Ci sono donne che durante l’invasione tedesca hanno dato il proprio contributo in silenzio, senza darsi arie, senza farlo per avere agi ma, semplicemente, per aiutare il prossimo. Una di queste è Stanislawa Leszczynska.

Stanislawa Leszczynska era un’ostetrica polacca che, assieme al marito e ai figli, decise di aiutare gli ebrei del ghetto della città di Lodz, fornendo loro documenti falsi e cibo.

Nel febbraio del 1943, Stanislawa e sua figlia vennero scoperte ed arrestate dalla Gestapo: vennero destinate al campo di concentramento di Auschwitz.

Insieme riuscirono a portare alcuni documenti scritti in tedesco attestanti il lavoro di ostetrica, ed è proprio grazie a questi che venne assegnato loro il compito di prestare assistenza alle partorienti.

Ovviamente anche per il parto c’era un regolamento che le ostetriche dovevano rispettare: una volta venuto al mondo il neonato veniva strappato alla madre e affogato in un barile colmo d’acqua, dopo di che il corpicino sarebbe diventato cibo per i ratti.

Inizialmente questo compito era svolto da Sister Klara, cd, l’infanticida, ma a causa di una malattia venne sostituita da Stanislawa Leszczynska e da sua figlia.

Stanislawa, al contrario di quanto faceva Sister Klara, decise di non rispettare il regolamento e di aiutare le puerpere a partorire, invitandole a scambiare una razione di cibo, con le altre deportate, in cambio di lenzuola e asciugamani.

Stanislawa, all’interno di una baracca, munita di sole forbici e qualche farmaco, fece nascere tremila bambini i cui nomi vennero appuntati in un quaderno segreto che più tardi, al termine della guerra diventerà “Rapporto di un’ostetrica ad Auschwitz”.

Purtroppo, a causa del rientro di Sister Klara, metà di quei bambini vennero affogati, centinaia vennero spediti all’orfanotrofio, altri moriranno di stenti e di fame, solo trenta mamme riuscirono a varcare i cancelli di Auschwitz con i propri bambini.

Stanislawa Leszczynska, finita la guerra, si ricongiunse alla sua famiglia e continuò a svolgere il suo lavoro di ostetrica.

Questa è una delle tante storie di donne che hanno vissuto la guerra, i campi di sterminio, la paura, la fame, il freddo, l’odio, la follia nazista. Donne come Stanislawa Leszczynska che nel non avere nulla sono riuscite a dare qualcosa a chi speranza non ne aveva più, donando vita nel luogo dove la morte regnava sovrana.