la madre e i parenti fino alla terza generazione per un posteggio.  Ho visto automobilisti lanciare in corsa il passeggero, in modalità “consegna giornale”, per occupare un posto libero. Che, nove volte su dieci, è un posteggio riservato agli handicappati. “Sto qui pochi minuti, giusto il tempo di scegliere il regalo per mamma, papà, nonna, nonno, zia Rosetta, zia Anna e i cugini dell’ Australia”.

Vuoi andare al ristorante? Non puoi. Dall’inizio fino alla Vigilia di Natale è tutto prenotato: è il periodo delle “cene aziendali”. Puoi ritenerti fortunato se, per puro culo, riesci a trovare un tavolo per due sistemato, in questi frangenti, nell’antibagno del ristorante o davanti alla porta d’ingresso. “Ci scusi ma non avete prenotato e stasera abbiamo tre feste private” sussurra il cameriere stravolto, spettinato e con l’ascella “scappata”.

Hai dimenticato le uova e fai un salto al supermercato? Ti do un consiglio: avverti la redazione di “Chi l’ha visto” che la tua non è né una fuga volontaria né una disgrazia. Sei semplicemente in fila alla cassa per pagare la tua cazzo di confezione da 6 di uova ma davanti a te hai la signora con: 5 casse da 6 di acqua, un cartone di spumante in offerta, una mucca intera, una rete a strascico carica di pesce, casse di mandarini, di arance, di litchi, di uva, 7 panettoni gastronomici, 8 panettoni tradizionali, 10 torroni, 4 pacchi di frutta secca, mostarda, un pallet di patatine San Carlo con in regalo – solo per Natale! – Carlo Cracco con la sua cucina Scavolini. Ti guarderà ma questa stronza non ti dirà mai “ha solo quello? passi pure…”. Alla faccia dello spirito Natalizio.

 

Spirito natalizio,Natale, Grinch

La dura vita di un Grinch

Io lo devo dire: odio il periodo che precede Natale.  Vado in iperventilazione quando, passata la festa dell’Immacolata, in strada, negli uffici, sui mezzi pubblici è tutto un tripudio di “anche a te/Lei e famiglia”!

Mi viene l’ansia alla vista delle luci natalizie, di alberini, alberi o alberoni di Natale. Se ne vedono di ogni tipo: dal maestoso e ricco a quelli addobbati alla “vorrei ma non posso”. E che dire delle canzoncine a tema? Alla prima nota, riconoscibilissima, di “Jingle Bells” ho la stessa reazione di quando mi imbatto in un brano di Gigi D’Alessio: sudorazione, nausea e secchezza delle fauci.

Le persone non sanno più camminare. Ondeggiano, spingono, sbandano, frenano di colpo per cambiare rotta (“oh guarda che cariiiiiini quei sottobicchieri di legno di banano”), cariche di sacchetti, sacchettoni, pacchi che uno sherpa dell’Himalaya gli spiccia casa. E se provi a lamentarti: “Mi scusi ma mi ha dato un colpo alla schiena che nemmeno la manovra di heimlich…!” ti becchi un vaffanculo. Sì certo, al profumo di zenzero e cannella, ma è pur sempre un vaffanculo.

A dicembre, chi si dedica allo shopping natalizio usando l’auto, sarebbe disposto a vendere la madre e i parenti fino alla terza generazione, per un posteggio. Ho visto automobilisti lanciare in corsa il passeggero, in modalità “consegna giornale”, per occupare un posto libero. Che, nove volte su dieci, è un posteggio riservato agli handicappati. “Sto qui pochi minuti, giusto il tempo di scegliere il regalo per mamma, papà, nonna, nonno, zia Rosetta, zia Anna e i cugini dell’ Australia”.

Vuoi andare al ristorante? Non puoi. Dall’inizio fino alla Vigilia di Natale è tutto prenotato: è il periodo delle “cene aziendali”. Puoi ritenerti fortunato se, per puro culo, riesci a trovare un tavolo per due sistemato, in questi frangenti, nell’antibagno del ristorante o davanti alla porta d’ingresso. “Ci scusi ma non avete prenotato e stasera abbiamo tre feste private” sussurra il cameriere stravolto, spettinato e con l’ascella “scappata”.

Hai dimenticato le uova e fai un salto al supermercato? Ti do un consiglio: avverti la redazione di “Chi l’ha visto” che la tua non è né una fuga volontaria né una disgrazia. Sei semplicemente in fila alla cassa per pagare la tua cazzo di confezione da 6 di uova ma davanti a te hai la signora con: 5 casse da 6 di acqua, un cartone di spumante in offerta, una mucca intera, una rete a strascico carica di pesce, casse di mandarini, di arance, di litchi, di uva, 7 panettoni gastronomici, 8 panettoni tradizionali, 10 torroni, 4 pacchi di frutta secca, mostarda, un pallet di patatine San Carlo con in regalo – solo per Natale! – Carlo Cracco con la sua cucina Scavolini. Ti guarderà ma questa stronza non ti dirà mai “ha solo quello? passi pure…”. Alla faccia dello spirito Natalizio.