italy

Vita da receptionist

The secretary

Strappata violentemente dalle braccia di Morfeo, l’unico uomo che sa sempre cosa voglio a letto, allungo il braccio per spegnere la sveglia del cellulare, e sollevando le mie ancora incredule membra dal letto mi chiedo: “perché?”. Ripromettendomi di verificare che quest’orario non sia vietato dalla Convenzione di Ginevra, mi lavo (notate l’eroismo di questa donna) e attivo il mio superpotere, perfezionato da mesi di levataccie pre alba: il potere del “mi alzo ma continuerò a dormire fino a metà mattina”.
Come i maratoneti notturni, mentre una parte del mio cervello attiva le funzioni base necessarie per muovere il corpo, l’altra riprende il suo stato rem da dove era stato interrotto, e continua a dormire fottendosene di tutto ciò che lo circonda. Lo sguardo vitreo e senza movimento della pupilla mi protegge da qualunque possibile malintenzionato che potrei incrociare per strada e così, gioiosa come uno zombie di “The walking dead”, scendo dalla metro e arrivo in ufficio. Alla delusione di essere davvero in ufficio, si somma la consapevolezza che è lunedì, il che significa che fino alle 12 circa non si parlerà d’altro, che è finito il week end, che è lunedì (se qualcuno nel frattempo se ne fosse dimenticato) e che la vita è una merda. Creature strane gli impiegati, una vita spesa dalla nascita per arrivare fin lì e una volta giunti alla meta, lamentarsene per tutto il tempo.
Meno male che io lavoro per una cooperativa esterna, così tra la paura di perdere il lavoro e le lotte quotidiane per chiedere un giorno di permesso o cinque minuti per una pausa, non ho tempo di annoiarmi: l’adrenalina mi tiene sempre in up e mi fa sembrare più scattante e giovane delle mie coetanee con contratti legali. Per non parlare del peso: da quando lavoro anche 12 ore senza pausa pranzo sono rientrata nei miei jeans preferiti, alla faccia di Paola dell’amministrazione, che con i suoi diritti a poter mangiare e farsi le pause caffè non riesce a perdere i suoi 5 chili di troppo. Come direbbero i nostri sindacalisti, “bisogna guardare il lato positivo”. Per ora l’unico lato davvero positivo che ho trovato è il lato b di Mr. Smith, un giovane americano appena assunto dal reparto di produzione che sprizza entusiasmo da tutti i pori (e chissà come sprizza quando non è al lavoro…). La sua gentilezza, il suo entusiasmo, e il suo lato b ovviamente, mi hanno conquistata: qualunque cosa gli dici ti risponde “It’s fantastic!!!”. Anche quando gli ho dovuto dire che il bagno era inagibile mi ha risposto con un occhiolino sexy, un “fantastic” dei suoi, e un sorriso da far diventare etero la Nannini.
Mr. Smith mi ha illuminato. L’altro giorno mentre gli guardavo il culo, ho avuto un profondo attimo di consapevolezza. Per tutta la vita ho pensato di essere una brava ragazza, una da storia seria, una che una sveltina mai per carità, devo prima conoscerlo bene, mica vado col primo che incontro e robe così. Ecco, lui mi ha fatto capire che semplicemente non ho mai trovato quello giusto, quello a cui sganciarla subito come se non ci fosse un domani. Quindi altro che brava ragazza, io sono la Nicole Minetti dei Mr. Smith. Si perché da uno così mi farei sbattere senza un invito a cena, senza un caffè o un’uscita prescopata. Nessun cosa fai nella vita, sei interessante magari potremmo rivederci eccetera. Chissenefrega, lui mi può materassare senza tanti preamboli con il suo “fantastic” culo americano.
Ho deciso, gli lancerò l’amo, devo fargli capire che ci sto senza sembrare disperata (sgualdrina ma di livello), ma come si fa? Lo fisso intensamente negli occhi? Faccio l’oca, la gatta morta? No Mr. Smith è troppo intelligente per cedere a questi bassi sotterfugi. Ci sono! Gli lascerò un bigliettino: “my chip is on the table”, così capisce che parlo anche l’inglese.

