adesso!

Tragedia di Notre-Dame. Perché dovreste star zitti

Notre Dame

Brucia quella torre, quelle mura, si anneriscono quelle vetrate dipinte con tecniche tutt’ora SCONOSCIUTE.
Brucia un pezzo di storia, di cultura, arde un simbolo: d’identità nazionale, d’appartenenza, di pace.
Non ci vuole un diploma alle Belle Arti per capire che abbiamo perso un monumento di valore immenso.
Ah, già, la ricostruzione, certo. Mi va benissimo.
Ma è come se si disintegrasse la Gioconda e dicessimo: “Bene, che ce vo’, la rifamo uguale, anzi meglio, che era pure racchia!”

L’arte porta intrinsecamente in sé il valore dell’assoluto, dell’immortale: è qualcosa creato per trascendere i nostri limiti fisici, è qualcosa che sopravvivrà a noi, qualcosa che potranno vedere con i nostri occhi i nostri figli, ed i figli dei nostri figli. In un certo senso ci rassicura, ci protegge.
Quando se ne va una cosa così, fa male. Fa male perché si resta sbigottiti, increduli: un simbolo eterno non può morire!
E invece anche la roccia, il legno e le opere d’arte sono soggette alla furia distruttrice, in quella strana roulette russa dove l’Universo purtroppo punta il dito, spara a casaccio e non fa sconti a nessuno.

Ogni catastrofe porta con sé amare conseguenze ancora più tragiche: la schiera immane dei commentatori sui social, di chi deve scrivere qualcosa per forza.

E in mezzo al calderone c’è chi proprio deve fare il controcorrente, chi deve provocare.
Non si capisce bene perché lo faccia: se creda davvero in ciò che scrive, o intenda solamente attirare l’attenzione.
La tragedia nella tragedia, a mio avviso, sono queste due tipologie di commentatori:

1IL TIFOSO DA STADIO
La Francia me sta sul cazzo, uno a zero pe’ noi, gne gne gne, galletti, Macron suca, testata de Zidane e compagnia bella.
Inutile dirvi che dovreste tornare al vostro habitat naturale, cioè fare l’humus stratificati sul divano davanti alla partita e la schedina. Chissà, magari a lungo andare divenite compostabili e potreste essere utili per qualcosa.

2IL SOCIOLOGO
È solito tirar fuori dal cilindro le più grandi tragedie dell’umanità, passate ed attuali, per porre in secondo piano il fatto in questione.
Commenti ricorrenti sono, ad esempio: “E allora Aushwitz? E Hiroshima? E i morti in mareeeeeee!1!1#1!”
Vi dirò una cosa segreta, che forse vi sconvolgerà, ma tanto: la mente umana può dispiacersi anche per più cose contemporaneamente.
Assurdo, ve’?!

In ogni caso, se non capite che è stato distrutto un simbolo Unesco di valore inestimabile, se non l’avete mai vista in tutto il suo splendore sorvegliare i tetti di Parigi, se non avete suonato le campane da bambini con Quasimodo e i Gargoyles, se non avete mai spalancato gli occhi con il musical di Cocciante, se oggi non siete neanche un minimo tristi, in fondo a me dispiace tanto,
TANTO,
ma proprio tanto tanto
PER VOI.

Quindi fate una cosa: se non sapete cosa scrivere e volete andare per forza contro la morale comune, vi suggerisco di perpetrare un’altra strada meno battuta ed ugualmente controcorrente come piace a voi, una tendenza che di questi tempi è diventata proprio vintage: TACETE.