Come vi sentireste se durante il parto il personale medico vi costringesse a subire un cesareo non necessario o un’ episiotomia non necessaria? O se vi costringessero a partorire nude, davanti ad una platea di soggetti, magari sdraiate con le gambe sulle staffe? O se vi umiliassero verbalmente prima, durante e dopo il parto? Se dopo tutto questo vi levassero vostro figlio dalle braccia senza fornire giustificazioni?

Se pensavate che tutto questo rientrasse nella normalità del parto state sbagliando, perché anche solo una delle condizioni di cui sopra è

VIOLENZA OSTETRICA

In Italia si parla poco di violenza ostetrica quando, al contrario, il fenomeno è più diffuso di quanto si possa pensare.

A dimostrarlo sono i dati raccolti della prima indagine nazionale, commissionata dall’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica, su donne e parto condotta da Doxa.

I dati rilevano che

il 21% delle mamme italiane (circa un milione) con figli da 0 ai 14 anni dichiara di aver subito maltrattamenti fisici o verbali durante il parto.

Alle donne intervistate è stata posta la seguente domanda:

La definizione di violenza ostetrica è la seguente: appropriazione dei processi riproduttivi della donna da parte del personale medico, costringere la donna a subire un cesareo non necessario, costringere la donna a subire una episiotomia non necessaria, costringere la donna a partorire sdraiata con le gambe sulle staffe, esporre la donna nuda di fronte ad una molteplicità di soggetti, separare la madre dal bambino senza una ragione medica, non coinvolgere la donna nei processi decisionali che riguardano il proprio corpo e il proprio parto, umiliare verbalmente la donna prima, durante e dopo il parto. Sulla base di queste informazioni, Lei ritiene di avere vissuto l’esperienza di violenza ostetrica durante l’assistenza al suo parto?”

Alla domanda

  • il 56% ha risposto “assolutamente no”;

  • il 23% “credo di no”;

  • il 21% del totale ritiene di aver subito una qualche forma di violenza ostetrica fisica o verbale alla loro prima esperienza di maternità.

Di questo 21% il 17% delle donne risponde alla domanda con “in parte sì”, ma il 4% fornisce una risposta più netta “sicuramente sì” .

I dati rilevano che per 4 donne su 10 (41%) l’assistenza al parto è stata per certi aspetti lesiva della propria dignità e integrità psicofisica.

In particolare, la principale esperienza negativa vissuta durante la fase del parto è la pratica dell’episiotomia, il c.d taglietto, subita da 1 donna su 2.

Si sottolinea che, in Italia, circa il 61% delle partorienti che ha subito un’episiotomia dichiara di non aver dato il consenso informato per autorizzare l’intervento.

L’episiotomia da tante donne ritenuta una pratica comune, volta ad agevolare la nascita del proprio pargolo, è stata considerata dall’ OMS una pratica dannosa, tranne in rari casi”, poiché espone la donna ad un maggior rischio di menomazione degli organi genitali.

Dai dati, inoltre, emerge una correlazione tra violenza ostetrica e calo delle nascite:

il 6% delle madri in Italia ammette di aver subito un trauma così forte durante l’assistenza in ospedale da decidere di non avere più altri figli, stimando a 20.000 all’anno i bambini non nati.

Ma non è tutto.

Il 27% delle madri lamenta una carenza di sostegno e di informazioni sull’avvio dell’allattamento.

Inoltre, il 12% delle donne afferma che gli è stata negata la possibilità di avere vicino una persona di fiducia durante il travaglio mentre al 13% non è stata concessa un’adeguata terapia per il dolore.

Circa 14.000 donne all’anno afferma di avere vissuto una trascuratezza nell’assistenza con insorgenza di complicazioni ed esposizione a pericolo di vita. L’Istituto Superiore della Sanità stima che in Italia, ogni anno, ci siano oltre 1259 casi di near miss ostetrici documentati , ovverosia i casi in cui: una donna che sarebbe deceduta ma che è sopravvissuta alle complicazioni insorte durante la gravidanza, mentre le morti materne sono sottostimate del 60%.

Il problema c’è. La violenza ostetrica esiste.

Perché tacere?

Perché, ancora, pensare a questa sacralità dei ruoli durante il parto: la donna deve soffrire, il marito/compagno svenire, il personale medico farà esclusivamente il meglio per farle vivere questo momento delicato nei migliori dei modi e solamente quando avrà il suo bambino tra le braccia tutto sarà un lontano ricordo?

No, non va sempre così.

Basta.

Basta pensare che il parto di una donna sia uguale a quello di tutte le altre.

Basta pensare “esagerata, ci siamo passate tutte”.

Basta pensare “se vuoi un figlio lo sai che devi soffrire”.

Basta.

Basta tacere.