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Valentina Tereshkova… Auguri alla prima donna russa nello spazio

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Ancora Unione Sovietica, 54 anni fa la Russia decise di mandare la prima donna nello spazio.

Dopo un uomo, una scimmia e un cane, si decise di provare anche una donna.

Dobrokachestvnnost! (Bontà loro!).

La scelta cadde su Valentina Tereshkova di anni 26, un’oscura addetta ai bottoni in un’industria tessile.

Nel senso che i bottoni li attaccava ovviamente, perché, allora come ora, i bottoni che contano sono sempre stati in mani mascule.

Nel dopolavoro la nostra eroina si appassiona ai lanci col paracadute e, affrontando unica tra ciurme di aitanti muzhchina (maschi alfa della steppa) l’ebbrezza del volo, comincia a pensare in grande, come solo una donna relegata nelle retrovie riesce a fare.

Nel tempo che i suoi colleghi impiegavano a scolarsi una bottiglia di vodka cantando Oci Ciornie, Valentina fa domanda per il corso da cosmonauta e si diploma a pieni voti.

Finché, il 16 Giugno 1963, a bordo del “Vostok 6”, viene lanciata nello spazio in solitaria per una missione di tre giorni.

Lo scopo della missione era quello di studiare l’adattamento di un corpo femminile, o più precisamente, dell’apparato riproduttivo femminile nello spazio.

In poche parole, il solito chiodo fisso dei misogini di ogni epoca… Scoprire se una donna ragioni con l’utero anche in assenza di gravità.

Sulla sua missione ci furono testimonianze contrastanti: i maschi a terra riferirono di un volo drammatico, con Valentina colpita da uno stato di malessere tale da pensare di anticiparne il rientro.

Si parlò di nausee, svenimenti ed emorragie non meglio diagnosticate se non con la fragilità dell’organismo femminile.

Valentina smentì sempre con forza questa versione, riferendo di orbite perfette, in perfetto assetto e compiute in ottimo stato di salute, tanto da chiedere di prolungare l’esperienza.

E noi crediamo a lei.

Perché dentro siamo tutte tereshkove del nostro spazio e orbitiamo tutte come satelliti disciplinati intorno a quel mistero senza fine difficile che è il vivere da donne.

Come Valentina abbiamo sempre un bottone da attaccare, un calzino da accoppiare, un figlio da recuperare, un marito da sdivanare, un collega da sfanculare, un ausiliario del traffico da scongiurare, mentre il nostro Io vorrebbe volare alto, nel cielo del libero arbitrio o almeno in quello di un salto in centro con le amiche.

Come Valentina in orbita, ogni nostro giorno sulla terra la nostra resistenza psico-fisica viene testata e messa a dura prova da esperimenti di resistenza estrema.

Cos’altro sono le corse tra il lavoro e la scuola dei figli, la metro al volo, la spesa al super all’ultimo minuto, la fila all’ASL con lo scooter pericolosamente in divieto, i viaggi pendolari eternamente in piedi, i saggi di danza delle creature a chilometri di distanza il giorno che hai la macchina dal carrozziere, il ricevimento della professoressa di matematica il giorno dopo che tuo figlio ha rimediato un 3 in verifica, il marito che non ti caga perché ha la Champions l’unica sera in cui ti senti una dea del sesso e non crolli dal sonno come una neonata dopo il bagnetto, se non un esperimento in assenza di gravità per chi ce lo rifila, ma in presenza di crisi di nervi per noi che lo subiamo.?

E cosa non è il falso rapporto degli scienziati russi sullo stato di salute della Vale, se non il tentativo di capi e colleghi di denigrare il successo di una donna capace e vincente nell’unico subdolo modo con cui si ostacolano carriere e assunzioni femminili, ossia tirando in ballo ovaie, utero e costituzione cagionevole?

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Ma quello che più ci attrae e ci accomuna ad una delle donne che ha fatto la Storia, sono quei tre giorni passati ad orbitare nell’azzurro siderale, mentre la Terra sospendeva ogni giudizio, tratteneva il fiato e preparava i festeggiamenti.

Tre giorni programmati solo per noi, tre giorni di silenzio perfetto, senza orari, finalmente sedute, senza pressioni e soprattutto senza rompi coglioni intorno.

Oggi Valentina Tereshkova compie 80 anni e nel farle gli auguri più fervidi per altri 80, sono certa che il 16-17-18 Giugno 1963 siano una data memento, da rispolverare ogni volta che subiamo una discriminazione ma anche un piccolo sopruso:

«Sono stata 3 giorni in orbita… Posso affrontare qualsiasi cagacazzi!».