receptionist

receptionist

Strappata violentemente dalle braccia di Morfeo, l’unico uomo che sa sempre cosa voglio a letto, allungo il braccio per spegnere la sveglia del cellulare, e sollevando le mie ancora incredule membra dal letto mi chiedo: “perché?”. Ripromettendomi di verificare che quest’orario non sia vietato dalla Convenzione di Ginevra, mi lavo (notate l’eroismo di questa donna) e attivo il mio superpotere, perfezionato da mesi di levataccie pre alba: il potere del “mi alzo ma continuerò a dormire fino a metà mattina”.
Come i maratoneti notturni, mentre una parte del mio cervello attiva le funzioni base necessarie per muovere il corpo, l’altra riprende il suo stato rem da dove era stato interrotto, e continua a dormire fottendosene di tutto ciò che lo circonda.

Lo sguardo vitreo e senza movimento della pupilla mi protegge da qualunque possibile malintenzionato che potrei incrociare per strada e così, gioiosa come uno zombie di “The walking dead”, scendo dalla metro e arrivo in ufficio.

Alla delusione di essere davvero in ufficio, si somma la consapevolezza che è lunedì, il che significa che fino alle 12 circa non si parlerà d’altro, che è finito il week end, che è lunedì (se qualcuno nel frattempo se ne fosse dimenticato) e che la vita è una merda. Creature strane gli impiegati, una vita spesa dalla nascita per arrivare fin lì e una volta giunti alla meta, lamentarsene per tutto il tempo.
Meno male che io lavoro per una cooperativa esterna, così tra la paura di perdere il lavoro e le lotte quotidiane per chiedere un giorno di permesso o cinque minuti per una pausa, non ho tempo di annoiarmi: l’adrenalina mi tiene sempre in up e mi fa sembrare più scattante e giovane delle mie coetanee con contratti legali. Per non parlare del peso: da quando lavoro anche 12 ore senza pausa pranzo sono rientrata nei miei jeans preferiti, alla faccia di Paola dell’amministrazione, che con i suoi diritti a poter mangiare e farsi le pause caffè non riesce a perdere i suoi 5 chili di troppo.Come direbbero i nostri sindacalisti, “bisogna guardare il lato positivo”.

Per ora l’unico lato davvero positivo che ho trovato è il lato b di Mr. Smith, un giovane americano appena assunto dal reparto di produzione che sprizza entusiasmo da tutti i pori (e chissà come sprizza quando non è al lavoro…). La sua gentilezza, il suo entusiasmo, e il suo lato b ovviamente, mi hanno conquistata: qualunque cosa gli dici ti risponde “It’s fantastic!!!”.

Anche quando gli ho dovuto dire che il bagno era inagibile mi ha risposto con un occhiolino sexy, un “fantastic” dei suoi, e un sorriso da far diventare etero la Nannini.

receptionist
Mr. Smith mi ha illuminato. L’altro giorno mentre gli guardavo il culo, ho avuto un profondo attimo di consapevolezza. Per tutta la vita ho pensato di essere una brava ragazza, una da storia seria, una che una sveltina mai per carità, devo prima conoscerlo bene, mica vado col primo che incontro e robe così.

Ecco, lui mi ha fatto capire che semplicemente non ho mai trovato quello giusto, quello a cui sganciarla subito come se non ci fosse un domani. Quindi altro che brava ragazza, io sono la Nicole Minetti dei Mr. Smith.

Si perché da uno così mi farei sbattere senza un invito a cena, senza un caffè o un’uscita prescopata. Nessun cosa fai nella vita, sei interessante magari potremmo rivederci eccetera. Chissenefrega, lui mi può materassare senza tanti preamboli con il suo “fantastic” culo americano.
Ho deciso, gli lancerò l’amo, devo fargli capire che ci sto senza sembrare disperata (sgualdrina ma di livello), ma come si fa? Lo fisso intensamente negli occhi? Faccio l’oca, la gatta morta? No Mr. Smith è troppo intelligente per cedere a questi bassi sotterfugi.

Ci sono! Gli lascerò un bigliettino: “my chip is on the table”, così capisce che parlo anche l’inglese.