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“¡Hasta la depilaciòn… siempre?”

depilacion

L’altro giorno mi è capitato di vedere una foto della mamma di Leonardo di Caprio, con un piccolo Leo in braccio, sui quattro anni, insieme al papà del bambino. Due fricchettoni pazzeschi. E lei nel tenerlo alto con le braccia mostrava due zerbini di pelo sotto le ascelle che levati. E voglio dire, alla fine il suo bimbo ha comunque vinto un Oscar. Quindi tutto sommato il fricchettonesimo merita. No? Devo trovare una giustificazione per smettere di depilarmi. Ognuno dovrebbe “smettere” qualcosa. C’è chi vuole smettere di fumare, chi di bere, chi di mangiare cibo spazzatura. Per la propria salute, no?

depilacion

Devo trovare una giustificazione per smettere di depilarmi. Ognuno dovrebbe “smettere” qualcosa. C’è chi vuole smettere di fumare, chi di bere, chi di mangiare cibo spazzatura. Per la propria salute, no?
Ecco, io, per la mia salute mentale, vorrei smettere di depilarmi. Dai, è innaturale. Intanto è mortalmente noioso. La depilazione delle gambe è sempre un cantiere in stile Salerno – Reggio Calabria. E, alla fine, ovviamente, c’è sempre qualche pezzo che mi sono dimenticata. Quando me ne accorgo? Solo quando sono al sole, all’aperto, quando è troppo tardi. Ormai ci sono abituata: ci metto intorno delle micro palizzate e li spaccio per aiuole. Aree protette.
E poi vogliamo parlare dei metodi di depilazione? Siamo oneste, sono barbare pratiche di tortura. E quando vieni iniziata a queste pratiche non sei mai veramente pronta. Dovrebbero organizzare un rituale, come quelli che le tribù primitive facevano per i passaggi da infanzia a età adulta. Tutte le femmine della tribù, sedute in cerchio intorno al fuoco, in una notte di luna piena. A depilarsi.
«Tu, giovane Virgulto, sei pronta per la tua nuova vita. Il tuo nuovo nome di battaglia sarà Huakmel, che vuol dire “Cactus Ispido”. E d’ora in avanti, dovrai rispettare i rituali di estirpazione del nemico puntuto dalle tue estremità».
«Ma madre, non sono ancora pronta!».
«Osserva, Cactus Ispido, alla luce del plenilunio le tue gambe sono già ricoperte di uno strato di copertura superflua, di cui ti devi liberare!».
«Ma madre io non voglio!».
«Non rompere le palle, Marta. Dopodomani si parte per il mare e non voglio che ti scambino per il cane! Tieni. Ecco la tua prima arma di battaglia, il cui antico nome sacro è “Sil- ké- pil”».
«E che significa, madre?»
«Significa “dolore che brucia”».
E ci puoi girare intorno, ma alla fine fanno tutte male: prima o durante o dopo. Non c’è una tecnica che si salvi. Analizziamole ora insieme.
Depilazione con rasoio. La più innocua, all’apparenza, e indubbiamente la meno dolorosa. Tranne quando poi, distrattamente, pensi di spruzzarti il deodorante sotto l’ascella. Ma il momento in cui brucia di più è al mare. Avete mai visto quelle donne che arrivano in spiaggia e si fermano sul bagnasciuga, con l’acqua alle caviglie, e ti dicono “Ora mi butto, eh… Che è… fredda”?… Cazzate. Quelle sono le donne che uscendo di casa si sono rese conto delle famose piazzole di peli dimenticate sulle caviglie, e temerariamente procedono alla rasata dell’ultimo secondo, col Bic bilama che tengono sempre a portata di mano vicino alle chiavi, all’ingresso. Appena arrivate al mare l’acqua salata procede nel suo lento lavoro di erosione della pelle irritata dal rasoio, che brucia come farsi uno scrub con i semi di un habanero.
Epilatore elettrico. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un aggeggio dotato di una testina nella quale sono inserite delle micro-pinzette: al suo passaggio sulla pelle la testina solleva il pelo e le pinzette lo estirpano, e tutto questo alla velocità con cui Ken Shiro eseguiva le combo di pugni imparate alla scuola di Hokuto. Che la prima volta che il tuo fidanzato ti vede farlo ti dice «Beh, non farà mica così male…».
«Ah sì? E allora proviamolo su di te!» gli dici tu, con lo sguardo della protagonista di “Misery non deve morire” e la tua arma in mano.
Sì, certo, poi ti abitui e smette di far male. Ma certo resterà una palla atomica star lì a passare su e giù sta macchinetta ronzante… zzzzz… zzzzz… da sotto a sopra, da sotto a sopra.
Vi confesso che ogni tanto, per intrattenermi mentre lo faccio, inizio a ruotare su me stessa per provare l’ebrezza di essere un kebab che viene affettato.
E comunque questa pratica lascia danni anche dopo, quando ti ritrovi le gambe ricoperte da pallini rossi, come se una comunità abusiva di puffi ci abbia spostato il loro villaggio di funghi.
Crema depilatoria. Forse un po’ passata di moda negli anni, ma la crema depilatoria è il metodo indolore per eccellenza (al netto di eventuali allergie). Te la spalmi, aspetti, la levi e ti godi le tue gambe puzzolenti ma lisce. Certo un inconveniente è che devi avere i peli abbastanza lunghi per farla, se no non prende. E che se sei una casinista, come me, alla fine hai tutte le mani impiastricciate, il lavandino impiastricciato, il bagno impiastricciato, il gatto impiastricciato. Che con l’ultima ho dovuto raccontare che aveva avuto una bizzarra alopecia felina da stress, povera bestiola. E poi è poco utile prima di un incontro galante. Nessuna donna, neanche se di lavoro fa l’angelo di Victoria Secrets, può sentirsi sexy dopo essersi spalmata di salsa rosa ed essere rimasta a quattro di bastoni (nel caso di depilazione braccia più ascelle ) per un quarto d’ora da sola in bagno. Che quando devi spostarti per la stanza per prendere le cose ti muovi come le astronavi di Space Invaders.