Boleye privestviye moya dorogaya! (Ancora auguri mia cara !)03c-valentina-tereshkova

Si chiamava ancora Unione Sovietica, 54 anni fa la Russia decise di mandare la prima donna nello spazio.

Dopo un uomo, una scimmia e un cane, si decise di provare anche una donna.

Dobrokachestvnnost! (Bontà loro!)

La scelta cadde su Valentina Tereshkova di anni 26, un’oscura addetta ai bottoni in un’industria tessile.

Nel senso che i bottoni li attaccava ovviamente, perché, allora come ora, i bottoni che contano sono sempre stati in mani mascule.

Nel dopolavoro la nostra eroina si appassiona ai lanci col paracadute e, affrontando unica tra ciurme di aitanti muzhchina (maschi alfa della steppa) l’ebbrezza del volo, comincia a pensare in grande, come solo una donna relegata nelle retrovie riesce a fare.

Nel tempo che i suoi colleghi impiegavano a scolarsi una bottiglia di vodka cantando Oci Ciornie, Valentina fa domanda per il corso da cosmonauta e si diploma a pieni voti.

Finché, il 16 Giugno 1963, a bordo del “Vostok 6”, viene lanciata nello spazio in solitaria per una missione di tre giorni.

Lo scopo della missione era studiare l’adattamento di un corpo femminile, o più precisamente, dell’apparato riproduttivo femminile nello spazio.

In poche parole, il solito chiodo fisso dei misogini di ogni epoca: scoprire se una donna ragioni con l’utero anche in assenza di gravità.

Sulla sua missione ci furono testimonianze contrastanti: i maschi a terra riferirono di un volo drammatico, con Valentina colpita da uno stato di malessere tale da pensare di anticiparne il rientro.

Si parlò di nausee, svenimenti ed emorragie non meglio diagnosticate se non con la fragilità dell’organismo femminile.

Valentina smentì sempre con forza questa versione, riferendo di orbite perfette, in perfetto assetto e compiute in ottimo stato di salute, tanto da chiedere di prolungare l’esperienza.

E noi crediamo a lei.

Perché dentro siamo tutte tereshkove del nostro spazio e orbitiamo tutte come satelliti disciplinati intorno a quel mistero senza fine difficile che è il vivere da donne.

Come Valentina, abbiamo sempre un bottone da attaccare, un calzino da accoppiare, un figlio da recuperare, un marito da sdivanare, un collega da sfanculare, un ausiliario del traffico da scongiurare, mentre il nostro Io vorrebbe volare alto, nel cielo del libero arbitrio o almeno in quello di un salto in centro con le amiche.

Come Valentina in orbita, ogni nostro giorno sulla terra la nostra resistenza psico-fisica viene testata e messa a dura prova da esperimenti di resistenza estrema.

Cos’altro sono le corse tra il lavoro e la scuola dei figli, la metro al volo, la spesa al super all’ultimo minuto, la fila all’ASL con lo scooter pericolosamente in divieto, i viaggi pendolari eternamente in piedi, i saggi di danza delle creature a chilometri di distanza il giorno che hai la macchina dal carrozziere, il ricevimento della professoressa di matematica il giorno dopo che tuo figlio ha rimediato un 3 in verifica, il marito che non ti caga perché ha la Champions l’unica sera in cui ti senti una dea del sesso e non crolli dal sonno come una neonata dopo il bagnetto, se non un esperimento in assenza di gravità per chi ce lo rifila, ma in presenza di crisi di nervi per noi che lo subiamo.?

E cosa non è il falso rapporto degli scienziati russi sullo stato di salute della Vale, se non il tentativo di capi e colleghi di denigrare il successo di una donna capace e vincente nell’unico subdolo modo con cui si ostacolano carriere e assunzioni femminili, ossia tirando in ballo ovaie, utero e costituzione cagionevole?

Ma quello che più ci attrae e ci accomuna a una delle donne che ha fatto la Storia, sono quei tre giorni passati ad orbitare nell’azzurro siderale, mentre la Terra sospendeva ogni giudizio, tratteneva il fiato e preparava i festeggiamenti.

Tre giorni programmati solo per noi, tre giorni di silenzio perfetto, senza orari, finalmente sedute, senza pressioni e soprattutto senza rompi coglioni intorno.

 

Oggi Valentina Tereshkova compie 80 anni e nel farle gli auguri più fervidi per altri 80, sono certa che il 16-17-18 Giugno 1963 siano una data memento, da rispolver87a751af9844d8edd39c6a304242e32f_(cropped)are ogni volta che subiamo una discriminazione ma anche un piccolo sopruso:

«Sono stata 3 giorni in orbita… Posso affrontare qualsiasi cagacazzi!».

Boleye privestviye moya dorogaya! (Ancora auguri mia cara !)