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“Vedrai è facile” un cazzo.

registratore con cassetta e tecnologia facile

“Vedrai, è facile, ci riuscirebbe anche un bambino”. E certo! I bambini di oggi sono nati già tecnologici, ma io no. Quand’ero piccola io, il massimo della tecnologia erano le musicassette che ascoltavi nel mangiacassette e tutto l’inglese che dovevi sapere erano “play” e “stop”. Sì, c’erano anche “rewind” e forward”, ma bastava seguire le freccette disegnate ed era un gioco da ragazzi. E vogliamo parlare del telefono? A casa mia ce n’era uno di quelli neri, con la rotella, attaccato al muro e dava un livello di privacy da “certo che tutti ascoltiamo quello che dici al telefono, hai solo 15 anni, di che privacy hai bisogno?”. Poi la TV rigorosamente in bianco e nero, “perché è più reale” diceva mia madre e io ancora mi domando se nella realtà vedesse i colori…

Mi piace la tecnologia, non potrei fare a meno di frigorifero o lavatrice perché semplificano la vita. Ma quando te la complica? “Dai, è facile, non devi fare altro che…” e iniziano a pronunciare termini a me per lo più sconosciuti o che il mio cervello si è rifiutato di memorizzare, e io sento un brivido lungo la schiena perché so che dovrò chiedere aiuto. Non che ci sia qualcosa di male a chiedere aiuto a chi ha solo 13 anni, se non fosse per lo sguardo da “cosa devo fare con te?” che mi ricorda tanto lo sguardo di mia madre quando la tredicenne ero io…

Insomma, alla fine le cose si aggiustano, in qualche modo riesco a farcela e la mia nipotina davvero tanto disponibile è fiera di me, glielo leggo negli occhi. È riuscita a farmi fare qualcosa che, lì per lì, avevo ritenuto impossibile riuscire a fare. E questo, chissà perché, mi ricorda che sono vent’anni che provo a spiegare a mio marito come usare la lavatrice, ma lui ancora non ha imparato.

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 ”Vedrai, è facile, ci riuscirebbe anche un bambino”. E certo! I bambini di oggi sono nati in mezzo alla tecnologia, ma io no. Quand’ero piccola io, il massimo della tecnologia erano le musicassette che ascoltavi nel mangiacassette, per cui tutto l’inglese che dovevi sapere erano “play” e “stop”. Sì, c’erano anche “rewind” e forward”, ma bastava seguire le freccette disegnate ed era un gioco da ragazzi. E vogliamo parlare del telefono? A casa mia ce n’era uno di quelli neri, con la rotella, attaccato al muro e dava un livello di privacy da “certo che tutti ascoltiamo quello che dici al telefono, hai solo 15 anni di che privacy hai bisogno?”. Poi la TV rigorosamente in bianco e nero, “perché è più reale” diceva mia madre e io ancora mi domando se nella realtà vedesse i colori…

Mi piace la tecnologia, non potrei fare a meno di frigorifero o lavatrice perché semplificano la vita. Ma quando te la complica? “Dai, è facile, non devi fare altro che…” e iniziano a pronunciare termini a me per lo più sconosciuti o che il mio cervello si è rifiutato di memorizzare, e io sento un brivido lungo la schiena perché so che dovrò chiedere aiuto. Non che ci sia qualcosa di male a chiedere aiuto a chi ha solo 13 anni, se non fosse per lo sguardo da “cosa devo fare con te?” che mi ricorda tanto lo sguardo di mia madre quando la tredicenne ero io…

Insomma, alla fine le cose si aggiustano, in qualche modo riesco a farcela e la mia nipotina davvero tanto disponibile è fiera di me, glielo leggo negli occhi. E’ riuscita a farmi fare qualcosa che lì per lì avevo ritenuto impossibile riuscire a fare. E questo mi ricorda che sono vent’anni che provo a spiegare a mio marito come usare la lavatrice, ma lui ancora non ci riesce.