E poi l’ultima, la più criminale, il “mostro dell’ultimo livello”, per le incapaci che come me hanno problemi anche a togliere un cerotto.

La ceretta. Penso che non ci sia bisogno di parlarne davvero, no? Basta il nome per evocare il trauma. Ci sono campeggi femminili in cui le storie dell’orrore raccontate intorno al falò terminano con la terribile frase “Ceretta inguinale!”, e tutte scappano spaventate a chiudersi in camera. Dai diciamocelo, la ceretta conta nelle pratiche sadomaso. Nella famosa stanza dei giochi di mr Grey sono sicura ci sia un angolo per la ceretta brasiliana. Perché anche l’estetista che sceretta le clienti, sotto sotto, ci gode secondo me. E ti fa anche le domande per distrarti, per poi strappare l’infame striscia a sorpresa. E tu, stoicamente, per non darle soddisfazione, rispondi.

«Allora, che fai di bello quest’estate?».
«Mah guarda, ho le ferie a luglio e vado al maaaAAAAARE… Ho prenotato in bungaaaAAAAALOV… a GaaaaAAAAABIcce…». Mortacci.
E quando decidi di fartela da sola? Dai, facciamo tipo gruppo di autoaiuto e siamo oneste: alzino la mano tutte quelle che ci si mettono d’impegno, piazzano la striscia con cura, si apprestano a sollevare un lembo per lo strappo e… “Non ce la faccio!!! Dai, al tre. Uno… Due… Tre….”. E non strappano. E restano così, nel limbo dell’attesa, fin quando si fa troppo tardi, la togli piano (procurandoti il triplo del dolore), ti restano i residui di cera che provi a togliere con l’acqua (e zero risultato), poi leggi su Internet che un batuffolo di cotone imbevuto d’olio d’oliva scioglie la cera, ma invece ti s’incolla pure il cotone alla cera. E allora sai che c’è? Vaffanculo, ci metto sopra il cellophan e dico che sto coprendo un tatuaggio.

