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Doveva essere una visita di controllo dal ginecologo: la biopsia.

biopsia

“Dobbiamo fare una biopsia”, disse il ginecologo senza abbassare lo sguardo da i miei occhi terrorizzati.

Biopsia.

Il tempo di ripeterlo a mente che nell’immediato pensai: ho un tumore.

Perché dalla biopsia ad avere un tumore, a non avere capelli, a farti guardare con pena, è un attimo. Per me che sono ignorante.

“Dottore, mi scusi ho un tumore?”

Dimmi di no.

Dimmi di no.

Dimmi di no.

“Non lo so, dobbiamo verificare”, disse alzandosi dalla sedia.

Ho un tumore. Cazzo.

Mi alzai dalla sedia dandomi un tono, facendo la disinvolta senza disinvoltura, stringendogli la mano ormai priva di sensibilità.

Camminavo senza sentire il peso delle mie gambe.

Al termine di tutti i controlli cercavo sempre l’uscita, sebbene quel posto fosse più famigliare di quanto io non volessi credere.

Presi il telefono, volevo chiamare qualcuno, volevo piangere, volevo che qualcuno fosse disposto a reggere la mia disperazione.

“Vedrai che andrà tutto bene…” avrebbero detto certi.

Ed io, spazientita avrei risposto “Come fai a minimizzare così?”

“Là, mi spiace, ma nel caso avessi qualcosa, lo curerai” avrebbero detto altri.

Ed io, spazientita, avrei risposto “Ah, grazie. Per te ho già un tumore?”

“Là, non so che dirti…mi spiace davvero” avrebbero detto i più sinceri

Ed io, spazientita, avrei risposto “Grazie. Sei proprio di conforto”.

Qualsiasi risposta non mi sarebbe mai garbata, così, decisi che avrei minimizzato il tutto, decisi di fare finta di niente. Misi il telefono in tasca e mi avviai verso l’uscita.

Attesi il giorno della biopsia senza dirlo a nessuno.

Misi delle mutande indegne, pantaloni e scarpe facili allo slaccio e allaccio.

“Venga, Signorina, si spogli e si metta sul lettino a gambe aperte”.

Il mio ginecologo, biopsia a parte, era orgoglioso della mia vagina, perché si sa che, i ginecologi quando vedono la cd. ciuffa ovvero un bel pelo rigoglioso, sono contenti ed evitano tutta quella parte sull’importanza del pelo pubico.

Io figuriamoci, l’idea di avere un alien dentro, mi deprimeva così tanto che lo facevo a sfregio alla mia vagina. Perché rendere graziosa un contenitore di ipotetico male?

Ero in catalessi.

Il ginecologo poteva farmi quello che voleva. Poteva ribaltarmi l’utero. Poteva mettere le tonsille al posto delle ovaie. Io avevo solo un dubbio da risolvere: al mio ginecologo piaceva la ciuffa a livello personale/sessuale oppure era solo per un discorso medico?

Immaginavo il mio ginecologo che, nel fare sesso con una donna e questa risultava depilata, sfoderava da dietro il letto la lavagnetta Ikea ed impartiva una lezione sull’importanza del pelo pubico vaginale per poi accompagnarla con gentilezza e cordialità alla porta. No ciuffa no party.

“Pinza”, disse all’improvviso.

Cazzo, stavo facendo la biopsia.

Continua…