sophia-lorenL’altro giorno, mi è capitato di vedere una foto della mamma di Leonardo di Caprio, con un piccolo Leo in braccio -sui quattro anni- insieme al papà del bambino. Due fricchettoni pazzeschi. E lei nel tenerlo alto con le braccia mostrava due zerbini di pelo sotto le ascelle che lèvati. E, voglio dire, alla fine il suo bimbo ha comunque vinto un Oscar. Quindi tutto sommato il fricchettonesimo merita. No?

Devo trovare una giustificazione per smettere di depilarmi. Ognuno dovrebbe “smettere” qualcosa. C’è chi vuole smettere di fumare, chi di bere, chi di mangiare cibo spazzatura.

Per la propria salute, no?

depilacion

Ecco, io, per la mia salute mentale, vorrei smettere di depilarmi.

Dai, è innaturale.

Intanto è mortalmente noioso. La depilazione delle gambe è sempre un cantiere in stile Salerno – Reggio Calabria. E, alla fine, ovviamente, c’è sempre qualche pezzo di cui mi sono dimenticata. Quando me ne accorgo? Solo quando sono al sole, all’aperto: quando è troppo tardi. Ormai ci sono abituata: ci metto intorno delle micro palizzate e li spaccio per aiuole. Aree protette.
E poi vogliamo parlare dei metodi di depilazione? Siamo oneste, sono barbare pratiche di tortura. E quando vieni iniziata a queste pratiche non sei mai veramente pronta. Dovrebbero organizzare un rituale, come quelli che le tribù primitive facevano per i passaggi da infanzia a età adulta. Tutte le femmine della tribù, sedute in cerchio intorno al fuoco, in una notte di luna piena. A depilarsi.
«Tu, giovane Virgulto, sei pronta per la tua nuova vita. Il tuo nuovo nome di battaglia sarà Huakmel, che vuol dire “Cactus Ispido”. E d’ora in avanti, dovrai rispettare i rituali di estirpazione del nemico puntuto dalle tue estremità».
«Ma madre, non sono ancora pronta!».
«Osserva, Cactus Ispido, alla luce del plenilunio le tue gambe sono già ricoperte di uno strato di copertura superflua, di cui ti devi liberare!».
«Ma madre… io non voglio!».
«Non rompere le palle, Marta. Dopodomani si parte per il mare e non voglio che ti scambino per il cane! Tieni. Ecco la tua prima arma di battaglia, il cui antico nome sacro è “Sil- ké- pil”».
«E che significa, madre?»
«Significa “dolore che brucia”».
E ci puoi girare intorno, ma alla fine fanno tutte male: prima o durante o dopo. Non c’è una tecnica che si salvi. Analizziamole ora insieme.
Depilazione con rasoio. La più innocua, all’apparenza, e indubbiamente la meno dolorosa. Tranne quando poi, distrattamente, pensi di spruzzarti il deodorante sotto l’ascella. Ma il momento in cui brucia di più è al mare. Avete mai visto quelle donne che arrivano in spiaggia e si fermano sul bagnasciuga, con l’acqua alle caviglie, e ti dicono “Ora mi butto, eh… Che è… fredda?”… Cazzate. Quelle sono le donne che uscendo di casa si sono rese conto delle famose piazzole di peli dimenticate sulle caviglie e temerariamente procedono alla rasata dell’ultimo secondo, col Bic bilama che tengono sempre a portata di mano vicino alle chiavi, all’ingresso. Appena arrivate al mare, l’acqua salata procede nel suo lento lavoro di erosione della pelle irritata dal rasoio, che brucia come farsi uno scrub con i semi di un habanero.
Epilatore elettrico. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un aggeggio dotato di una testina nella quale sono inserite delle micro-pinzette: al suo passaggio sulla pelle la testina solleva il pelo e le pinzette lo estirpano, e tutto questo alla velocità con cui Ken Shiro eseguiva le combo di pugni imparate alla scuola di Hokuto. Che la prima volta che il tuo fidanzato ti vede farlo ti dice «Beh, non farà mica così male…».
«Ah sì? E allora proviamolo su di te!» gli dici tu, con lo sguardo della protagonista di “Misery non deve morire” e la tua arma in mano.
Sì, certo, poi ti abitui e smette di far male. Ma certo resterà una palla atomica star lì a passare su e giù sta macchinetta ronzante… zzzzz… zzzzz… da sotto a sopra, da sotto a sopra.
Vi confesso che ogni tanto, per intrattenermi mentre lo faccio, inizio a ruotare su me stessa per provare l’ebrezza di essere un kebab che viene affettato.
E comunque questa pratica lascia danni anche dopo, quando ti ritrovi le gambe ricoperte da pallini rossi, come se una comunità abusiva di puffi ci abbia spostato il loro villaggio di funghi.
Crema depilatoria. Forse un po’ passata di moda negli anni ma la crema depilatoria è il metodo indolore per eccellenza (al netto di eventuali allergie). Te la spalmi, aspetti, la levi e ti godi le tue gambe puzzolenti ma lisce. Certo, un inconveniente è che devi avere i peli abbastanza lunghi per farla, se no non prende. E che se sei una casinista, come me, alla fine hai tutte le mani impiastricciate, il lavandino impiastricciato, il bagno impiastricciato, il gatto impiastricciato. Che con l’ultima ho dovuto raccontare che aveva avuto una bizzarra alopecia felina da stress, povera bestiola. E poi è poco utile prima di un incontro galante. Nessuna donna, neanche se di lavoro fa l’angelo di Victoria Secrets, può sentirsi sexy dopo essersi spalmata di salsa rosa ed essere rimasta a quattro di bastoni (nel caso di depilazione braccia più ascelle ) per un quarto d’ora da sola in bagno. Che quando devi spostarti per la stanza per prendere le cose ti muovi come le astronavi di Space Invaders.

E poi l’ultima, la più criminale, il “mostro dell’ultimo livello”, per le incapaci che come me hanno problemi anche a togliere un cerotto.

La ceretta. Penso che non ci sia bisogno di parlarne davvero, no? Basta il nome per evocare il trauma. Ci sono campeggi femminili in cui le storie dell’orrore raccontate intorno al falò terminano con la terribile frase “Ceretta inguinale!”, e tutte scappano spaventate a chiudersi in camera. Dai, diciamocelo: la ceretta conta come pratica sadomaso. Nella famosa stanza dei giochi di Mr. Grey, sono sicura ci sia un angolo per la ceretta brasiliana. Perché anche l’estetista che sceretta le clienti, sotto sotto, ci gode secondo me. E ti fa anche le domande per distrarti, per poi strappare l’infame striscia a sorpresa. E tu, stoicamente, per non darle soddisfazione, rispondi.

«Allora, che fai di bello quest’estate?».
«Mah guarda, ho le ferie a luglio e vado al maaaAAAAARE… Ho prenotato in bungaaaAAAAALOV… a GaaaaAAAAABIcce…». Mortacci.
E quando decidi di fartela da sola? Dai, facciamo tipo gruppo di autoaiuto e siamo oneste: alzino la mano tutte quelle che ci si mettono d’impegno, piazzano la striscia con cura, si apprestano a sollevare un lembo per lo strappo e… “Non ce la faccio!!! Dai, al tre. Uno… Due… Tre….”. E non strappano. E restano così, nel limbo dell’attesa, fin quando si fa troppo tardi, la togli piano (procurandoti il triplo del dolore), ti restano i residui di cera che provi a togliere con l’acqua (e zero risultato) poi leggi su Internet che un batuffolo di cotone imbevuto d’olio d’oliva scioglie la cera, ma invece ti s’incolla pure il cotone alla cera. E allora sai che c’è? Vaffanculo, ci metto sopra il cellophan e dico che sto coprendo un tatuaggio.

sophia-loren